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Cinema

The Gray Man, Recensione – Giocare sul sicuro

The Gray Man, il nuovo film action Netflix diretto dai fratelli Russo, segue le regole del genere e scommette sul sicuro

The gray man, recensione – giocare sul sicuro
The Gray Man, Recensione – Giocare sul sicuro
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Anthony e Joe Russo, i due fratelli registi più amati del Marvel Cinematic Universe, dirigono il nuovo film action di casa Netflix dopo il bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) di Cherry – Innocenza perduta, una collaborazione dello scorso anno con Apple TV+ che non ha convinto pienamente. The Gray Man quindi porta sulle spalle il peso di mostrare l’abilità dei due fratelli al di fuori dei cinecomic, un’impresa che si dimostra più facile a dirsi che a farsi. Nonostante, infatti, il cast stellare ed i tanti milioni spesi per la produzione del film, la missione è ancora una volta rimandata a prodotto da destinarsi.

Niente di nuovo

The Gray Man è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Mark Greaney e vede una narrazione che di nuovo ha ben poco: Il governo americano è in cerca di giovani criminali finiti in carcere che non hanno nulla da perdere. Questi vengono utilizzati per programmi top secret per cui i piani alti non vogliono sporcarsi le mani e, per questo motivo, le loro identità rimangono sconosciute, tanto che tra i membri dell’organizzazione ci si distingue per numeri.

Six è il protagonista della storia ed è uno dei membri reclutati dal governo per queste particolari missioni. Come tutti i criminali di questo genere, Six sembra essere apatico e cinico, ma un segreto che non deve essere rivelato lo porta a ribellarsi ed a sfidare la CIA, la quale non ha paura di utilizzare qualsiasi mezzo pur di fermarlo.

The gray man

I soliti stereotipi di genere

Tutti i personaggi di The Gray Man, dal primo all’ultimo, sono una versione vista e rivista dei più grandi classici di genere, da 007 a Mission Impossible, tanto per fare dei nomi.

Tutti i protagonisti seguono gli stilemi dei film di spionaggio/azione, a partire proprio dal protagonista del film, Six, che è lo stereotipato eroe dall’animo freddo e dal cuore caldo, che non mostra il suo affetto e le sue emozioni, ma che lascia intendere ad averle. L’antagonista, Lloyd Hansen, è il mezzo che la CIA utilizza per fermare il ribelle Six ed è il nemico per antonomasia: spietato, realmente cinico (al contrario del protagonista), menefreghista e con quel pizzico di sarcasmo che non può mancare. La co-protagonista e aiutante di Six, Dani Miranda, è un personaggio leggermente più interessante che non viene però quasi mai approfondito e che, nonostante sia utile durante la narrazione, rimane pressoché indifferente allo spettatore.

Nel complesso, la scrittura di The Gray Man non ha grossi problemi e segue in maniera coerente il filo conduttore del film, portando a termine il lavoro che si è preposta, ovvero intrattenere. Il ritmo subisce degli sbalzi eccessivamente troppo netti, ma questo è un difetto che molti prodotti del genere hanno. Non aspettatevi quindi nulla oltre l’intrattenimento, ma piuttosto mettetevi comodi e preparatevi a guardare uno dei più normalissimi film action, niente di più, niente di meno.

I fratelli Russo all’opera

Così come la sceneggiatura, anche la regia di Gray Man riesce nel basilare compito di intrattenere, contrapponendo momenti di più leggera autorialità in cui viene dimostrata l’abilità dei fratelli a momenti di sporadica confusione in cui si poteva fare meglio. In ogni caso però, la regia è promossa soprattutto grazie a delle belle scene action ed a delle buone coreografie nei combattimenti, cosa in cui i Russo hanno ampiamente dimostrato di essere abili.

I milioni spesi si notano tutti in particolare nelle scenografie di ampio respiro che troviamo nelle location visitate dal film (da Vienna, a Praga, passando per la Francia, ecc..) e negli effetti speciali che reggono bene il confronto con altri film di genere. Da sottolineare anche la fotografia, che ha alcuni momenti di particolare interesse, soprattutto sul finale, con luci e colori caldi pronti a sposarsi bene con l’ambiente circostante.

Il cast stellare di The Gray Man svolge tutto sommato un buon lavoro, ma senza incantare: Ryan Gosling (Six) fa il minimo ed indispensabile per rendere il personaggio credibile, ma niente di più; Ana de Armas (Dani) dona al proprio personaggio il proprio fascino ed il proprio piglio combattivo ed emancipato, senza però scaldare gli animi del pubblico a causa di un personaggio poco approfondito; Chris Evans (Lloyd) è sicuramente l’interprete più in parte dei tre protagonisti, simpatico ed irriverente, riesce a rendere giustizia al personaggio anche più di quanto fatto dalla sceneggiatura.

The gray man

Un’occasione sprecata

The Gray Man raggiunge l’obiettivo preposto, intrattenere con un reparto tecnico più che buono, ma non riesce ad andare oltre questo. Un vero peccato considerando tutti i fattori messi in gioco per il film, dal cast stellare, a dei registi che sanno fare il loro mestiere e ai tanti soldi spesi per la produzione, all’incirca 200 milioni. La sensazione è che Netflix abbia voluto giocare sul sicuro e puntare tutto su qualcosa di certo successo, senza neanche sforzarsi di provare a guardare oltre l’orizzonte segnato dal guadagno.

Per quanto riguarda i fratelli Russo invece, hanno ancora una volta dimostrato di essere abili alla regia anche al di fuori di un prodotto del Marvel Cinematic Universe, ma che purtroppo non riescono ad uscire dalle loro comfort zone. I due registi quindi, come accaduto con Cherry, anche dopo questo The Gray Man sono ancora attesi alla loro maturazione definitiva.

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