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The Last of Us Part II, Neil Druckmann nel mirino di attacchi verbali in rete

The Last of Us Part II, Neil Druckmann nel mirino di attacchi verbali in rete 1

Tra questi anche minacce di morte

A poco più di un mese dall’uscita di The Last of Us Part II fissata per il prossimo 19 giugno la campagna di notizie che sta montando attorno al videogioco, tra i più attesi dell’anno, non è di sicuro quella che ci si attenderebbe, ma al contrario sono le polemiche ad essere al centro dell’attenzione. Ne consegue che un certo malumore e nervosismo stanno serpeggiando tra i fan anche talvolta con atteggiamenti discutibili come possono essere le minacce di morte che sebbene in quest’ultimo caso ci si trovi di fronte ad una cerchia molto ristretta di persone è una condotta che non trova nessuna giustificazione.

È vero che ci sono stati una serie di episodi che hanno disorientato e alquanto infastidito una buona parte dell’utenza: il rinvio ancora del lancio del titolo a causa questa volta dell’attuale emergenza sanitaria, la diffusione in rete di video relativi alla trama del gioco, compreso il suo gameplay, la non totale condivisione dell’intero progetto da parte del team di sviluppo ed infine la questione sulla scelta o meno di dover uccidere dei cani in quanto avversari di Ellie; tuttavia, a tutto c’è un limite anche quando si tratta di manifestare le proprie critiche. Invece le cose stanno diversamente.

Neil Druckmann, vicepresidente della software house Naughty Dog, nonché direttore creativo e co-scrittore di The Last of Us e del suo ultimo sequel, sembra essere diventato il principale capro espiatorio di questa vicenda dal momento che è su di lui che si riversano maggiormente gli attacchi verbali più pesanti, come lui stesso ha voluto testimoniare pubblicandone alcuni contenuti. In una breve ed ironica conversazione su Twitter in data 8 maggio con Cory Balrog, director di God of War, che gli chiedeva in modo scherzoso una copia del gioco in omaggio, la risposta di Neil è stata: «Sorry, Cory. You haven’t hit the necessary death threat quota. Maybe next year». È così che si è venuti a sapere, dunque, delle minacce di morte, ma Neil pare averne dato il giusto peso per quello che meritano veramente, senza esserne minato minimamente nello spirito. Aspettiamo di giocare The Last of Us Part II, tralasciando tutte quelle chiacchiere vere o presunte che lo hanno preceduto, poi potremo applaudire oppure no, ma sempre in modo civile.

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