Avete presente la celebre frase "O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo", pronunciata da Harvey Dent ne Il cavaliere oscuro? Bene, ora applicatela alla metà (o forse di più?) dei prodotti televisivi che amate e capirete quanto potrebbe far male.
È questo il caso di The Boys, la serie di Amazon Prime Video che ha deciso di boicottarsi con le proprie mani proprio sul più bello. A essere onesti, già dalla quarta stagione si percepiva un odore non proprio gradevole, ma era troppo lontano per preoccuparsi davvero e troppo presto per ribaltare tre stagioni eccezionali.
A una puntata dalla conclusione della quinta e ultima stagione, però, il quadro cambia e quella speranza incrollabile, tanto cara a Hughie nel corso di questa stagione, viene meno.
Scriverlo fa male innanzitutto a noi, e la sensazione che ci pervade è più o meno la stessa di quando punti tutto su una relazione pensando: "Con lui/lei andrà diversamente", salvo poi capire che anche questa volta finirà come le altre.
Certo, potremmo aspettare di vedere l’ultimo episodio prima di giudicare, ma sui finali esistono due scuole di pensiero: la prima sostiene che il finale sia fondamentale per la comprensione generale del prodotto; l’altra, invece, che non possa condizionare un’idea formatasi nel corso del tempo (in questo caso, ben sette episodi). E allora, nel dubbio, abbiamo deciso di parlare ora, di esprimere adesso la nostra delusione, perché sarebbe troppo facile, dopo aver visto l’ultima puntata, cadere nella trappola dell’emozione o del colpo di scena.

Venendo al dunque, e riassumendo per non tirarla troppo per le lunghe, ciò che ci ha deluso di questa quinta stagione di The Boys è il personaggio di Patriota, che rimane congelato, ancora una volta, in questo limbo tra follia e pietà (no, il voler essere Dio non è un’evoluzione del personaggio, ma soltanto uno dei suoi abituali deliri di onnipotenza); la storyline di Soldatino, creata ad hoc per imboccarci un passato che non conosciamo ma che, guarda caso, conosceremo nel prequel; così come tutto ciò che è accaduto nell’altro spin-off, Gen V, viene cestinato, non solo nelle azioni, ma anche nei personaggi e in tutto ciò che ci era stato tanto decantato su di loro.
Ah, non dimentichiamoci della fine che fa il fantomatico virus ammazza-super, costruito nel corso di ben due stagioni più uno spin-off e sostituito, proprio sul più bello, con un piano B improvvisato in cinque minuti.
È un enorme dispiacere vedere una serie come The Boys, una delle migliori degli ultimi anni, disintegrarsi così. Eric Kripke, showrunner della serie, ha dichiarato che il noto post di Trump in cui si paragona a Dio ha rovinato un po’ la sorpresa legata all’evoluzione di Patriota e che ormai è difficile superare questo mondo con della satira.
Siamo d’accordo: questo mondo è la caricatura di sé stesso. Ma non è che, forse, così si stia deresponsabilizzando la serie dalle proprie carenze di scrittura? Probabilmente il pubblico continuerà a divertirsi con un prodotto ben fatto e l’ultimo episodio ribalterà i giudizi di tutti, e noi ce lo auguriamo, ma ormai è sotto gli occhi di tutti che The Boys abbia perso i suoi superpoteri.
