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Gli spiriti dell’isola, Recensione – Una bromance da brividi

Gli spiriti dell’isola, nuova macabra commedia di Martin McDonagh con Colin Farrell e Brendan Gleeson, è un piccolo, grande, gioiello.

gli spiriti dell'isola

Gli spiriti dell’isola è il nuovo capolavoro di Martin McDonagh, uscito nelle sale italiane il 2 febbraio. Premiato alla 79ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia per il miglior attore e per la migliore sceneggiatura e vincitore di otto Golden Globes, è ora candidato agli Oscar 2023 in ben nove categorie. Un ritorno in grande stile quello di McDonagh che dopo Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017) collabora di nuovo con il suo attore feticcio, Colin Farrell, in compagnia di Brendan Gleeson. Questo duo dei tempi di In Bruges- La coscienza dell’assassino (2008), primo film di Martin McDonagh, si consolida ne Gli spiriti dell’Isola.

Il titolo originale, The Banshees of Inisherin, rispetto alla traduzione italiana, evoca meglio l’essenza della pellicola. Inisherin, infatti, è il nome dell’isola, teatro dei litigi tra Pádraic e Colm mentre le “banshees” sono creature tipiche dei miti fantastici irlandesi che, con il loro lamento funebre, annunciano una morte incombente. Dunque il titolo rimanda al folklore che è la quintessenza dell’ultima black comedy di Martin McDonagh. Infatti, Gli spiriti dell’isola non può essere fissato in un unico genere perché è un ibrido, ci si diverte grazie ad un’impeccabile lavoro di sceneggiatura ma dietro ad ogni risata c’è una vena di malinconia e solitudine di cui sono vittime tutte le persone che popolano Inisherin. 

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Gli spiriti dell'isola

La pellicola di McDonagh è una macabra carezza. Tra dramma e commedia, veniamo trasportati in un mondo fiabesco con tinte dark. Tra folklore, solitudine e rancore giungiamo su quest'isola grazie alla spettacolare sceneggiatura e alle interpretazioni impeccabili di tutti gli attori. La Guerra Civile fa da sfondo alla guerra/litigio tra Pádraic e Colm. Anche il silenzio è esplosivo in questo film perfetto con Colin Farrell e Brendan Gleeson.

Dove vederlo:

La desolazione interiore

La vita tranquilla di Pádraic Súilleabháin (Colin Farrell) è scandita da una routine in cui si susseguono il pascolo degli animali, le pinte nel pub dell’isola e le chiacchierate con gli abitanti di Inisherin. Improvvisamente questa monotonia è interrotta da un litigio con Colm Doherty (Brendan Gleeson), amico da una vita che vuole prendere le distanze da Pádraic, il quale “non gli va più a genio”. Da un pretesto apparentemente infondato questa bromance si sgretola davanti agli occhi straziati di Pádraic che non si capacita della rottura dell’amicizia e cerca in ogni modo di rimediare. 

“Avete litigato?” gli chiedono al pub, ma Pádraic non sa cosa rispondere perché non si sente colpevole di nulla, per lui il suo rapporto con Colm è rimasto invariato. Da una semplice domanda si origina una complessa storia che si rivela in tutta la sua drammaticità. Complice la penna di McDonagh che ci trasporta in questo universo solo in apparenza intatto e intrappolato in confini atemporali. Tutta l’isola viene descritta con cura e ciascun abitante serve per completare il puzzle a partire dal “matto” del paese, ovvero Dominic Kearney, un po’ emblema della stupidità ma infondo portatore di valori genuini e della sfortuna riservata alle anime buone.

gli spiriti dell'isola

Le tinte fosche della commedia

Ne Gli spiriti dell'isola molti sono gli inserti umoristici e la sceneggiatura ci attira in un costante fluire comico; eppure il macabro rimane incastonato nell’atmosfera nebbiosa di Inisherin. La svolta drammatica si palesa nel momento in cui Colm fa un patto con Pádraic: ogni volta che l’amico gli rivolgerà la parola, lui si taglierà un dito della mano sinistra, quella con cui suona il violino, con la cesoia. Ecco che sentiamo più soffocante il richiamo della morte, delle banshees; vediamo di fatto concretizzarsi un presagio tragico presente dall’inizio della pellicola. La morte si aggira come uno spirito, appunto.

Tra Guerra Civile e litigi domestici

I paesaggi irlandesi con le coste frastagliate contro cui sbattono le onde increspate e la nebbia che avvolge i paesaggi aridi rappresentano la cupezza dei moti interiori dei personaggi. Lo sfondo de Gli spiriti dell'isola è la Guerra Civile. Siamo nel 1923 e ai rumorosi bombardamenti della vicina Belfast si contrappone il silenzio, altrettanto doloroso, di una piccola guerra tra amici che si combatte nella tranquilla Inisherin. Proprio gli ordigni che si vedono in lontananza e che scandiscono l’andamento della pellicola, rappresentano l’esagerazione di quel litigio domestico che si consuma tra i muri del villaggio. Un litigio, quello tra Pádraic e Colm, che nei suoi sguardi silenziosi nasconde un’esplosione ancor più rumorosa di quella della Guerra Civile.

Gli spiriti dell'isola: una favola dark

Gli spiriti dell’isola può a buon diritto considerarsi una favola dark dove i protagonisti, così distanti fisicamente, rimangono emotivamente legati. Nella loro diversità Colm e Pádraic sono complementari. Colm dice di essersi allontanato dall’amico perché lo reputava noioso e la noia è ben diversa dalla pace. Non si può sprecare il tempo annoiandosi, bisogna tramandare qualcosa ai posteri. La gentilezza, pregio di Pádraic, infatti, non è immortale come la musica cui si dedica Colm. Essendosi allontanato dall’amico, Colm ha trovato il tempo per comporre con il violino la sua ballata folkloristica intitolata proprio “The Banshees of Inisherin”, che vorrebbe suonare il giorno del funerale di Pádraic. La musica fa da cornice al teatro folkloristico messo in scena da McDonagh.

gli spiriti dell'isola

L'ossimoro perfetto

La pellicola nella sua semplicità è un capolavoro. Mc Donagh riesce a caricare di emozioni anche i silenzi e gli sguardi che si scambiano i due protagonisti. La forza pregnante della sceneggiatura è mantenuta anche grazie al carisma degli attori. Ciascuno dei personaggi, principali e non, è impeccabile. Colin Farrell è esplosivo e coinvolgente, perfettamente calato nella parte, una parte scritta per lui che con maestria la porta sul grande schermo. Anche Gleeson è a suo agio in un ruolo che gli calza a pennello così come il giovane Barry Keoghan. Non stupiscono dunque le numerose candidature per Gli spiriti dell’isola, tutte ugualmente meritate.

Gli spiriti dell’isola ti trasporta in un mondo fiabesco dove però non c’è solo il lieto fine, c’è l’eco della morte, la desolazione paesaggistica e quella interiore, il silenzio frastornante e la malinconia degli animi. Un film intensamente comico e velatamente tragico. Un ossimoro perfetto da cui deriva una pellicola da pelle d’oca.

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