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Tiny Tina’s Wonderlands, Recensione – Una classica sessione a Bunker and Badasses

Il nuovo spin-off di Borderlands che non vive di luce riflessa

Tiny Tina’S Wonderlands, Recensione – Una Classica Sessione A Bunker And Badasses
Tiny Tina’s Wonderlands, Recensione – Una classica sessione a Bunker and Badasses

I DLC sono da molti considerati una piaga del mercato videoludico, in particolare a causa di scelte commerciali da parti degli sviluppatori talvolta discutibili. Alle volte tuttavia, riescono talvolta addirittura a penetrare nel cuore dei fan, grazie alla loro intrinseca qualità. Tiny Tina’s Assualt on Dragon Keep, espansione di Borderlands 2, nel momento della sua uscita rientrava sicuramente in questo illuminato novero. La parodia dei GDR cartacei proposta da Gearbox era stata talmente tanto apprezzata non solo da venire successivamente distribuita come DLC stand-alone, ma anche per vedersi ripreso ed espanso il concept base per un vero e proprio spin-off con dignità propria. La risultante è Tiny Tina’s Wonderlands. Scopriamo se le Wonderlands sono in grado di rivaleggiare con Pandora.

Tiny Tina'S Wonderlands, Recensione - Una Classica Sessione A Bunker And Badasses 5, Il Nuovo Spin-Off Di Borderlands Che Non Vive Di Luce Riflessa
Immagine Tiny Tina's Wonderlands, Recensione - Una classica sessione a Bunker and Badasses (Hynerd.it)

Benvenuti nelle Wonderlands


L’intera vicenda si struttura come una campagna di un GDR carteceo chiamato Bunkers and Badasses (ovvia parodia di Dungeons and Dragons) masterata dalla folle Tiny Tina. Il giocatore interpreterà i panni del Novellino, alle prese con la sua prima partita. Ben presto, il protagonista scoprirà di essere il Tessifato, il classico prescelto anticipato dalla profezia, che dovrà scontarsi contro una forza oscura per salvare le Wonderlands. Sebbene si tratti volontariamente di un incipit stereotipato e infarcito di cliché, ben si sposa con l’ironia tipica della serie e la natura parodistica della narrazione. La classicità dell’intreccio permette di giocare e decostruire agilmente gli elementi tipici della narrativa fantasy, adottando lo stile irriverente e dissacrante a cui Borderlands ci ha abituati. Il tutto funziona egregiamente, e non sarà difficile giocare la maggior parte dell’avventure con il sorriso costantemente stampato in faccia.
Il cast dei personaggi comprende new entry e vecchie conoscenze, questi ultimi interpretanti spassose parodie degli archetipi fantasy. Nonostante l’intreccio non riesca ad appassionare particolarmente, il tutto è controbilanciato dalla componente comica, vero motore portante della narrazione.
Naturalmente gli appassionati di fantasy e GDR cartacei riusciranno ad apprezzare maggiormente il tutto, ma risulta comunque godibile da chiunque, anche grazie a spassose trovate nosense e l’uso di elementi entrati nell’immaginario collettivo dei più, rendendo comprensibile la maggior parte delle parodie a chiunque.

Ecco un bel tiro iniziativa

La base del gameplay è quella di Borderlands 3, con però non poche variazioni alla formula.
La prima sostanziale differenza la si riscontra già nella creazione del personaggio. Le sei classi disponibili sono completamente inedite, e coprono i tipici archetipi del genere. Abbiamo perciò il brr-serker e il brandimartello che fungono da guerrieri, il primo più votato al corpo al corpo, mentre il secondo al danno elementale. Il ruolo del maghi è coperto dall’oltretomba, una sorta di negromante in grado di sacrificare la propria energie per infliggere danni oscuri, e dallo sparamagie, specializzato nell’uso degli incantesimi. Abbiamo infine l’arciere e il ladro, incarnati rispettivamente dal guardiaspore e dallo stimolante. Tutte le scelte si rivelano funzionali e piuttosto equilibrate (oltre che ben differenziate), soddisfacendo ogni ruolo e stile di gioco. Inoltre, riescono anche nel compito di valorizzare le nuove meccaniche, essendo in taluni casi costruite intorno ad esse.
Una volta compiuta questa scelta, si dovranno distribuire i punti caratteristica, che determineranno bonus e malus a determinate statistiche.
L’editor potrebbe risultare inizialmente leggermente scarno, ma nel corso dell’avventura si potranno ottenere una notevole mole di nuove opzioni estetiche. Lo sblocco graduale di tale opzioni non è una scelta che abbiamo particolarmente apprezzato, anche se per alcuni giocatori potrebbe risultare comunque stimolante.

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Immagine Tiny Tina's Wonderlands, Recensione - Una classica sessione a Bunker and Badasses (Hynerd.it)

Spara che ti passa


Pad (o mouse e tastiera) alla mano, i giocatori si sentiranno subito a casa, mentre i novizi non impiegheranno molto a prendere la mano con l’intuitivo sistema. Per i pochi che non conoscessero la serie Borderlands, si tratta di un looter shooter con loot alla Diablo, e Tiny Tina’s Wonderlands non fa eccezione.
Dal punto di vista del gunplay crudo e nudo non ci sono grosse novità o modifiche. Il feeling con le armi è impeccabile, la varietà delle bocche da fuoco è gargantuesca e ogni sparatoria risulta estremamente soddisfacente. Rispetto al passato vi è un maggiore focus alle armi con effetti elementali ed è stata introdotta una nuova tipologia di arma, un ibrido pistola-balestra in grado di sparare dardi di vario tipo.
Una delle principali innovazioni risiede nel corpo a corpo. Infatti ora questo non è semplicemente relegato ad un banale attacco poco funzionale immodificabile, ma gode di un rinnovato vigore grazie ad uno slot equipaggiamento dedicatogli. Le armi corpo a corpo sono ora trattate alla stregua di ogni altra tipologia di loot, donando maggiore varietà e piacevolezza, presentando anche la possibilità di costruire delle build incentrate.

Magie e proiettili


La modifica più radicale di Tiny Tina’s Wonderlands riguarda però le abilità attive. Ogni classe dispone di due attacchi speciali alternativi (una immediatamente disponibile, l’altra sbloccabile raggiunto un certo livello), il cui utilizzo è vincolato da un cooldown. Queste non si limitano solo ad attacchi in grado d’infliggere ingenti danni singoli o di gruppo, ma alcune presentano funzionamenti peculiari, adatti a particolari tipologie di build.
La più sostanziale differenza concerne l’eliminazione delle granate, qui sostituite dagli incantesimi. Queste ultime sono rinvenibili come loot, e normalmente equipaggiabili solo una alla volta, senza alcun vincolo per quanto concerne la classe. Anche il loro uso è limitato da un tempo di ricarica, ma comunque tendenzialmente minore rispetto agli attacchi speciali, cosa che ne consente un utilizzo decisamente più frequente, sintomo della centralità affibbiatogli. Non solo non fanno rimpiangere gli esplosivi, ma anzi, risultano particolarmente efficaci, divertenti da utilizzare e maggiormente dinamiche, riuscendo al contempo a donare personalità al titolo.


L’unico neo che abbiamo riscontrato in questa componente è nella loro scarsa varietà. Si trattano tutte di magie elementali offensive, che non presentano moltissime tipologie e che si differenziano principalmente per l’elemento utilizzato, più che nel loro funzionamento. Si tratta comunque di un’ottima base, su cui ci auguriamo Gearbox costruisca ed espanda in futuro.
Alcune classi dispongono anche di un companion esclusivo, caratterizzati da meccaniche peculiari.
Come già detto gli scontri a fuoco sono frenetici e divertenti, impreziositi ulteriormente dalle novità sopracitate. Il livello di sfida è il linea con quello della serie, non elevatissimo, ma comunque in grado di mettere in difficoltà in certi frangenti. Gli atterramenti arriveranno perlopiù a causa della confusionarietà e il numero dei nemici, oppure attacchi con importanti otuput di danno nel caso dei boss.
Lodevole è anche la varietà dei nemici, che coprono gran parte del tipico bestiario fantasy.

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Immagine Tiny Tina's Wonderlands, Recensione - Una classica sessione a Bunker and Badasses (Hynerd.it)

Il bottino è mio!

L’ormai collaudato sistema di looting si riconferma elemento portante dell’intera struttura di gioco, e uno dei principali motori alla progressione. Il tasso di drop è equilibrato per ogni grado di rarità, garantendo financo equipaggiamento leggendario senza la necessità di particolare farming. Purtroppo, la presenza dell’enorme mole di loot è minata parzialmente da una gestione dell’inventario non eccelsa. Il suo utilizzo è talvolta scomodo e legnoso, la navigazione non fluidissima, e si sente la mancanza di alcune opzioni per una gestione maggiormente ottimale, elemento che a volte spezza eccessivamente il ritmo di gioco.
Se di primo acchito lo sviluppo del personaggio di Tiny Tina’s Wonderlands potrebbe risultare semplificato rispetto a Borderlands 3, il sistema nasconde in realtà una profondità ragguardevole. In prima istanza, ad ogni passaggio di livello, oltre ai consueti punti abilità, si otterranno anche punti punti caratteristica, da spendere in diversi parametri; alcuni sono più indicati per determinati classi, ma nulla vieta al giocatore di sbizzarrirsi con ardite distribuzioni. Inoltre, una volta giunti ad un determinato livello e superato un certo punto della main quest, si dovrà scegliere una seconda classe, che andrà ad affiancarsi a quella primaria. La presenza della multiclasse consente un elevatissimo numero e varietà di build possibili.
La sperimentazione è incentivata dalla possibilità di respeccare in ogni momento, a patto di spendere un quantitativo relativamente contenuto di valuta. Una volta conclusa la main quest inoltre, sarà possibile cambiare la classe secondaria, rimuovendo virtualmente ogni barriera in tal senso. Il sistema di sviluppo risulta quindi stimolante quanto libero, oltre che sufficientemente complesso e soddisfacente per i giocatori alla ricerca della build ideale. Nota di merito anche per la scelta delle abilità passive da includere, molte delle quali ideate per valorizzare i nuovi elementi introdotti, come gli incantesimi.

Final Borderlands


Mutata è anche la struttura della mappa. Le singole macroaree non sono più interconnesse direttamente, ma mediate da una vero e proprio overworld alla Final Fantasy. Oltre a titillare i giocatori nostalgici dei JRPG di un tempo, si rivela piuttosto funzionale e ricca di compiti da svolgere. Oltre a interagire con NPC per ottenere quest secondarie, si potranno trovare collezionabili, alcuni dei quali in grado di attivare degli altri che doneranno bonus passivi, come un aumento del tasso d’accumulo dei punti esperienza o dei soldi. Simpatica anche se marginale, è la presenza d’incontri casuali (facilmente evitabili) camminando nell’erba alta, ovvia citazione alla serie Pokémon.
Questi, una volta toccato il giocatore, lo trasporteranno in un’arena nel quale completare uno scontro, il cui superamento garantisce del loot casuale. Sono anche presenti dei dungeon minori, completabili sopravvivendo ad una serie d’incontri, che, oltre al consueto drop di equipaggiamento aggiuntivo, alcuni di essi permettono il raggiungimento di porzioni di mappa altrimenti inaccessibili. L’overworld funziona, la cui interattività e pienezza lo eleva e mero collante fra un’area e l’altra.
Anche le singole macrozone si presentano come sufficientemente curate. Le ampie dimensioni sono coadiuvate da un discreto level design, che non disdegna una verticalizzazione apprezzabile e mai invasiva.

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Non è tutto oro quel che luccica


La questline principale di Tiny Tina’s Wonderlands è completabile in poco più di una decina di ore, e il contatore raggiunge le trenta in caso di completismo. La longevità è tutto sommato adeguata, ad averci deluso però è stato l’endgame. Non sarà possibile infatti rigiocare l’avventura in new game plus con difficoltà e drop rate aumentati, come da consuetudine. La ricerca dell’equipaggiamento perfetto è relegata alla Camera del Caos, nella quale affrontare una serie di scontri coadiuvati da un sistema di bonus, malus e potenziamenti temporanei acquisibili spendendo dei cristalli ottenuti al termine di ogni combattimento. Se sulla prime battute risulta divertente e stimolante, l’interesse è destinato a scemare nel medio/lungo termine. La mancanza della possibilità di rigiocare la campagna con un livello di sfida maggiorato si fa sentire, dato che quest’assenza non stimola al perfezionamento costante, ma relegando quest’ultimo alla mera soddisfazione del giocatore.

Più attenzione la prossima volta


Lo stile grafico è quello ormai riconoscibile da chiunque ed è un vero piacere negli occhi, e riesce a sopperire alle mancanze strettamente tecniche che ad un occhio attento sono comunque visibili. Il colpo d’occhio è comunque piacevole, e Tiny Tina’s Wonderlands riesce anche a regalare alcuni scorci niente male. Artisticamente non abbiamo nulla da recriminare, riesce a prendere quello tipico del genere fantasy e farlo proprio. Nota di merito anche per la notevole varietà di ambientazioni. Noi abbiamo giocato la versione PlayStation 5 del titolo, e si comporta bene sia nella modalità prestazione che in quella fedeltà. Le differenze fra le due non sono così marcate all’atto pratico, ma si rivelano essere entrambe scelte adottabili. In entrambe le modalità in ogni caso il frame rate si comporta tendenzialmente in maniera stabile.


La colonna sonora ci è parsa pericolosamente sottotono. Non è pessima, ma le tracce lasciano il tempo che trovano. Sono inoltre inficiate da un mixaggio audio non sempre ben calibrato con il resto del sonoro. Purtroppo manca il doppiaggio italiano, cosa che farà storcere il naso in particolare agli affezionati al brand. L’assenza si fa sentire soprattutto per via delle lunghe linee di dialogo presenti durante i combattimenti, difficili da seguire nelle fasi molto concitate. Il doppiaggio inglese in ogni caso di pregevole fattura, e le voci dei personaggi già conosciuti sono quelle storiche.
Nel corso della prova di Tiny Tina’s Wonderlands siamo incappati in qualche bug di troppo, come sottotitoli non comparsi o visualizzazione delle armi non caricata correttamente nell’inventario. Non si tratta di nulla che infici eccessivamente la godibilità globale, ma una maggiore pulizia generale sarebbe stata gradita.

Tiny Tina’s Wonderlands, Recensione – Una classica sessione a Bunker and Badasses
8.2

Conclusione

Tiny Tina’s Wonderlands è uno spin-off che straborda di personalità propria. Non si limita ad essere un mero restyling di Borderlands 3, ma ha il coraggio di sperimentare e differenziarsi quanto basta dal suo fratello anagraficamente maggiore. La trama, seppure esile, diverte con la sua ironia dissacrante e parodistica. Le novità e modifiche al gameplay funzionano a dovere, donando maggiore dinamicità e stimoli nuovi. Il sistema di progressione del personaggio consente una molteplicità di direttive di sviluppo e ogni giocatore sarà il grado di trovare la propria build ideale. Il titolo avrebbe comunque giovato di una limatura su specifici aspetti, come la gestione confusionaria dell’inventario e la pulizia tecnica, oltre che presentare un endgame non all’altezza delle aspettative.

Pro

Ironia riuscita
Gode di personalità propria
Elevato numero e varietà di possibili build
Le novità al gameplay funzionano più che bene
Ambientazioni estremamente varie

Contro

L'intreccio in sé è piuttosto debole
Endgame deludente
Gestione dell'inventario non ottimale
Non mancano bug minori
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