L'Estranea - The Spiral, film del regista italiano Paolo Strippoli, si afferma come uno dei film più apprezzati dell'83esima edizione del Festival di Venezia. Un thriller/horror intrigante e curato nei minimi dettagli, dall'inizio alla fine.
Il titolo, o meglio, i titoli
La prima cosa che si nota di questa pellicola è che, mentre in italiano il titolo è appunto L'Estranea, in inglese è stato tradotto in "The Spiral", ovvero "La spirale". Una scelta peculiare e, all'inizio, non comprensibile. Solo dopo entrambi i titoli iniziano ad avere un senso: L'Estranea è un titolo palese, lo vediamo essere il personaggio interpretato dalla Bruni-Tedeschi, una donna affascinante e misteriosa, che non capiamo mai esattamente chi o cosa sia.
Poi c'è il titolo in inglese, "The Spiral" e, proseguendo nella visione del film, la spirale è nelle azioni della protagonista Anna, che continuano come una sorta di loop, di girotondo. Spirale nella caramella che Anna mangia, nella tromba delle scale ed infine in una citazione esplicita a Uzumaki (spirale, appunto) del mangaka horror Junji Ito, che si vede con la spirale nel cielo in tempesta.

L'Estranea è anche una tragedia
Il film fin dall'inizio si presenta con una certa cupezza: un temporale fortissimo, che non vuole smettere, fa da cornice a questo film, sottolineandone i toni cupi. Toni che invece vengono smorzati dalla luce all'inizio del racconto di Anna alla figlia Alice (Romana Maggiore Vergano), la vera storia della loro famiglia, il motivo per il quale tutte le tragedie accadute negli anni sono cominciate. Un film diviso in atti, quattro: Il figlio, La figlia, Il padre, La madre e l'epilogo... una vera e propria tragedia.
Un lato tecnico quasi perfetto ed un cast di eccezione
Strippoli, grazie a una suggestiva messa in scena e a una sapiente scenografia, dirige un film colmo di ansia e di paura per i personaggi. Da un primo atto luminoso e opulento, ci troviamo a fine anni '90, quando la famiglia è al picco del proprio successo, in una Bari borghese e superficiale, all'ultimo atto completamente plumbeo e disperato. Scene perfette, girate con campo e controcampo per simulare il loop, la spirale appunto, nella quale si è ritrovata la protagonista.

Anna, interpretata da una fantastica Jasmine Trinca, ripercorre tutte le tragedie toccate alla sua famiglia, dal momento in cui il cane ha morso la gamba della figlia. Quel giorno in ospedale, lei racconta, ha incontrato un'estranea (Valeria Bruni-Tedeschi), una strana entità, forse la morte stessa, che le ha proposto uno scambio per salvare la gamba della bambina: un piccolo sacrificio di suo figlio.
Da qui comincia una spirale di sfortuna, che porta Anna, sempre in ospedale, a incontrare l'estranea e a stringere altri patti, fino a quando non arriviamo alla risoluzione del film. Un cast di eccezione, un padre ossessionato dal denaro e dalla bellezza del figlio, interpretato da un ottimo Adriano Giannini, come ottime sono le interpretazioni di tutti i giovani attori che interpretano i figli nel passare degli anni.
Citazioni degne di nota
Oltre alla fantastica citazione a Uzumaki, rivediamo molto anche di Dario Argento in questo film, con colori forti, accesissimi come in Profondo Rosso. Alcune scene sono girate con una musica talmente particolare da ricordare i film di The Conjuring e, perché no, a volte i corridoi dell'ospedale sembrano una citazione all'Overlook Hotel di Shining.
Mentre nella sua precedente pellicola, La Valle dei Sorrisi, Strippoli faceva ancora fatica a mantenere costantemente alta l'attenzione dello spettatore, con L'Estranea due ore passano in un battito di ciglia. Il finale potrebbe per alcuni essere una piccola pecca, per altri andare benissimo così, ma comunque la pensiate, resta un film veramente ottimo.


