You People, Recensione – Tanti difetti e poche risate

You People è la nuova commedia romantica con Jonah Hill disponibile dal 27 gennaio su Netflix.

you people

You People è la nuova commedia romantica targata Netflix con protagonisti Jonah Hill e Eddie Murphy. Alla regia Kenya Barris, autore della sitcom Black-ish (2014-2022), che ha collaborato al processo di scrittura della commedia con l’attore protagonista Jonah Hill. Questa commedia, non troppo esilarante, affonda sicuramente le sue radici nel film di Stanley Kramer del 1967 Indovina chi viene a cena? , ma ha anche qualche gag che si ispira a Ti presento i miei (2000). Il risultato tuttavia non è proprio come quello dei film citati. Una commedia che non fa il suo dovere e che per quasi due ore (durata eccessiva) manca di verve umoristica.

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You People

You People è una commedia romantica che parte da una buona idea ma il risultato non è dei migliori. Il film è poco coinvolgente e per nulla tagliente, nonostante i presupposti siano innovatori. Il razzismo, la politica e la religione sono trattati in maniera leggera e scontata. Eddie Murphy è forse la cosa migliore di questa commedia che, anziché farci ridere, ci lascia un po' l'amaro in bocca.

Dove vederlo:

Due culture a confronto

Ezra Cohen (Jonah Hill) è ebreo e vive a Los Angeles, fa il broker ed è economicamente indipendente ma al tempo stesso gestisce con l’amica Mo (Sam Jay) un podcast che tratta argomenti culturali disparati, dalla musica alla religione. Per un malinteso, casualmente incontra Amira (Lauren London), una fashion creator di origine afroamericana con una famiglia musulmana alla spalle. I due iniziano così una frequentazione che li porta a pensare di essere fatti l’uno per l’altra.

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Sei mesi dopo arriva il fatidico giorno, ovvero l’incontro con i rispettivi genitori e la successiva cena tra famiglie che porta ad una collisione tra la religione ebrea e quella musulmana. Ezra e Amira vogliono sposarsi ma i preparativi sono resi quanto mai complicati dal soffocamento culturale da parte dei genitori invadenti. E così hanno luogo una serie di gag comiche nate dai vani tentativi di unire due culture differenti ed una critica alla società che cerca di essere progressista ma rimane ancorata a standard razziali.

Tra accettazione e integrazione

You People ruota attorno alla figura di Ezra, prodotto tipico del mondo moderno, ossessionato da Jordan e Dunk, che si toglie le sneakers per non piegarle mentre si inginocchia per la proposta di matrimonio, figlio di una famiglia ebrea che si fa forte di essere progressista, ma che è ancora molto chiusa come la società circostante. Sin dall’inizio, You People cerca di asfaltare il “politicamente corretto” e tratta temi significativi con leggerezza e ironia, costruendoci sopra parentesi comiche. Basti pensare che nei primi minuti Ezra e Mo parlano nel loro podcast del Black Lives Matter, della SLA, di Barack Obama, quindi razzismo, politica ma anche religione. L’idea di base è combattere l’ignoranza culturale ed affrontare temi di accettazione e integrazione.

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Una Los Angeles pop

You People racconta anche della generazione dei millennials e lo fa con inquadrature che ci mostrano una Los Angeles cool, attraverso intermezzi innovativi e colori pop e sgargianti. Sicuramente proprio questo contesto avanguardista enfatizza gli stereotipi cui le due famiglie, ebrea e musulmana, rimangono ancorati. Ma sono proprio questi pregiudizi che possono essere superati grazie alla spinta della curiosità, della reciprocità e dell’amore, come ci dice Ezra nel suo podcast.

Cosa manca a You People?

La pellicola è purtroppo una commedia che non decolla mai, un insieme di sketch che la rendono più simile ad una sitcom che ad un film vero e proprio. Dunque, pur avendo intenti innovatori, il risultato è mediocre, a tratti quasi scadente. La sceneggiatura non è coinvolgente e la durata non aiuta dato che molti momenti annoiano. Eddie Murphy è l’unico interprete più interessante perché la rigidità del suo personaggio si presta a quadri divertenti, anche se mai esilaranti. 

La commedia manca della compattezza propria dei film e ogni scena appare autosufficiente come se ci trovassimo a vedere di fila tante puntate di una serie tv. Le questioni sollevate non sono mai esposte in maniera pungente: un grande potenziale non sfruttato al meglio con spunti interessanti ma trattati in maniera poco coinvolgente. Tanti difetti che non ci portano ad apprezzare a dovere un’ottima idea di partenza.