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Maneater – Recensione di un gioco poco convenzionale

Maneater - Recensione di un gioco poco convenzionale 1

Tra le uscite che hanno costellato gli ultimi mesi, Maneater rischiava di passare in secondo piano. Presentato al PC Gaming Show del 2019 ha attirato da subito l’attenzione del pubblico.

Maneater vuole simulare le gesta di uno squalo, la cui vita è segnata da un odio profondo nei confronti degli esseri umani. L’avventura della creatura degli abissi inizia dopo un breve tutorial, durante il quale la protagonista è la madre, preda di pericolosi cacciatori.

L’animo del titolo è di puro stampo arcade, ma integrato con meccaniche moderne che puntano a renderlo longevo, dinamico e non troppo lineare.

Storia

Chi approccia Maneater non lo fa sicuramente per godersi una storia avvincente ed emozionante.

La narrazione è l’ultima cosa di cui tenere conto per valutare un gioco come questo, che investe la totalità dei propri contenuti sul puro gameplay.

Gli sviluppatori non vogliono raccontarci nulla, nè veicolare un messaggio. Anche se, per certi versi, è leggibile tra le righe una condanna allo sfruttamento di flora e fauna offerti dal pianeta ad opera dell’uomo; marini in primis, terrestri in secundis.

Detto ciò, la storia è chiaramente un mero espediente per giustificare la furia di uno squalo assetato di sangue, che impegna le proprie giornate a divorare bagnanti e ogni altro genere di homo sapiens che incroci le sue fauci.

Maneater: un gioco poco convenzionale - Recensione 2
Squalo Vs Mitra: questi e altri scenari vi attendono in Maneater

Gameplay

Il gameplay, nel senso stretto, è ciò che più rispecchia l’animo arcade citato pocanzi. Semplice, difficoltà progressiva, focalizzato sul divertimento. Ovviamente non stiamo parlando di un simulatore che ricerca il realismo, ma di un videogioco che fa dell’autoironia un monumento.

Lo scopo è chiaramente quello di fornire un prodotto spensierato, che tra scene splatter e sbudellamenti permette di rilassarsi attraverso la violenza e la brutalità catartica.

Il nostro squalo non può fare più di qualche manciata di azioni, che possono essere combinate, ma non danno l’opportunità di approfondire un gameplay che rimane costantemente piatto.

Ciò che invece punta a svecchiare meccaniche ormai abbandonate dall’industria da qualche decennio è la progressione ruolistica.

Attraverso l’evoluzione è possibile acquisire esperienza superando i vari scenari del titolo, esperienza che può essere spesa per acquistare abilità allo squalo protagonista.

E’ inoltre possibile personalizzare esteticamente il personaggio, dando un tocco personale ad un gioco che altrimenti viaggerebbe costantemente sulla lunghezza d’onda dell’anonimato.

Maneater: un gioco poco convenzionale - Recensione 3
Scontri con altre creature degli abissi

In linea generale è difficile trattenere lo sbadiglio mentre si percorrono i mari di Maneater, che perde il proprio appeal già durante le prime battute di gioco. Per quanto possa essere attraente il poter solcare mari e oceani in cerca di prede da massacrare ed ingurgitare, dalle prime scene si capisce come la noia sia tutto ciò che abita quegli abissi tanto affascinanti.

La progressione in stile RPG non porta agli effetti sperati e non consente di personalizzare lo stile di gioco, che rimane identico dall’inizio alla fine e cambia solo in base alla tipologia di nemici che ci troviamo di fronte.

Le fasi, non sempre banali, di scontro con i boss, non regalano emozioni e, una volta superate, mancano di conferire il tipico senso di soddisfazione che spesso sussegue a tali circostanze.

Comparto tecnico e struttura di gioco

Il gioco è organizzato in scenari, durante i quali è necessario completare delle quest principali per portarli a termine. Sono presenti anche delle sequenze secondarie riempitive, tutt’altro che memorabili.

La struttura non offre altro, confermando la natura da sala-giochi di un prodotto che ha cercato l‘emancipazione senza riuscire a capire dove trovarla.

Tecnicamente, per essere un titolo doppia A, può risultare accettabile, nonostante i comandi spesso lascino a desiderare.

Maneater: un gioco poco convenzionale - Recensione 4
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Spesso infatti gli ostacoli sono dati dal controllo del personaggio, più che dagli ostacoli ambientali o dalle minacce nelle vicinanze.

Tuttavia ciò non mina l’esperienza di gioco, che è piacevolmente condita da un reparto audio/grafico accettabile e suggestivo.

L’atmosfera generale di B-Movie della Troma o Asylum può affascinare nicchie ristrette, ma più facilmente porta ad allontanare ancor di più il pubblico generalista

Non si esclude che in futuro questo titolo possa guadagnarsi il marchio “cult”, ma per ora non è sicuramente un prodotto consigliabile.

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Maneater - Recensione di un gioco poco convenzionale 3
Maneater – Recensione di un gioco poco convenzionale
In Conclusione
Maneater non soddisfa le aspettative montate durante il PC Gaming Show 2019. Gli sviluppatori falliscono nel dare un taglio ruolistico ad un prodotto arcade, mancando l'appuntamento con le qualità di entrambi i generi. Interessante per la nicchia di pubblico appassionata di B-Movie.
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Attraente per gli amanti dei B-Movie
Rilassante
Prezzo contenuto
Contro
Progressione non soddisfacente
Comandi confusi
Noioso per un pubblico generalista
5
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