Train to Busan: un viaggio claustrofobico – Recensione

Una ventata d'aria fresca

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Train to Busan è il primo film live-action diretto dal sudcoreano Yeon Sang-ho, presentato al Festival di Cannes nel 2016 e inserito nella selezione “Tutti ne parlano” della Festa del Cinema di Roma 2016.
Nello stesso anno è diventato il primo film coreano per pubblico, raggiungendo la soglia di 10 milioni di spettatori.

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Train To Busan

La trama (Spoiler):

Un virus batteriologico di origine ignota inizia a circolare in tutta la Corea del Sud.
Il protagonista è Seok Woo, un agente di borsa divorziato, che decide di fare un viaggio a Busan come regalo di compleanno per la piccola figlia Soo-an.

I due partono dalla stazione ferroviaria di Seoul in cui incontrano altri personaggi della storia, ignari della veloce epidemia che sta trasformando gli individui in zombie assetati di sangue.

All’interno di un vagone una donna inizia ad avere le convulsioni, trasformandosi inesorabilmente in un mostro zombiesco e scatenando il panico tra i passeggerei del treno.

Gli zombie di Yeon Sang-ho

Quando si parla di zombie movie è inevitabile il paragone con George A. Romero, fondatore del genere con il capolavoro senza tempo “La notte dei morti viventi” del 1968.

Nei film del regista americano i movimenti delle creature sono lenti e goffi ed ostentano la perdita di intelligenza e razionalità.

In Train to Busan Yeon Sang-ho si allontana da tali paradigmi, avvicinandosi invece al tipo di zombie ideato da Danny Boyle con “28 Giorni dopo”, pellicola acclamata del 2002 con protagonista Cillian Murphy (Batman Begins, Inception, Peaky Blinders).

Per esempio, le creature, assetate di sangue e di carne umana, aggrediscono le prede con foga animalesca e primordiale, diffondendo il virus a macchia d’olio.

La pellicola può essere considerata un potpourri di azione e di horror: il ritmo serrato non stanca e tiene incollato allo schermo lo spettatore, nonostante pecchi di inventiva riguardo alla messa in scena dello zombie.

Le musiche e gli effetti sonori, come per esempio i versi degli zombie, descrivono efficacemente le scene splatter che esaltano la violenza, dipingendo un quadro estremamente ansiogeno e inquietante.

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Il messaggio sociopolitico di Train to Busan

Padre e figlia incontreranno sul treno diversi personaggi che rappresentano un vero e proprio spaccato della popolazione coreana, accentuando le differenti sfumature tra le classi sociali.

Sono presenti un operaio (personaggio migliore del film) con la moglie incinta, un amministratore delegato che tenterà in tutti i modi di salvarsi la pelle calpestando chiunque. Inoltre, appaiono alcuni ragazzini di una squadra di baseball, un vecchio vagabondo, due sorelle anziane, ecc.

Davanti alla morte o al pericolo non sussistono più difformità tra esseri umani, soprattutto per quanto riguarda il ceto sociale e il benessere economico.


Questo è il messaggio che il regista vuole far passare fin da subito.

Nonostante questo, Yeon Sang-ho non si preoccupa minimamente di velare la critica al neocapitalismo sudcoreano attraverso la messa in scena e la creazione del già citato uomo d’affari egoista, individualista e opportunista.

Si assiste, però, a una sorta di evoluzione del protagonista che, da quasi punto cardine del capitalismo come l’uomo da affari sopra citato, lentamente aprirà gli occhi per quanto riguarda l’essere solidali, impegnandosi nel raggiungere il benessere collettivo piuttosto che quello esclusivamente personale.

In questo contesto ritorna ancora una volta l’eterna domanda: chi è il vero “mostro”? Da chi ci si deve difendere realmente?

Il film lo potete noleggiare sulla piattaforma Vvvvid o acquistare il blu-ray su Amazon con al suo interno l’anime, prequel di Train to Busan, “Seoul Station”.
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I Consigli della Redazione:

Nel caso vi sia piaciuto Train to Busan, la redazione vi consiglia altre pellicole in salsa zombie movie:

  • La notte dei morti viventi (1968) e tutti i seguiti diretti da Romero
  • 28 giorni dopo (2002) e il sequel 28 settimane dopo (2007)
  • Pontypool – Zitto… o muori (2008)
  • Benvenuti a Zombieland (2009) e il sequel Benvenuti a Zombieland – Doppio Colpo (2019)
  • The horde (2010)

Il trailer di Train to Busan:

Train to Busan
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Train to Busan: un viaggio claustrofobico – Recensione
In Conclusione
In un panorama oramai saturo di film o serie tv sugli zombie, Train to Busan riesce a portare comunque una ventata d'aria fresca. Grazie al ritmo forsennato dell'intera pellicola d'azione-horror, agli zombie inquietanti e curati maniacalmente e a degli ottimi attori che riescono a delineare accuratamente le personalità dei personaggi, il regista Yeon Sang-ho porta a casa un potenziale capolavoro. Riuscirà a ripetersi con il sequel Peninsula (2020)?
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Ritmo serrato che tiene incollato lo spettatore
Zombie fatti benissimo e molto spaventosi
Messaggio sociopolitico interessante che deve far riflettere
All'interno del Blu-ray è presente il prequel anime "Seoul Station"
Contro
Durata forse eccessiva per il tipo di film
Alcune scene sono un po' inutili per la trama
Doppiaggio italiano da rivedere (consiglio lingua originale con i sottotitoli)
7.5
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