Red Rose, Recensione – L’app che porta alla follia

La nostra recensione della serie anglosassone Red Rose, disponibile dal 15 febbraio su Netflix.

Red Rose, Recensione – L’app che porta alla follia

Red Rose è una serie tv anglosassone uscita lo scorso 15 Febbraio in Italia su Netflix. Considerata una serie horror, in realtà mescola anche qualche caratteristica del thriller e del teen drama.

Red Rose ci trasporta nella suggestiva cittadina di Bolton, a nord est di Manchester, con le sue ambientazioni mistiche tipiche dei paesi del nord, simili a quelle ritrovate anche nel film Gli spiriti dell'isola (la nostra recensione qui). La storia ci racconta di un gruppo di amici che festeggiano la fine degli esami e l'inizio dell'estate, con la speranza di un futuro al college. La pace viene interrotta quando Rochelle, una delle ragazze del gruppo, riceve uno strano link che fa accedere a questa app sconosciuta chiamata, appunto, Red Rose.

Da questo momento si susseguono una serie di eventi, a tratti surreali e inspiegabili, che sconvolgono l'estate a tutta la cittadina di Bolton, tra problemi adolescenziali, scelte di vita, e il mistero di chi si nasconde dietro alla creazione di un app in grado di rovinare la vita di chiunque la scarichi.

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Red Rose

Red Rose è una serie tv horror / teen drama che parte da un soggetto originale e interessante, ma che purtroppo non sempre si sviluppa in maniera adeguata. Tuttavia, vale la pena vederlo, in quanto tocca temi attuali e ci permette di approfondire la conoscenza della cultura delle popolazioni di campagna nel Nord del Regno Unito.

Dove vederlo:

Una sceneggiatura originale

Red Rose è una serie con un'idea originale, attuale e che, in qualche modo, ci ricorda un po' la cruda critica nei confronti dell'eccesso nell'uso della tecnologia fatta attraverso Black Mirror, serie tv anch'essa britannica. Non solo la tecnologia, ma anche il senso di perdita e di depressione che a volte circonda l'età della crescita, tra adolescenza ed età adulta, il sentirsi addosso un carico enorme di responsabilità nei confronti del futuro, e il senso di solitudine provocato dall'incapacità di trovare qualcuno che possa veramente condividere lo stesso stato d'animo.

Il rischio è proprio quello del chiudersi in se stessi, cercando di evadere attraverso il mondo dei social, quello che non è reale e che permette di immaginare e creare una diversa immagine di sé. Proprio su questo motivo gioca Red Rose, l'applicazione in grado di esaudire i desideri, in cambio però di un senso di perdita di realtà e di maggior chiusura in se stessi.

I ragazzi che scaricano Red Rose vengono risucchiati in un vortice di ossessione e paranoia, non capiscono cosa è reale e cosa no, e puntata dopo puntata un nuovo tassello del puzzle viene connesso, soddisfando la curiosità degli spettatori e quella dei personaggi che abitano la storia.

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Poteva andare meglio

Nonostante l'idea, originale e potente in quanto fa emergere un problema sicuramente esistente nelle nuove generazioni per quanto riguarda il loro rapporto con la tecnologia, la trama va un po' a perdersi. Oltre all'indagine su Red Rose, vengono sviluppati diversi filoni narrativi che però non hanno molto senso di esistere, non sono per niente rilevanti nei confronti della storia e, soprattutto, non vengono sviluppati a dovere. Questo ci lascia un po' l'amaro in bocca e ci fa pensare che certi elementi siano inseriti giusto per "diluire il brodo".

Non solo, ma anche i dettagli sono trascurati parecchio, alcune scene non sono giustificate in alcun modo, e questa è una trappola in cui spesso cadono i prodotti di genere horror. Guardando la serie, che comunque si presenta molto bene dopo le prime tre puntate, ci sembra di essere stati truffati, ad un certo punto tutto cambia e inizia a percepirsi l'aria di un prodotto un po' poco curato, nel quale le cose non quadrano per nulla e che provoca anche un lieve un senso di frustrazione.

Nonostante questo, ogni puntata è strutturata bene, finendo sempre con un cliffhanger che ti obbliga ad iniziare subito quella dopo, caratteristica tipica dei prodotti seriali del passato più che di quelli attuali, che si è andata un po' a perdere con l'arrivo delle piattaforme streaming.

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Ambientazione culturale

Un elemento sicuramente a favore di Red Rose è proprio l'ambientazione. Non soltanto i paesaggi in cui si svolgono gli avvenimenti, ma anche lo strato culturale delle persone che abitano Bolton è assolutamente suggestivo e reale. La serie è uno specchio della società dei piccoli paesi di campagna del Regno Unito, con i loro abitanti e il loro forte accento che li emargina dagli abitanti delle città.

Non solo l'accento, ma anche l'abbigliamento, i modi di fare e un forte senso di appartenenza che li contraddistingue, li rendono completamente estranei al mondo al di fuori della loro bolla protetta dai confini fisici e non della campagna. L'ideatore stesso della serie, in un'intervista ha dichiarato come volesse rendere omaggio ai meravigliosi paesaggi e alla magia che circonda le piccole comunità che hanno mantenuto la loro autenticità al di fuori delle metropoli, senza cambiare od omologarsi.

Interessanti i lavori di regia e fotografia, che riescono a riportare la sensazione mistica data dalle scogliere e dai naturali colori della campagna, all'interno di negozi, pub e case che fanno parte di Bolton, differenziando completamente attraverso i colori e le luci, gli ambienti della città, in questo caso Manchester.

L'elemento che sicuramente rende Red Rose una serie accattivante è il montaggio sonoro, la ripetizione costante del suono dell'app, associata alla luce che essa stessa emette, entrano nel cervello creando ogni volta un senso di angoscia nello spettatore. Anche i giovanissimi attori che popolano la serie, hanno dato prova di poter sorreggere da soli un totale di 8 episodi, con personaggi interessanti e non banali.