Salta al contenuto

Euphoria 3, Recensione finale: l’addio che infrange (e consacra) il mito di una generazione

Dall’estetica fluo al realismo nichilista: il finale di Euphoria chiude un’era televisiva sotto il segno del disincanto.

Recensione di 

Euphoria Finale
Euphoria Finale / A24, The Reasonable Bunch, Little Lamb Productions, DreamCrew, Tiny Goat, HBO, ADD Content Agency, Hot, Tedy Productions
Poster di Euphoria

Euphoria

Anno d'uscita: 2019
8/10
La recensione in breve:

Nonostante lo scetticismo e le aspre contestazioni del pubblico, l'epilogo di Euphoria trionfa proprio grazie al suo coraggio. Il drastico cambio di tono, il passaggio all'età adulta e l'inserimento di dinamiche brutali legate al narcotraffico e al genere gangster movie hanno creato un fortissimo contrasto con l'estetica fluorescente e adolescenziale delle passate stagioni, ma si sono rivelati passaggi necessari per mostrare il vero peso delle conseguenze e degli errori passati dei personaggi protagonisti. Sam Levinson dunque, firma un finale maturo, coerente nelle sue sette puntate e di rara potenza emotiva. In definitiva, si tratta di un'ottima conclusione: un addio amaro ma che rimane sulla pelle e che consacra la serie a cult generazionale, anche se non nel modo che gli spettatori speravano.

Data di uscita16 giugno 2019
Cast Principale
ZendayaRue Bennett
Hunter SchaferJules Vaughn
Sydney SweeneyCassie Howard
Jacob ElordiNate Jacobs
GenereDramma
Vai ai voti della critica ↓

Ideata, scritta e diretta da Sam Levinson, la serie TV Euphoria, basata sulla serie televisiva israeliana Oforia, ha fatto il suo debutto su HBO nel 2019, imponendosi istantaneamente non solo come un prodotto televisivo di punta, ma come un vero e proprio cult.

Le prime due stagioni hanno rappresentato un fenomeno generazionale capace di ridefinire l’estetica della Generazione Z attraverso un uso ipnotico di luci al neon, make-up glitterati e una colonna sonora suggestiva e travolgente firmata da Labrinth.

Ma dietro quella patina visiva irresistibile, la serie scavava con ferocia nelle piaghe più profonde della contemporaneità: la dipendenza da sostanze, l'ansia, la disforia, l'ipersessualizzazione digitale e la costante ricerca di un anestetico emotivo in un mondo privo di punti di riferimento.

Nel corso delle prime due stagioni, la parabola drammatica dei ragazzi di East Highland era un manifesto doloroso e magnetico sulla vulnerabilità giovanile.

Tuttavia, il lunghissimo salto temporale che ha separato il secondo capitolo dall'attesissima terza stagione ha subito creato dubbi e diffidenza nei fan.

Fin dal rilascio dei primi trailer promozionali, l’accoglienza si è rivelata caratterizzata da un forte scetticismo, forse dovuto a una gestazione produttiva troppo complessa e frammentata, ma il vero problema erano le immagini, che mostravano qualcosa di completamente diverso e inaspettato.

Eppure, il drastico cambio di registro visibile fin dalle prime sequenze non era soltanto un vezzo autoriale, ma uno snodo narrativo vitale e inevitabile. I protagonisti non erano più protetti tra le mura claustrofobiche del liceo; catapultati di cinque anni nel futuro, stavano finalmente sperimentando l'asprezza della vita adulta.

Il tempo delle scuse e delle giustificazioni adolescenziali era scaduto: era giunto il momento di fare i conti con la realtà e di scontare, con gli interessi, il peso devastante degli errori passati.

Attenzione: da questo momento in poi l'articolo contiene SPOILER sulla terza stagione e sul finale.

Una regia da gangster movie e l’estetica tarantiniana

La metamorfosi di questa stagione conclusiva si riflette prima di tutto in una radicale riscrittura del linguaggio cinematografico, che abbandona i vecchi virtuosismi pop per gettarsi a capofitto in una vera e propria dinamica da gangster movie.

Levinson mette un po' da parte i glitter e abbraccia una direzione spiccatamente tarantiniana, dove la tensione si taglia con il coltello e la violenza esplode.

Zendaya in Euphoria 3
/ A24, The Reasonable Bunch, Little Lamb Productions, DreamCrew, Tiny Goat, HBO, ADD Content Agency, Hot, Tedy Productions

Visivamente, lo show vive di un fortissimo e brutale contrasto geografico ed estetico: da un lato veniamo trascinati nella parte più degradata e polverosa della narrazione, muovendoci tra i confini pericolosi del Messico e i bassifondi del narcotraffico; dall'altro, la cinepresa si sposta sui lussi apparenti e sulla parte patinata di Los Angeles e dei corridoi dorati di Hollywood.

Ma è un'illusione: anche sotto i riflettori della fama, l'atmosfera resta livida e opprimente. I protagonisti si muovono in questi scenari opposti non più come adolescenti confusi, ma come pedine incastrate in un giro criminale, con l'introduzione anche di nuovi personaggi fondamentali e negativi, abili a gestire dinamiche di sfruttamento molto più grandi di loro.

Questa virata stilistica ha spiazzato quella fetta di pubblico rimasta ancorata al passato, ma si è rivelata coerente con il decadimento interiore dei personaggi, offrendo una narrazione tesa e totalmente priva di filtri protettivi. Tutti sono stati in bilico, in pericolo, nel corso di questa terza stagione.

La parabola di Rue e il drammatico finale

Se l'intera stagione ha respirato l'aria pesante del genere crime, l'atto conclusivo si focalizza quasi interamente sul calvario e sulla brutale resa dei conti di Rue Bennett, interpretata da Zendaya, che si rivela ancora una volta un'attrice eccezionale. La serie non edulcora la tossicodipendenza: non ci sono trip psichedelici affascinanti o allucinazioni pop, ma solo la pura, spaventosa distruzione indotta dalle sostanze.

Rue incarna il collasso totale del corpo e della mente, diventa un involucro che cerca redenzione ma che, contemporaneamente, cammina con un mirino metaforico costantemente puntato alla testa a causa dei debiti accumulati con i cartelli del fentanyl. La sua linea narrativa diventa una vera e propria via crucis.

Zendaya in Euphoria 3
/ A24, The Reasonable Bunch, Little Lamb Productions, DreamCrew, Tiny Goat, HBO, ADD Content Agency, Hot, Tedy Productions

Levinson abbraccia una potente metafora biblica per raccontare i suoi ultimi giorni. Rue tocca il fondo del suo abisso personale e sperimenta la morte metaforica del suo vecchio io per risorgere in una sequenza onirica e commovente.

Ma non è un lieto fine hollywoodiano perché Rue muore davvero: nonostante fosse pulita da diverso tempo, una trappola la induce a ricadere e per lei sarà la fine. Si tratta di una catarsi dolorosa, una sottomissione spirituale che risuona come l'unica via di fuga possibile da un mondo in cui riemergere dal fango con le proprie sole forze è ormai un'illusione.

In questo scenario di desolazione interiore, la figura del suo mentore e sponsor Ali (Colman Domingo) assume il ruolo di giustiziere e vendicatore, affranto dal destino di una ragazza che sembrava starsi riprendendo ma che è stata truffata e sfruttata per il suo passato e la sua debolezza per le sostanze.

Colman Domingo in Euphoria 3
/ A24, The Reasonable Bunch, Little Lamb Productions, DreamCrew, Tiny Goat, HBO, ADD Content Agency, Hot, Tedy Productions

Ed è proprio lui che si muove e compie l'atto definitivo per "liberarla", vendicandola direttamente da Alamo, liberando così anche Maddy da un destino di ricatti e sottomissione (Adewale Akinnuoye-Agbaje).

In una sequenza magistrale, girata benissimo, la vendetta si realizza e Ali successivamente va a "realizzare" il desiderio di Rue, quello che per lei era sempre stato un irraggiungibile sogno di pace.

Euphoria 3: anime spezzate e la controversa svolta di citare Only Fans

Intorno al calvario di Rue gravitano i destini, altrettanto amari, degli altri protagonisti.

La storyline di Nate Jacobs (Jacob Elordi) giunge a un compimento rovinoso nella penultima puntata: quell’armatura di mascolinità tossica si sgretola sotto il peso di speculazioni fallimentari e debiti insostenibili con lo strozzino Naz (Jack Topalian); il karma ha fatto il suo giro, mostrandolo infine per ciò che è sempre stato: un ragazzo e poi uomo che tentava di migliorare ma che è sempre stato svuotato dal suo stesso veleno.

Mentre, la gestione del personaggio di Cassie Howard (Sydney Sweeney) ha fin da subito scatenato forti polemiche, la sua storyline ha subito una mutazione duramente contestata dal pubblico e dalla critica.

Sprofondata nei problemi economici derivati dal matrimonio con Nate, e con un forte desiderio di visibilità, Cassie approda su OnlyFans; una svolta che l'ha resa quasi irriconoscibile, spogliata della sua ingenuità adolescenziale e trasformata nell'emblema cinico dell'ipersessualizzazione commerciale dei nostri giorni.

Sydney Sweeney e Alexa Demie in Euphoria 3
/ A24, The Reasonable Bunch, Little Lamb Productions, DreamCrew, Tiny Goat, HBO, ADD Content Agency, Hot, Tedy Productions

Al contrario, Maddy Perez (Alexa Demie) riesce finalmente a compiere il tanto agognato gesto di emancipazione, ma anche quella era solo apparenza. Maddy, riprendendo l'amicizia con Cassie e diventando la sua manager, si ritrova in un caos più grande di lei e finisce nella trappola di Alamo, anche se fortunatamente, dopo le azioni di Ali e Bishop (Darrell Britt-Gibson), anche lei sarà libera ma probabilmente segnata comunque a vita.

Lexi Howard (Maude Apatow), invece, che prima si ritrovava a vagare nei corridoi del cinema hollywoodiano, adesso è visibilmente devastata dal dolore ma, allo stesso tempo, motivata e vuole ridefinire la propria vita e le proprie scelte dopo il tragico epilogo di Rue.

Hunter Schafer in Euphoria 3
/ A24, The Reasonable Bunch, Little Lamb Productions, DreamCrew, Tiny Goat, HBO, ADD Content Agency, Hot, Tedy Productions

In questo quadro di riscritture, l’elemento più deludente rimane la gestione di Jules (Hunter Schafer). Il cuore pulsante delle scorse stagioni viene ridotto a un simulacro marginale che compare pochissimo.

Jules sembra quasi scegliere deliberatamente di tirarsi fuori da queste dinamiche tossiche, prendendo drasticamente le distanze da Rue e dalla sua spirale autodistruttiva per preservare la propria sanità mentale.

Addio a Euphoria: la fine di un'era

L’episodio finale si configura anche come un monumentale e commovente tributo a Fezco, un omaggio esplicito e doloroso alla memoria del compianto Angus Cloud, la cui assenza ha pesato su tutto il cast.

Con questo "Addio a Euphoria", Sam Levinson ha deliberatamente voluto privare il pubblico della gratificazione del lieto fine.

La scelta di una conclusione così amara, cruda e priva di sconti risponde alla precisa volontà autoriale di denunciare la brutalità della dipendenza e i risvolti tragici del crimine organizzato; una realtà in cui i margini di errore sono inesistenti e i conti si pagano sempre a caro prezzo, pur con le ovvie amplificazioni drammatiche della narrazione televisiva.

La conferma ufficiale da parte dell'autore stesso che non vi sarà alcuna quarta stagione sancisce la parola fine su un'opera che ha segnato indubbiamente una generazione.

Euphoria si congeda dal suo pubblico spegnendo definitivamente i suoi riflettori iconici, lasciando dietro di sé il ritratto spietato di una giovinezza bruciata che, dopo aver tanto brillato nel buio, ha dovuto risvegliarsi al freddo.

Progresso del punteggio
8SCORE

"Ottimo"

Recensito da Violeta Fidanza

Certificato da:
Metodo di Valutazione

Disponibile su:

Violeta Fidanza, studio cinema e amo scrivere. Steven Spielberg mi ha insegnato a credere nei sogni, Sorrentino a perseverare per far si che diventino realtà.

Scheda Tecnica

Stagioni
3
Episodi
24
Ultimo episodio
12 aprile 2026
Stato
In produzione
Cast Completo
Zendaya
Rue Bennett
Hunter Schafer
Jules Vaughn
Sydney Sweeney
Cassie Howard
Jacob Elordi
Nate Jacobs
Alexa Demie
Maddy Perez
Maude Apatow
Lexi Howard
Eric Dane
Cal Jacobs
Martha Kelly
Laurie
Chloe Cherry
Faye
Adewale Akinnuoye-Agbaje

Valutazioni esterne

Argomenti correlati