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Beau ha paura, Recensione – Un’Odissea psicologica

Joaquin Phoenix è il protagonista della nuova “odissea” di Ari Aster: Beau ha paura ci ha destabilizzati, e siamo sicuri che lo farà anche con voi.

beau ha paura

Beau ha paura è il terzo lungometraggio dell’eclettico e visionario regista Ari Aster, elogiato dallo stesso Martin Scorsese come uno dei più straordinari registi del nuovo panorama cinematografico. Ari Aster ha firmato fin qui due pellicole horror: Hereditary nel 2018 e Midsommar nel 2019; con Beau ha paura si consacra definitivamente realizzando un’opera mastodontica (anche quella con il budget più elevato) che, a suo dire, è la più personale, in cui emerge il suo umorismo più profondo.

Beau ha paura non è un film horror come i precedenti di Aster, anzi spesso ci fa sorridere per il surrealismo e il grottesco che lo pervade. A questo proposito appare azzeccato il commento di Rolling Stone US che ne parla come “la commedia più terrificante o l’horror più divertente del 2023”. Ari Aster non cerca più di pietrificarci con ripetute scene orrorifiche, come nei precedenti film, ma ci inquieta e ci paralizza per tre ore con una serie di sequenze, a tratti indigeribili, e ci spaventa perché affronta un’altra tipologia di paura, quella mentale, che ci sconvolge emotivamente più dei particolari trucidi che permeavano Hereditary e Midsommar.

Ma vale la pena lasciarsi travolgere per tre abbondanti ore da questa contorta e ambiziosa pellicola da considerarsi come una turbolenta odissea psicologica?

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Beau ha paura

Beau ha paura è un'audace pellicola dell'ambizioso Ari Aster. Il regista decide di spaventarci attraverso le paure psichiche di Beau, in un lungo pellegrinaggio allucinante e destabilizzante. Beau, interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, come Dante cerca di esplorare i gironi infernali della mente. Si tratta di una pellicola claustrofobica, difficilmente comprensibile e apprezzabile in toto ad una prima visione.

Dove vederlo:

Le paure di Beau

Beau Wassermann (Joaquin Phoenix) è un uomo di mezza età con la mente offuscata da una serie di problemi psichici. Vive da solo in un appartamento circondato dalla feccia della città, dove ogni minimo passo è un tentativo di sopravvivenza. Paranoico e con il complesso di Edipo prende alcuni farmaci e frequenta regolarmente uno psicoterapeuta (Stephen McKinley Henderson). Quando Beau deve partire per andare a trovare la madre (Patti LuPone) che abita a qualche ora di distanza, hanno inizio una serie di peripezie che trasformeranno questo suo viaggio in un percorso introspettivo, ricco di tappe surreali e allucinanti.

In Beau ha paura, ogni tappa del protagonista diventa metafora e allegoria di qualcosa di molto più grande. Noi esploriamo il mondo psicologico di Beau, filtrandolo attraverso i suoi occhi. Molte delle sequenze che vediamo sono frutto della mente del protagonista oppure sono da lui ingigantite e distorte. Beau teme tutto, è costantemente spaventato e questo gli impedisce anche di avere fermezza sulle decisioni da prendere, è un inetto che nel suo cammino sprofonderà e ci farà sprofondare in un turbinio vorticoso di sensazioni contrastanti. Alla fine della proiezione saremo disorientati e attanagliati da una serie di dubbi esistenziali e continueremo probabilmente a domandarci cosa di preciso abbiamo visto nelle precedenti tre ore. 

Beau come Ulisse e Dante

Il lungo pellegrinaggio di Beau può essere paragonato ad una serie di opere letterarie. Innanzitutto il suo viaggio è un’Odissea, anche se Beau è ben lontano dall’Ulisse omerico, che lo porterà, superando una serie di peripezie, a raggiungere la madre, intesa quindi come la sua Penelope. Ispirato anche all’Ulisse di Joyce e simile per struttura al Candido di Voltaire, Beau ha paura è permeato anche dalla psicologia freudiana e dalle ideologie kafkiane. Ma Beau è un po’ come Dante che quando inizia la sua discesa negli inferi è spaesato e turbato e man mano arriverà sempre più in profondità, proprio come Beau che attraversa i gironi mentali della sua psiche.

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Tra delirio e irrazionalità

L’abilità e la maestria, nonché l’ambizione di Ari Aster sono evidenti: il regista riesce modificare le persone e gli ambienti in base alla tappa in cui si trova Beau; ecco che ci troviamo catapultati in mondi sempre diversi e ci sembra di guardare più film uno dopo l’altro, di generi sempre differenti attraverso passaggi irrazionali. Beau ha paura è una sorta di road movie in cui il protagonista si trova ogni volta di fronte ad una nuova paura.

La pellicola non è di facile comprensione, ci può apparire sconnessa e senza un filo logico. Probabilmente questa confusione è voluta dal regista che non permette agli spettatori di decifrare tutti i messaggi del racconto. Ma, in fin dei conti, Beau ha paura è questo, è l’impossibilità di decodificare i mutevoli meccanismi psichici, è puro delirio misto a follia. Un film claustrofobico che vi potrebbe lasciare interdetti.

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