Sam Raimi è probabilmente uno di quei registi che ha saputo differenziarsi dai suoi colleghi per la sua capacità di raccontare le storie attraverso la macchina da presa, un autore che deve la sua fortuna a un genere che ha fortemente abbracciato fin dai suoi esordi – l’orrore appunto – riuscendo a brillare anche nel mondo dei cinecomic, portando il suo stile fumettistico all’interno di una trilogia ancora amata dai fan, tanto da essere considerata tutt’ora la migliore mai realizzata. Jumpscare, umorismo nero, scene sanguinose e grottesche nonché un montaggio aggressivo sono gli elementi essenziali del suo cinema, uno schermo dominato dalla voglia di fondere l’ironia alla forma più acuta di terrore.
In occasione dell’uscita nelle sale di Send Help rispolveriamo i 3 migliori film del cineasta statunitense.
La casa (1981)
Torniamo indietro negli anni, per la precisazione a uno dei primi film girati da Raimi: La casa vede cinque studenti universitari in vacanza in una baita isolata nel bosco nella quale è custodita una cassetta audio – insieme al Necronomicon Ex-Mortis - che, se riprodotta, porta alla luce presenze demoniache e spiriti. Un’opera che è riuscita a guadagnarsi la reputazione di uno dei classici di culto più significativi, ricevendo l’entusiasmo anche da parte dello scrittore Stephen King.
La casa fondamentalmente è caratterizzata da un budget risicato sebbene la sua vena folle risieda proprio nelle tecniche manuali sperimentate dal regista, come le riprese veloci e le disturbanti scene di sangue. Un lungometraggio che fa ancora più effetto se si considera che Raimi è stato fortemente influenzato dal cinema horror italiano, in particolare dal maestro Mario Bava e dal suo I tre volti della paura, grazie alle atmosfere gotiche e alla suspense ricreata. Un titolo che aprirà le porte a vari sequel e a una collaborazione proficua con Bruce Campbell, protagonista della storia.

Spider-Man (2002)
Da un grande potere derivano grandi responsabilità” citava lo zio Ben al nipote, il giovane Peter Parker. Ci troviamo di fronte a uno dei migliori cinecomics mai realizzati sul grande schermo, una pellicola che per la prima volta ci mostra il supereroe come una persona fragile, umana: il protagonista interpretato da Tobey Maguire è un ragazzo goffo, impacciato, che vive nel senso di colpa a causa della morte dell’amato zio, episodio che lo porterà a crearli un conflitto emotivo tanto da autosabotarsi in continuazione, in particolare con l’amata Mary Jane.
Lo Spider-Man di Raimi pone al centro il significato (e le conseguenze) nell’aver acquistato potere ma ci introduce anche a un meraviglioso (quanto memorabile) villain dato dal Goblin di Willem Dafoe. È una pellicola diventata un’icona e un cult dei primi anni Duemila grazie alle sue numerose scene diventate ben presto memorabili – indimenticabile il bacio sottosopra – e alle sue spettacolari inquadrature. Un cinecomic denso di significato: dalla vulnerabilità di un eroe non può che nascere il coraggio e la forza di riscattarsi.

Drag Me To Hell (2009)
Con questo film Raimi torna al genere dell’horror, una forma più oscura e briosa rispetto alla prima opera citata. Drag Me To Hell vede una giovane impiegata all’ufficio prestiti rifiutare una proroga a un’anziana signora, un “dispetto” dovuto al fatto di voler compiacere il suo capo per ottenere la tanto agognata promozione. Per sua sfortuna la signora si rivelerà una zingara che le scaglierà contro una maledizione.
È una pellicola che pone al centro il capitalismo e come questo possa causare gravi conseguenze in merito alle decisioni messe in atto dalla protagonista: essa non è malvagia ma è proprio il suo comportamento a portarla tra le fiamme dell’inferno. Raimi fornisce uno degli epiloghi più crudeli, a maggior ragione se si considera che il suo Drag Me To Hell riflette proprio le tematiche della colpa e della punizione divina.

