I film ambientati in un unico spazio hanno sempre il loro fascino, tra i più recenti ricordiamo Here (2024) e Perfetti Sconosciuti (2016), fascino che ritroviamo anche in The Invite - Il piacere è tutto nostro, commedia dolceamara diretta da Olivia Wilde, al suo terzo lungometraggio.
The Invite tra critica sociale e comfort emotivo
Un ritmo incalzante che non perde attrattiva. C’è Woody Allen, c’è anche Genovese e un cast perfettamente centrato. C’è l’intento di smontare e rivelare tutta una serie di convenzioni e costruzioni mentali e sociali senza deriderle. E in questo il film è più che efficace.

Olivia Wilde sembra riuscire a superare le critiche che avevano rischiato di definirla - ricordiamo Don’t Worry Darling e tutto ciò che ne è derivato, dal rapporto con Florence Pugh, all’incidente (un mistero ancora oggi) di Harry Styles con Chris Pine, alla relazione con il cantante - e si rialza con successo offrendoci un remake tuttavia personale.
Riprendendo infatti il film di Cesc Gay, Sentimental (2020) - a sua volta adattamento di una pièce teatrale del 2015 dello stesso regista, Los vecinos de arriba -, Olivia Wilde, qui regista e co-protagonista, usa con cognizione e grande consapevolezza una regia coerente e precisa, fatta di simmetrie e inquadrature che riflettono gli stati d’animo e le situazioni vissute dai protagonisti.
Una commedia sì, ma dolceamara, che restituisce le nevrosi di un’intera società attraverso i risentimenti e la fatica di una coppia sposata in crisi: Angela è una donna vulnerabile, in parte anche annichilita, Joe è infelice e represso, eppure... eppure restano insieme, per il bene della famiglia. C’è quindi un’evidente, seppur non giudicante, critica a degli schematici pregiudizi sociali che come risultato, molto spesso, danno solo rassegnazione e infelicità.
Il contraltare è qui rappresentato dalla coppia Edward Norton e Penelope Cruz, nei panni di Hawk e Pina, una coppia che ritrae libertà emotiva e sessuale e la presenta come possibile ingrediente per la guarigione dei due vicini in crisi.

Quella che i protagonisti - un cast centratissimo e d’eccezione - mettono in scena, è una vera e propria coreografia teatrale, impersonando stereotipi con grande destrezza emotiva e recitando dialoghi ricchi e comici dal suono agrodolce.
Una cena improvvisata e prevedibilmente disastrosa, e due coppie che più diverse non si può: da una parte due coniugi esausti (Seth Rogen e Olivia Wilde), consumati dalla routine e dall’insoddisfazione delle proprie individuali vite; dall’altra due "fidanzatini" nel pieno della passione (Edward Norton e Penelope Cruz), emblema della libertà coniugale e privi di freni emotivi.
Non c'è un unico modo giusto di vivere una relazione
È forse un tentativo di metterci di fronte a una scelta? Chi vorremmo essere, in chi ci riconosciamo? E soprattutto, è giusto sacrificare la propria felicità per il bene superiore e idealistico di un amore che DEVE resistere a ogni costo?
Nel guardare The Invite è impossibile sfuggire a queste domande, anzi. Sembra quasi un intenzionale esercizio di introspezione per il pubblico. È pur vero che oggi quando si parla di relazioni, sembra quasi obbligatorio mostrarsi totalmente a favore di una libertà coniugale concreta, nel rischio altrimenti di suonare ottusi o anacronistici.
Detto ciò, non è questo l’obiettivo, né tantomeno il cardine attorno a cui ruota la pellicola della Wilde. Tutt’altro. A volte, alcuni principi e convenzioni sociali trovano ragione d’esistere proprio grazie a esempi come Angela e Joe, che sì, staranno anche attraversando una crisi, e sì, certamente sarebbe sano per loro aprirsi a nuove idee di amore e condivisione, ma dimostrano che un tipo di amore ideale è ancora possibile, se si vuole.
Molto "alleniano" nel caos emotivo, nel cinismo e nei dialoghi sovrapposti, The Invite si regge su un perfetto equilibrio estetico grazie a una scenografia curatissima e a una regia altrettanto minuziosa: gli spazi e le inquadrature diventano per la regista strumenti per raccontare le vulnerabilità e le difficoltà della coppia in crisi, contrapposta a una (apparente) unione convinta dei vicini di casa.

Però quello che forse questo film vuole dirci è che non conta il sesso, non serve essere aperti o meno a determinate nuove idee, non basta la passione. E non contano neanche, al contrario, l'indifferenza sessuale che una coppia sposata può attraversare, né l'insoddisfazione personale, né che ci sia una figlia (presenza astratta) come scusa per restare insieme.
Quello che conta, alla fine, è solo saper suonare insieme, a quattro mani. Aver imparato a coordinarsi, a intervallare accordi maggiori e minori, mantenendo di sottofondo un rispetto reciproco e un bene che va oltre tutto il resto.
Un cast semplicemente perfetto
Bisogna ammettere che grande merito per la riuscita del film va al cast, essenziale e azzeccato, che riesce a valorizzare e restituire ogni sfumatura emotiva dei personaggi inquadrandola nella mimica e nella sapienza di gestire un set come fosse una commedia teatrale.
Seth Rogen è qui esilarante, estenuante, a tratti ottuso. E Olivia Wilde non è da meno: comicamente impacciata, nevrotica, suscettibile, disillusa. Edward Norton e Penelope Cruz completano il quartetto, offrendoci performance centrate e definite a dovere.
The Invite - Il piacere è tutto nostro vi aspetta al cinema, distribuito da IWonder Pictures. Non perdetelo.

