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The Crown 5, Recensione – Annus Horribilis

La nostra recensione di The Crown 5, penultima stagione della serie dedicata alla famiglia reale d’Inghilterra, uscita il 9 Novembre su Netflix.

The crown 5, recensione – annus horribilis
The Crown 5, Recensione – Annus Horribilis
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Uscita il 9 Novembre, The Crown 5 è la quinta stagione della serie più rappresentativa della vita della Regina Elisabetta II. È una serie documentaristica, si basa quindi su fatti storici realmente accaduti, romanzando dialoghi e intrecci familiari, mantenendo comunque una linea parallela alla realtà.

Creata e scritta principalmente da Peter Morgan, prodotta da Left Bank Pictures e Sony Pictures Television per Netflix, The Crown ha avuto con la prima stagione un enorme successo di pubblico, che si è prolungato anche per le stagioni successive.

The crown 5
The crown 5

Dove eravamo rimasti?

Sono passati esattamente due anni dall’uscita della quarta stagione, il 15 Novembre 2020, periodo di tempo che ci ha forse permesso di annebbiare alcuni degli eventi storici che abbiamo visto svilupparsi nel corso delle 10 puntate, mostrandoci il periodo storico che scorre tra gli anni 70′ e l’inizio dei 90′.

Abbiamo lasciato la famiglia reale alle prese con una Margaret Thatcher, deliziosamente interpretata da Gillian Leigh Anderson, prima donna a diventare Primo Ministro nella storia del Regno Unito, quella che poi verrà più comunemente conosciuta come Iron Lady, che affronta durante il suo mandato problemi politici sia con alcuni stati del Commonwealth che con le ribellioni nell’Irlanda del Nord.

Mentre tutto questo sconvolge dal punto di vista politico e storico, d’altra parte assistiamo, dopo una grande attesa, all’incontro tra il principe Carlo e Diana, forse la coppia più celebre della famiglia reale, il loro matrimonio e tutte le travagliate situazioni che vengono a crearsi nella relazione. La depressione di lei, la nascita dei figli e la grandezza che la sua immagine conquista a livello globale con il passare del tempo.

Oltre a questi filoni maggiori, possiamo vedere le (in)solite vite dei sovrani nella loro quotidianità, percependo chiaramente un tono non elogiativo nei loro confronti, tra la freddezza della Regina, interpretata per la terza e quarta stagione dalla talentuosa Olivia Colman, e la completa mancanza di coscienza nei confronti del cambiamento dei tempi e del mondo reale, al di fuori di Buckingham Palace.

Il cast “azzardato” di The Crown 5

The Crown 5 si apre con molte novità. Prima di tutto il nuovo cast, che come ogni due stagioni, viene completamente rinnovato, dando, teoricamente, un sentore più realistico del passare del tempo, per non ricorrere a trucchi di make up che spesso risultano in volti kitsch, assolutamente non credibili, un po’ come successo per The Irishman.

Troviamo di nuovo sullo schermo grandi interpreti come Imelda Staunton nei panni della Regina Elisabetta II, Jonathan Pryce in quelli del Principe Filippo di Edinburgo e Jonny Lee Miller nelle veci del Primo Ministro, accanto ad altri nomi meno conosciuti. Nonostante l’eccellente interpretazione di tutti gli attori coinvolti nel cast, in questa stagione si nota una grande differenza nella cura della scelta.

Prima di tutto la principessa Diana, interpretata da Elizabeth Debicki, risulta molto più alta rispetto a quella precedente, fatto che spicca molto durante alcune delle scene, soprattutto quando è al fianco di Carlo, fatto che non rispecchia la realtà. Risulta molto meno magnetica e carismatica, caratteristica principale della personalità della vera Lady D. Un volto spigoloso con un’interpretazione a volte un po’ stereotipata, che non rende l’idea che invece ci è stata data di lei nella stagione precedente.

Un’altra scelta discutibile per quando riguarda il casting di The Crown 5, è quella che riguarda Dominic West per il ruolo del Principe Carlo, attore dalla presenza fisica dominante, con spalle larghe e muscolose, che già visivamente suggerisce un carattere deciso e sicuro, che si distanzia radicalmente dall’immagine che ci era stata data nella stagione precedente da Josh O’Connor.

Considerando che The Crown 5 approfondisce parecchio ragioni e conseguenze dell’enorme divario creatosi nel matrimonio tra Carlo e Diana, forse sarebbe stato più opportuno un cambiamento meno radicale, non solo nella personalità dei personaggi, che improvvisamente ci sembrano persone estranee, ma anche nella loro fisicità.

The crown 5
The crown 5

Una storia dispersiva

La sensazione che rimane alla fine di The Crown 5 è confusione, sfiora il pensiero che forse sia stata realizzata per diluire gli avvenimenti e rallentare il corso degli eventi, in modo da poterne fare una sesta. Una sceneggiatura dispersiva e poco accattivante, che poco ci invoglia a scoprire cosa accadrà nella prossima puntata.

Non riusciamo a delineare una linea temporale definita, sono presenti molti flashback che, con il cambio di attori, creano dubbi e incostanza. Si ha la percezione che alcune puntate siano fatte per riempire dei buchi, dando molto spazio a personaggi irrilevanti o, quanto meno, marginali, che ci portano a prestare meno attenzione allo scorrere delle scene.

La maggiore pecca, comunque, è dovuta al fatto che The Crown 5 sembra aver preso troppo le distanze dagli avvenimenti storici, fattore senza dubbio fondamentale per il suo successo, per dare più respiro ai drammi familiari e ai sentimenti dei personaggi, tanto che sembra di essere improvvisamente catapultati in Downton Abbey. Ogni filone narrativo è frammentato, nulla si apre e nulla si risolve, non viene enfatizzato alcun momento o alcuna crisi, e questo porta a perdere l’attenzione dello spettatore.

Le puntate svelano personaggi meno introspettivi, quasi per nulla coinvolgenti, come se gli autori abbiano voluto rimanere sulla superficie senza curarsi del cerchio narrativo di ognuno di loro. I dialoghi dispersivi e, talvolta, ripetitivi, mostrano una principessa Diana zelante, un Carlo forte e progressista, un Filippo insegnante di vita e una regina che sta nel mezzo senza spicchi di personalità.

Qualcosa di progressista c’è!

Elemento assolutamente positivo di The Crown 5 è la fotografia, che rimane sempre impeccabile, creando atmosfere quasi oniriche, che sfiorano il misterioso, stantie e poco dinamiche, perfette a darci l’idea di solitudine che avvolge il sistema della famiglia reale, e che riflette il mood della maggior parte dei personaggi.

Alcuni aspetti della regia stupiscono positivamente. A differenza delle stagioni precedenti, in questa vediamo più libertà di espressione e sperimentazione per quanto riguarda le riprese, forse anche per rispecchiare il filone narrativo del progresso che avanza imperterrito abbattendo il classico. Ci vengono anche mostrate immagini più forti, a tratti crude, grazie tanto alla regia quanto ai giochi di luce.

Aumentano le ricostruzioni storiche, che chiamano in causa alcuni degli attori delle prime stagioni, per ricreare filmati passati tra discorsi e momenti che sono rimasti nella storia moderna. Un uso maggiore del bianco e nero rende tutto più interessante e variegato.

The crown 5
The crown 5

Ripensamenti? (spoiler alert)

Per quanto riguarda questa nuova stagione, si percepisce un forte cambio di direzione nei confronti della rappresentazione delle diverse personalità che fanno parte della famiglia reale. Se dapprima si poteva captare una critica nei loro confronti, una rappresentazione velatamente negativa del loro modo di vivere e pensare, in questa invece emergono aspetti che mostrano tutte le personalità coinvolte in modo più umano ed empatico.

Ed è proprio sul passaggio dalla tradizione alla modernità che si sviluppano questi 10 episodi di The Crown 5, improntati su tante novità e rivoluzioni che partono proprio dalla Regina. Possiamo infatti vedere, un po’ superficialmente, la lotta interiore di Elisabetta per quanto riguarda l’accettazione del divorzio, non visto di buon occhio dalla chiesa, e di conseguenza, dalla famiglia reale.

Molto significativa sotto questo punto di vista anche una puntata in particolare, nel quale la modernità spinge forte, quasi a voler infiltrarsi nella stabilità che solo le tradizioni possono dare e sulle quali si basa tutto il concetto stesso di monarchia. Questo avviene principalmente attraverso la figura di William, primogenito di Carlo e Diana, che vediamo fare compagnia alla nonna durante l’ora del tè.

Quello tra modernità e tradizione, quindi, è il conflitto principale che ha messo in cattiva luce, soprattutto negli anni 90′, l’istituzione stessa di monarchia nel Regno Unito. Dai divorzi, all’incendio della dimora della Regina, alla distruzione della famosa nave da crociera “Britannia”, si percepisce il bisogno della popolazione di essere ascoltata, e dalla necessità da parte dei reali di effettuare un cambiamento radicale nel loro modo di vedere il mondo, che risulta ormai obsoleto.

Incrociamo le dita

La maggioranza del pubblico, si aspettava in The Crown 5 di vedere la tragedia che ha colpito la principessa Diana, considerando il fatto che le precedenti si sviluppano nell’arco di parecchi anni e che nell’ultima, come accennato sopra, ormai i rapporti tra i coniugi erano già irrecuperabili. Ci hanno forse preso un po’ alla sprovvista, o forse è stato voluto per motivi commerciali.

Considerando la natura del prodotto, che raffigura e racconta di persone realmente esistite e, alcune, tutt’ora in vita, potremmo pensare che con il tempo l’idea alla base della serie in sé sia cambiata, anche perché non essendo finzione in toto, probabilmente i creatori hanno dovuto adattarsi ai cambiamenti che sono avvenuti proprio durante gli anni delle riprese, come la morte del Principe Filippo nel 2021 e quella della Regina Elisabetta II, avvenuta solo qualche mese fa.

Anche le critiche che The Crown 5 ha ricevuto di alcuni membri della famiglia reale, così dicono alcune fonti, potrebbero aver influenzato il work in progress che era stato inizialmente programmato. Nonostante molti dei personaggi coinvolti in prima persona non si sono direttamente espressi, questo è un fattore da non poter ignorare.

Restiamo comunque fiduciosi per la prossima, ed ultima, stagione, sperando, data l’enorme popolarità degli avvenimenti che, con tutta probabilità, verranno narrati, si riesca magari a mantenere lo stesso standard narrativo che ci ha fatto appassionare alle prime stagioni, senza perdersi troppo in storie secondarie e focalizzandosi su eventi e conseguenti ripercussioni all’interno della famiglia e nella società.

The Crown 5, Recensione – Annus Horribilis
6.5
Sufficiente

The Crown 5, Recensione – Annus Horribilis

Conclusione

Al centro della quinta stagione di The Crown c'è il passaggio reale da tradizione a modernità. Una quinta stagione che appare diluita, volta a colmare buchi narrativi, in attesa dell'ultima e sesta stagione. Parentesi narrative marginale vengono aperte senza mai essere concluse davvero. Al contrario, la fotografia rimane quella che abbiamo apprezzato nelle stagioni precedenti e la regia riesce a regalare addirittura qualche momento di maggiore tecnicismo.

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