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Rapiniamo il duce, Recensione – Non proprio come Tarantino

Rapiniamo il duce è il nuovo heist movie targato Netflix con Pietro Castellitto e Matilda De Angelis

Rapiniamo il duce, recensione – non proprio come tarantino
Rapiniamo il duce, Recensione – Non proprio come Tarantino
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“Questa è storia vera. Questa storia, quasi.” Questo è l’incipit di uno degli ultimi prodotti Netflix italiani, disponibile sulla piattaforma dal 26 ottobre e presentato in anteprima alla 17ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Rapiniamo il duce, diretto da Renato de Maria, appartiene al filone dell’heist movie o caper movie, cioè quei film su una grande rapina organizzata da un gruppo variopinto di malfattori.

Pensiamo alle pellicole di Tarantino, da Le Iene a Pulp Fiction, oppure alla versione comica come I soliti ignoti, fino ad arrivare alla serie spagnola La casa di carta o al recentissimo Freaks out di Gabriele Mainetti: sono questi i precedenti cui senza pretese tenta di ispirarsi Rapiniamo il duce. Il risultato? Un’ora e mezzo di semplice intrattenimento, distante anni luce dalle opere succitate ma con un Maccio Capotonda sul pezzo.

Una banda pronta al “colpaccio”

A Milano nel 1945 un ladro di professione, Pietro, detto Isola (Pietro Castellitto), ha una relazione segreta con Yvonne (Matilda de Angelis), cantante del teatro Cabiria e amante del gerarca fascista Borsalino (Filippo Timi). Pietro e i suoi compagni d’avventura Marcello (Tommaso Ragno) e Amedeo (Luigi Fedele) captano una conversazione segreta e scoprono che il grande tesoro di Mussolini si trova nella “zona nera” proprio a Milano, dove rimarrà per pochi giorni prima che il duce lo porti con sé in Svizzera. Di qui la brillante idea di mettere assieme una squadra di furfanti e organizzare velocemente il piano che permetterà loro di compiere uno dei colpi più grandi della storia.

Ciò che spinge Isola è anche la volontà di riscattarsi e riscrivere il proprio futuro con Yvonne. Infatti, tra passi falsi, sparatorie e bombardamenti trova spazio la storia d’amore tra Pietro e la cantante, ostacolata però anche dalla moglie di Borsalino, l’attrice in declino Nora (Isabella Ferrari), che non ci può non ricordare Norma Desmond in Sunset Boulevard. Riusciranno i nostri eroi a realizzare il “colpaccio”?

Rapiniamo il duce: una commedia “fumettistica”

Rapiniamo il duce è diretto da Renato de Maria, che ci propone una commedia “fumettistica” (e in questo riprende anche gli ultimi sforzi dei Manetti Bros): sì, perché i rapinatori sono rappresentati come supereroi senza mantello che lottano contro un Male comune. Purtroppo l’impresa è a tratti malriuscita anche perché questi ladri sono tutt’altro che convincenti, a cominciare dal capo della spedizione, Pietro.

Non riusciamo ad affezionarci a quasi nessuno dei personaggi di Rapiniamo il duce, non proviamo empatia per le loro disgrazie, vittime oltre che degli assedi fascisti anche di una sceneggiatura carente. I background dei protagonisti sono solo accennati e l’azione prende il sopravvento sui dialoghi.

Castellitto, che dovrebbe essere il capo della spedizione ed avere tutte le doti, il fascino e il magnetismo dell’eroe, risulta insipido e la sua interpretazione non è neanche paragonabile a quella di Freaks out, così come Matilda De Angelis che ci offre più performance canore che recitative. Tommaso Ragno, Filippo Timi e Isabella Ferrari ci mostrano la loro esperienza e riescono a dare profondità ai loro personaggi, soprattutto la Ferrari con la sua Nora ha tutto lo charme delle attrici hollywoodiane di quegli anni. Sicuramente Maccio Capatonda che interpreta un pilota con qualche vizio di troppo, offre gag comiche ma le sue battute sono un po’ sacrificate.

Sempre ai fumetti si rifanno i colori vividi della fotografia di Rapiniamo il duce, a cominciare dalla preponderanza del rosso che riprende le tonalità del regime dittatoriale. Poi c’è l’escamotage di spiegare tutto il piano con delle vignette che permette di ridurre le spese e allo stesso tempo risulta una scelta registica curiosa e piacevole, in linea con il tono della pellicola. Anche a livello strutturale vengono seguite le varie fasi tipiche dell’heist movie “tarantiniano” dalla preparazione all’attuazione della rapina.

Una colonna sonora frizzante

Se bruciasse la città di Massimo Ranieri accompagna le scene iniziali della pellicola originale Netflix, che riprendono dall’alto una Milano ricostruita storicamente; in queste inquadrature è evidente il budget, così come lo è nei costumi, nelle scenografie e nelle sequenze di combattimento. Ritornando al brano, si trova anche in chiusura e crea una sorta di ring composition.

Altri pezzi appartenenti alla cultura pop conferiscono un’andatura spumeggiante al film, da Tutto nero di Caterina Caselli ad Amandoti dei CCCP, intonati dalla voce passionale di Matilda de Angelis. È ovvio che questo non ci basta, ma di sicuro ci intrattiene e a tratti ci diverte. Tutto sommato Netflix non aspirava certo a un revival dei film di Tarantino, quindi potremmo anche chiudere un occhio sulla trama frettolosa e sul tanto, forse troppo, citazionismo.

Netflix rapiniamo il duce
Rapiniamo il duce

Rapiniamo il duce, Recensione – Non proprio come Tarantino
5.5
Insufficiente

Rapiniamo il duce, Recensione – Non proprio come Tarantino

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Conclusione

Questa banda di ladri che vuole rapinare il duce vi farà sicuramente trascorrere una serata tranquilla ma niente di più. Tra sparatorie, storie d'amore e canzoni di Massimo Ranieri, Netflix ci propone una commedia "fumettistica" scorrevole e a tratti divertente.

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