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Stranger Things 4, Recensione (Parte 1) – Il meglio deve ancora venire?

La quarta stagione di Stranger Things è assolutamente da vedere? Questa è la domanda che attanaglia i cuori di molti, e noi proveremo a dare una risposta

Stranger Things 4, Recensione (Parte 1) – Il Meglio Deve Ancora Venire?
Stranger Things 4, Recensione (Parte 1) – Il meglio deve ancora venire?

La prima stagione di Stranger Things ha appassionato tutti, grandi e piccini, rendendo immediatamente uno dei primi cult di Netflix. Si gridava al capolavoro, tra citazioni anni ’80 che hanno risvegliato l’amore per quel periodo anche in chi non lo ha mai vissuto, personaggi che non hanno faticato a farsi benvolere dalle folle, una trama fantasy, a tratti horror, mai banale e un’estetica che è diventata subito iconica.

Anche se, è da ammettere, dopo i primi sfavillanti episodi, le ultime due stagioni hanno avuto dei cali, sia per quanto riguarda la storia, sia per quanto concerne l’entusiasmo da parte del pubblico. Tuttavia, potrebbe essere proprio questa quarta staggione a ribaltare la situazione? Sicuramente la decisione di dividerla in due parti, di cui la seconda in uscita quest’estate, ne ha senza dubbio aumentato l’hype nel pubblico, ma sarà stato sufficiente?

La stagione di cui avevamo bisogno

Questi sette episodi si aprono con più domande che risposte, nonostante dovremmo avere già molta familairità con i protagonisti e l’ambientazione. Una nuova serie di omicidi fa capolino a Hawkins nel modo più crudo mai messo in scena finora. La narrazione si divide di nuovo (forse eccessivamente) tra i vari gruppi operativi composti dai personaggi ormai noti al pubblico, tanto che si fa quasi fatica a seguire tutti gli intrecci, almeno in prima battuta. Lo spettatore è sballottato da una parte all’altra senza riuscire a mettere ben a fuoco tutte le diverse situazioni.

Ma, man mano che gli episodi si susseguono e la trama entra nel vivo, ogni team di personaggi e le rispettive linee narrative che portano avanti si fanno più nitide. Fin da subito però una cosa è chiara: questa stagione di Stranger Things è diversa da tutte le altre.

I ragazzi che abbiamo imparato a conoscere sono cresciuti, e con loro sono cresciute anche lo loro capacità, messe a dura prova dalle sfide che devono fronteggiare. Anche il tono della serie, che acquista sempre con più prepotenza tinte al limite dell’horror, risulta più maturo e meno patinato come nelle stagioni precedenti. Il Sottosopra torna a minacciare Hawkins e le persone che la abitano in modo inedito, non solamente tramite strane creature assetate di sangue umano, ma con un vero nemico che, episodio dopo episodio, si delinea più nitidamente.

Con lo scorrere delle ore, la minaccia della quale inizialmente non si ha alcuna informazione, viene dipinta con sempre maggiore chiarezza, mettendo insieme i pezzi e gli indizi sparsi in ogni puntata, valorizzando le scene investigative come motore della narrazione, e non mero riempitivo o un meccanico avanzamento verso il prossimo plot wist. La sua presenza si fa sempre più solida, concreta e reale, aumentando l’ansia dei protagonisti espingendoli verso la risoluzione del caso. Infatti Nancy, Steve, Dustin, Lucas, Max e Robin portano avanti le indagini sui casi di omicidio come se fosse un giallo da risolvere. Ed è anche grazie a loro e alle informazioni che ostinatamente raccolgono che il nemico acquisisce tridimensionalità, riuscendo quindi ad arrivare a essere un villain più che credibile e per nulla scontato.

Stranger Things

Le origini di Eleven: fin dove si spingeranno?

La piccola Undici è un mistero sin da quando ha fatto la sua prima apparizione sullo schermo nel 2016. Non è mai stata svelata la natura dei suoi poteri. Il suo passato non è del tutto chiaro, anche perché non è tale neanche per la stessa protagonista.

All’inizio di questa stagione sembra più sola che mai, senza i poteri, senza Hopper e con Mike lontano, dopo che insieme ai Byers si è trasferita in California. La scuola è un incubo, anche se lei cerca in tutti i modi di mentire al suo fidanzato e a sé stessa, fingendo che sia tutto ok. Tuttavia la realtà non tarda a palesarsi, isolandola ancora di più.

Ma è proprio in questa quarta stagione che Eleven torna ad avere un ruolo chiave, anche se bisogna attendere qualche ora per entrare nel vivo della narrazione a lei dedicata. Ritrova vecchie e nuove amicizie , e scavando nel suo passato, ricorda episodi che tentava di tenere nascosti. Non tutto però si risolve, e anche una volta finito il settimo episodio (ultimo tra quelli rilasciati ora) i dubbi sulla giovane rimangono tanti, che verosimilmente veranno chiarificati dagli ultimi due episodi in uscita.

Stranger Things 4

Grazie a Stranger Things sono tutti pazzi per D&D (di nuovo)

Come nella prima stagione, in questi episodi il famoso gioco da tavolo Dungeons & Dragons è nuovamente integrato nella narrazione, più di quanto non avvenga nelle puntate precedenti. Questa volta però il gioco per nerd viene accompagnato da una polemica familiare a tutti i nerd, tramite la quale si accusa i ragazzi che amano questo mondo di essere dei satanisti inclini alla violenza.

Infatti, il club scolastico di D&D viene preso di mira, etichettato come setta, e incolpato di essere la causa degli strani omicidi che si stanno verificando a Hawkins. Tuttavia, come già avvenuto, Dustin e i suoi compagni, proprio grazie alle similitudini tra Dungeons & Dragons e gli avvenimenti che stanno imperversando per la loro città, riescono a capirne le dinamiche e a elaborare un piano d’attacco.

Non c’è spazio per le love story

È da sottolineare poi come in questa particolare stagione le relazioni tra personaggi sembrano non avere troppo spazio, in favore non solo dell’avanzamento delle innumerevoli situazioni portate avanti in questi episodi, ma anche di uno sviluppo maggiore di alcuni protagonisti. Nonostante la serie sia alla sia quarta stagione, ad essere approfonditi non sono soltanto i nuovi arrivati, ma anche le vecchie glorie: Hopper viene esplorato più a fondo, scavando non solo nei suoi ricordi ma anche nelle sue sensazioni e nella sua percezione di sé, mostrando un aspetto inedito del personaggio.

Anche Steve e Nancy si prendono il loro spazio, aggiungendo alla caratterizzazione alcuni tasselli non così scontanti, soprattutto tramite l’approccio con Eddie e Robin, venendo descritti dai loro occhi. All’inizio della stagione, poi, troviamo un Lucas diverso, stufo di essere preso di mira dai soliti bulli della scuola, che provando a fare il salto passando dalla loro parte, rivelando un aspetto finora sopito del proprio carattere. Max invece deve fare i conti con quanto successo nella stagione immediatamente precedente, fronteggiando apertamente la perdita di Billy, il suo fratellastro, al quale neanche lei sapeva di essere tanto legata.

Le nuove leve sono poi una scoperta, in quanto persino loro riescono a ritagliarsi un giusto approfondimento, non risultando quindi eccessivamente bidimensionali accanto a chi invece conosciamo da anni. In realtà, uno dei punti di forza di Stranger Things è proprio la la caratterizzazione deu personaggi che funzionano sia nella loro unicità, che come componente di situazioni corali, trovando il giusto equilibrio tra sfera personale e gioco di squadra. Il bilanciamento in tal senso risulta riuscito, nonostante si abbia la sensazione che qualcosa debba da un momento all’altro esplodere.

Quindi è probabile che nelle prossime due puntate, in uscita a luglio, le questioni di cuore potrebbero avere non pochi sviluppi. Infatti più di una relazione è in bilico, ma nessuna di loro è stata toccata per il momento. Rotture, nuovi amori e vecchie fiamme sono all’orizzonte e siamo in attesa di scoprire come si svilupperanno.

Stranger Things

Episodi troppo lunghi o solo troppe cose da raccontare?

Tra le questioni che più ha fatto discutere in merito all’uscita di questi primi sette episodi è sicuramente inerente alla lunghezza degli episodi. Non sono rari all’interno della stagione puntate che sforano l’ora e mezza di minutaggio, inedite anche per serie del genere.

Ma con l’ammontare di carne al fuoco che hanno voluto inserire in così poco spazio, difficilmente si sarebbe potuto fare diversamente. I momenti morti si contano sulle dita di una mano, mentre il susseguirsi di eventi prosegue spedito, senza lasciare allo spettatore il tempo per farsi troppe domande. Il ritmo è dunque forsennato, proprio per la mole di informazioni che sono riusciti a stipare in uno spazio relativamente breve.

Le linee narrative portate avanti arrivano tutte a un punto di svolta entro la settima puntata, nonostante, come prevedibile, alcune siano più importanti e accattivanti di altre. A Mike, Jonathan e Will è forse forse affidato l’intreccio più debole, ma non per questo viene lasciato indietro, e cerca di sembrare accattivante con il coinvolgimento di alcune conoscenze del gruppo. Anche Hopper e Joyce hanno forse meno mordente rispetto alla trama ambientata a Hawkins, ma si difendono bene, puntando sul legame che li unisce e sull’affetto sincero che nutrono l’uno per l’altra. Ai ragazzi rimasti in città, invece, l’ònere e l’onòre di ritrovarsi nell’occhio del ciclone, di nuovo a metà tra il Sottosopra e il nostro mondo, alla disperata ricerca di una nuova porta per passare da una dimensione all’altra, forse però senza avere ben in mente i rischi che possono correre.

La stagione meno patinata tra tutte

Aprendo una piccola parentesi sul lato tecnico, fotografia, regia e musica vivono di rendita delle stagioni precedenti, dalle quali prendono il mood senza inserire guizzi degni di nota. La CGI non stona rispetto alle stagioni che l’hanno preceduta, senza però presentare momenti particolarmente topici, rimanendo quindi nella norma. L’unica novità, che però potrebbe enfatizzarsi negli ultimi due episodi, è l’incupirsi dei toni. Tutto appare più serio e oscuro, il rosso e il blu si scuriscono con l’avanzare delle ore. Una scelta stilistica coerente con l’atmosfera che si respira, e che contribuisce a scandire la narrazione.

Questo è anche il frutto della scelta di voler scivolare sempre più verso l’horror. Il sangue gioca un ruolo fondamentale all’interno della fotografia, accomunando il nostro mondo con il Sottosopra proprio grazie alla massiccia presenza di colore rosso. Infatti, in questa quarta stagione di Stranger Things, la sua presenza è massiccia, e il cromatismo viene spesso sfruttato per le transizioni nel Sottosopra, quasi a volerne assottigliare il confine e acuire la sensazione di pericolo.

Stranger Things 4, Recensione (Parte 1) – Il meglio deve ancora venire?
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Conclusione

Stranger Things 4 potrebbe quindi essere una rielaborazione più adulta della prima stagione della serie. Infatti l'intreccio sembra finalmente essere tornato ai vecchi fasti, se non quasi superando la narrazione dei primi episodi, mentre le dinamiche e la quantità di storie portate avanti con maestria, fanno pensare a una versione migliorata di tutto ciò che abbiamo visto finora. Speriamo non rovinino tutto con gli ultimi due episodi, perché per ora promette bene.

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