“Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
È un titolo metaforico quello riportato da Rian Johnson nel suo proseguito avente come protagonista il detective Benoit Blanc, un invito a credere nei miracoli o al crimine perfetto, di quelli la cui risoluzione dell’omicidio sembra non avere nessuna spiegazione razionale.
Wake Up Dead Man è un inno che perseguita l’investigatore la cui unica religione, l’unica credenza a cui può inchinarsi, è esclusivamente quella della logica. Ma se, per la prima volta, Blanc si dovesse trovare davanti a un fatto divino inspiegabile?
Il ritorno in scena di Benoit Blanc
Con un passato di pugile alle spalle e un omicidio compiuto sul ring, Jud Duplenticy (Josh O’Connor) cerca la salvezza e la pace all’interno della chiesa trovando nei voti la sua unica àncora. Dopo uno spiacevole incidente, il protagonista viene riassegnato in una nuova parrocchia rurale diventando di conseguenza il viceparroco di Monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin).
In poco tempo il ragazzo si accorge di come Wicks sembra possedere una speciale cricca composta da pochi fedeli: il dottore alcolizzato Nat Sharp (Jeremy Renner), la ex violoncellista da concerto Simone (Cailee Spaeny), il romanziere in crisi Lee Ross (Andrew Scott), l’avvocato Vera Draven (Kerry Washington) e il fratello adottivo Cy (Daryl McCormack), aspirante politico e attuale youtuber, la segretaria tuttofare Martha Delacroix (Glenn Close) e il compagno nonché giardiniere Samson (Thomas Haden Church).
Le sue prediche, un misto di manipolazione e tentativo di controllo sulle persone portano non solo ad allontanare i nuovi credenti ma anche a influenzare negativamente i suoi discepoli. Questo fino a quando nella funzione del Venerdì Santo muore improvvisamente, scioccando l’intera comunità. Un crimine la cui unica soluzione sembra essere racchiusa nella mente geniale di Benoit Blanc, chiamato a risolvere il caso.

Un mistero ecclesiastico (ir)risolvibile
Siamo sinceri, la riuscita dell’originale franchise Knives Out è dato dalla sua capacità di cambiare tono in ogni capitolo, portando la storia non solo a espandersi in nuovi confini ma anche – e soprattutto – a condurre per mano lo spettatore nella riflessione delle tematiche poste dinanzi alla sua visione.
Portato sul grande schermo nel 2019 con la denominazione Cena con delitto, il primo capitolo rifletteva la parabola della classica famiglia benestante il cui obiettivo era quello di liberarsi dell’infermiera di origine latina, il cui status e provenienza costituivano una sorta di pregiudizio da parte loro; il secondo capitolo, Glass Onion, aveva un’impronta più satirica in quanto incastonata all’interno di un’isola privata di proprietà di un miliardario annoiato; ma è solo in questo terzo atto che si apre una nuova strada, più oscura e gotica (come l’attuale anno che ha portato alla luce film come Nosferatu e Frankenstein) nella quale fede e credenza si mescolano all’interno di un vero e proprio mistero ecclesiastico.
Un'opera cupa e tormentata come l'anima di Edgar Allan Poe
Non c’è da stupirsi se Rian Johnson affonda le sue ispirazioni per Wake Up Dead Man in colui che è considerato il padre del genere giallo, lo scrittore Edgar Allan Poe, dando vita a uno sceneggiato che si allontana dalla definizione di commedia noir per avvicinarsi al mondo dei thriller gotici. L’anima del poeta statunitense, le cui opere riflettono profondamente il senso di colpa fino ad arrivare al tormento e all’autodistruzione, si rispecchia in quella dei personaggi della storia, quanto mai lontani da quanto visto in passato.
Essi sono spiriti feriti e spezzati incapaci di trovare la loro personale bussola, condannati a un’eterna infelicità che sembra divorarli da dentro. Più tra tutti è proprio il personaggio portato in scena da Josh O’Connor a aderire a tale descrizione: sicuramente tra i più sviluppati e tridimensionali, il parroco fatica a capire quale possa essere la sua strada e, in modo più specifico, il suo scopo nel mondo.
Quello che in passato era diventato il marchio di fabbrica del franchise con il suo registro leggero contornato da una certa dose di umorismo e satira trova un’inversione di marcia in Wake Up Dead Man: mai come in questo film il regista pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi tormenti, umanizzando con un’atmosfera cupa ciò che l’individuo può arrivare a fare in nome di un Dio.

Razionalità Vs. fede
A richiamare l’attenzione è anche il ruolo giocato da Benoit Blanc: per la prima volta il famoso detective impersonato da Daniel Craig appare sullo schermo solo dopo 40 minuti, indirizzando il focus sul parroco Jud Duplenticy. La storia, infatti, ruota attorno a quest’ultimo sebbene il personaggio dell’investigatore rimanga comunque al centro del racconto.
Ciò porta a un’ulteriore analisi: la convocazione di Blanc non viene mossa per risolvere l’ennesimo enigma dalla soluzione ingarbugliata (né si autoinvita sulla scena del crimine), ma la sua apparizione è data da qualcosa di più spirituale e profondo in quanto chiamato a salvare l’anima del parroco Jud e, più ancora, dell’intera comunità.
Wake Up Dead Man ruota continuamente attorno alla tematica della religione, una riflessione che induce lo stesso Blanc a considerare la grandezza e l’importanza della profondità della fede, sebbene il suo spirito sia improntato sull’asse della razionalità (e meno sulla credenza).
Quello di Wake Up Dead Man è senz’altro il murder mystery più cinico di Johnson, quello dove – all’apparenza – ogni logica sembra essere posta in dubbio anche dallo stesso Benoit Blanc, mai così spaesato di fronte a tale evento.
Un racconto che si muove come un incontro di pugilato dominato dall’arrogante Monsignor Wicks (impersonato da un grande Josh Brolin) che oscura con i suoi pensieri peccaminosi i suoi più fedeli servi e il parroco Jud, mosso dalla voglia di coinvolgere le persone all’interno della sua cerchia per portarle a capire la fede in Dio.
Un cast corale che si avvale di strabilianti interpreti – seppur con uno spessore minore – sebbene sia proprio l’indecifrabile tuttofare interpretata da Glenn Close a muovere i fili delle pedine, una performance agghiacciante che rimane (e rimarrà) nell’immaginario del franchise di Knives Out. Un’opera che supera di bellezza il secondo mal riuscito capitolo, fondendo nel cuore della storia tutta quella umanità, ipocrisia e fragilità rintracciabile nell’animo umano.
