Può una camminata lungo la navata trasformarsi in una sorta di marcia della morte? Più che una semplice suggestione, è la domanda che sembra attraversare una recente tendenza audiovisiva, sempre più incline a riscrivere il rito del matrimonio in chiave perturbante.
Negli ultimi tempi, infatti, diverse opere hanno posto al centro della narrazione un’unione che, anziché promessa, assume i contorni di un presagio.
È il caso di The Drama, film d’imminente uscita con Zendaya e Robert Pattinson, o del sequel di Finché morte non ci separi 2.
Tuttavia, è soprattutto la nuova serie Netflix Something Very Bad Is Going To Happen a radicalizzare questa prospettiva: qui l’attesa del fatidico sì non costruisce tensione romantica, ma si carica progressivamente di un’inquietudine latente, insinuando il dubbio che il matrimonio non sia un compimento, bensì l’innesco della catastrofe.
Una lunga marcia verso gli inferi
L’inizio della fine viene presentato attraverso un’apertura in medias res, in cui una giovane sposa percorre i pochi metri che la separano dal futuro marito.
La scena è costruita come uno spazio claustrofobico, in cui i suoni risultano ovattati, fatta eccezione per il respiro della ragazza e per il ritmo incessante, quasi martellante, della macchina fotografica.
Quella che dovrebbe essere una promessa si trasforma invece in un’esplosione di sangue e urla, subito sottratta allo sguardo per riportare la narrazione al suo vero punto di partenza.
Qui incontriamo i due fidanzati, Rachel (Camila Morrone) e Nicki (Adam DiMarco), in procinto di raggiungere Somerhouse, dimora dei famigliari di lui, luogo che si configura fin da subito come spazio liminale, sospeso tra accoglienza e minaccia.

Esiste l'anima gemella?
Sebbene caratterizzati da personalità differenti, i due appaiono certi della propria unione, convinti di incarnare l’ideale delle anime gemelle.
È proprio questa visione romantica, quasi ingenuamente celebrativa, a essere progressivamente incrinata lungo il viaggio verso la destinazione: una serie di incontri strani e inquietanti prepara infatti l’ingresso nel nucleo più perturbante del racconto, rappresentato dalla famiglia Cunningham.
È qui che Rachel entra in contatto con le diverse figure che abitano la dimora: la fragile madre Victoria (Jennifer Jason Leigh), il patriarca Boris (Ted Levine) – impegnato nello scuoiamento e nell’imbalsamazione del proprio cane – e i figli Portia (Gus Birney) e Jules (Jeff Wlbusch), quest’ultimo sposato con Nell (Karla Crome) e padre di Jude (Sawyer Fraser).
Un senso di inquietudine comincia allora a pervadere la protagonista, alimentando progressivamente i suoi dubbi, soprattutto in merito al matrimonio e alla decisione – giusta o sbagliata – di sposare Nicki.

Something Very Bad Is Going To Happen tra suggestioni, misteri e presenze
Creata da Haley Z. Boston e prodotta dai fratelli Duffer (Stranger Things), Something Very Bad Is Going To Happen è una miniserie che ibrida orrore, thriller psicologico e suggestioni di satira sociale.
Ne emerge un esperimento narrativo avvolto dal mistero, la cui tensione si intensifica episodio dopo episodio, fino a lasciar affiorare una cupezza sempre più pervasiva.
Ciò che colpisce è soprattutto la capacità della serie di slittare continuamente tra registri differenti, avvolgendo gran parte dei personaggi in un alone di ambiguità e rendendo opaca, se non indecifrabile, la loro identità più autentica.
Se Jennifer Jason Leigh dà vita a una figura enigmatica, forse persino disposta a lasciare il figlio nelle mani di una sconosciuta, Gus Birney interpreta una giovane eccentrica e refrattaria a qualsiasi forma di dolcezza (ma dotata di poteri medium), mentre Jeff Wilbusch incarna un uomo segnato da un passato oscuro.
Il vero fulcro del racconto resta però concentrato sui protagonisti: Camila Morrone e Adam DiMarco costruiscono l’immagine di una coppia apparentemente perfetta, il cui legame, nel corso delle vicende, si incrina progressivamente sotto il peso di dubbi e incertezze.
Attraverso depistaggi e indizi sinistri, Something Very Bad Is Going To Happen costruisce un impianto visivo dominato da colori sbiaditi e da una luce costantemente attenuata, accompagnato da una colonna sonora martellante che insiste sull’incessante ballata You Are My Destiny di Paul Anka.

Ma il vero fulcro non risiede né nei paesaggi isolati, né negli incontri perturbanti – su tutti il Testimone interpretato da Zlatko Burić – né nelle presenze che alleggiano sull’intera narrazione.
La miniserie porta piuttosto alla luce un interrogativo più profondo: possiamo davvero conoscere la persona con cui condividiamo la vita, quell’’anima gemella’ che abbiamo scelto di sposare, o l’immagine che abbiamo costruito è solo frutto della nostra immaginazione? E fino a che punto il matrimonio può trasformarsi in qualcosa di oscuro e imprevedibile, quando le illusioni si infrangono?

