Di film horror brillanti nelle ultime annate cinematografiche ne sono usciti diversi, ma nessuno è sorprendente quanto Obsession, scritto e diretto da Curry Barker e arrivato nelle sale italiane il 14 maggio 2026.
Obsession è la seconda opera del regista e attore nato su YouTube e racchiude in sé tutti gli elementi necessari per trasformare quella che apparentemente sembra una trama semplicissima in un’esperienza cinematografica totalizzante, con un risvolto psicologico disturbante e un messaggio profondo.
Nel cast di Obsession troviamo Michael Johnston nel ruolo del protagonista Bear, affiancato da Inde Navarrette, Cooper Tomlinson, Megan Lawless e Andy Richter.
La trama di Obsession: l’innesco del desiderio e la spirale dell’incubo
La trama del film di Curry Barker brilla per una genialità quasi minimalista. Il protagonista è Bear (Michael Johnston), un ragazzo profondamente insicuro, paralizzato dall’incapacità cronica di prendere decisioni e innamorato da anni della sua migliore amica Nikki (Inde Navarrette).
Non trovando mai il coraggio di rivelarle i suoi sentimenti, in un momento di sconforto Bear decide di compiere un gesto apparentemente innocuo: spezzare un Bastoncino del Desiderio, un oggetto che aveva inizialmente comprato come regalo per Nikki e che promette alla persona che lo spezza di esaudire un solo desiderio espresso.

Bear decide quindi di desiderare che Nikki lo ami più di ogni altra persona al mondo, e la cosa sembra sorprendentemente funzionare. Ma, come insegna la migliore tradizione del cinema di genere, e la vita stessa, ogni azione genera una conseguenza e i desideri, una volta esauditi, possono trasformarsi nelle peggiori condanne.
L’amore di Nikki, generato artificialmente da un desiderio, è quindi un amore costretto, obbligato, che si corrompe rapidamente trasformandosi in un’ossessione: un attaccamento morboso dai tratti inquietanti che trascina i protagonisti e lo spettatore in uno stato d’ansia crescente e palpabile, come mancava da tempo sul grande schermo.
Una regia attenta e studiata, in equilibrio tra tensione e grottesco
A valorizzare al massimo questo incubo a occhi aperti è la mano di Curry Barker, capace di orchestrare un horror estremamente coinvolgente.
La tensione viene costruita millimetro dopo millimetro attraverso una regia geometrica e claustrofobica, intervallata da lampi di ironia grottesca che non smorzano il terrore, ma al contrario ne amplificano la natura disturbante, offrendo un perfetto contrappunto emotivo.

Il vero valore aggiunto dell’opera risiede tuttavia nelle interpretazioni del cast, tra cui spicca una straordinaria Inde Navarrette nel ruolo di Nikki.
La sua performance è magnetica: riesce a muoversi con disinvoltura su un crinale sottilissimo, risultando allo stesso tempo affascinante ed estremamente inquietante, incarnando l’essenza stessa della minaccia psicologica.
L’inezia del male: l’ossessione può distruggerti, ma l’inettitudine ancora di più
L’aspetto più stratificato e riuscito di Obsession va ben oltre le dinamiche dell’ossessione e delle relazioni tossiche, scavando nell’abisso dell’apatia umana.
Il film diventa una metafora spietata delle conseguenze del non prendere decisioni. Bear si rivela un inetto nel senso più letterario del termine: un personaggio incapace di gestire qualsiasi situazione, anche la più elementare.

La sua peculiarità sta nel non intervenire mai, rimanendo un testimone passivo degli eventi persino quando l’effetto distruttivo delle sue azioni, o, per l’appunto, delle sue non-azioni, diventa tragicamente evidente. È il villain di se stesso, ma anche una minaccia per gli altri, essendo in questo modo profondamente egoista.
Ed è proprio il finale di questa pellicola, scritto alla perfezione, a sbatterci in faccia al cento per cento la sua natura pavida, lasciando allo spettatore un senso di vertigine e una profonda, amara riflessione sulla responsabilità individuale.

