Valorant – Recensione di un gioco epocale

Valorant - Recensione Di Un Gioco Epocale 1 - Hynerd.it

Con l’uscita di Valorant si è aperto un nuovo capitolo del gaming competitivo e Riot Games vuole continuare il proprio cammino verso il dominio del settore.

Lo studio americano si approccia al mondo degli FPS, confezionando un prodotto che promette di creare una community che possa divertirsi e competere per almeno un decennio.

Ispirato dal modello Valve, Riot Games ha intenzione di diramare le proprie radici presso ogni settore del gaming, conquistandone uno alla volta. League of Legends ha imposto il proprio dominio nei Moba, Legends of Runeterra vuole spodestare Hearthstone e Magic: The Gathering dal trono dei giochi di carte online e Valorant rivaleggerà con Counter-Strike: Global Offensive sul campo degli FPS tattici.

Ma l’industria in generale trarrà probabilmente profitto dal titolo precedentemente conosciuto come Project A. La grafica accattivante e l’immediatezza delle meccaniche, difficili tuttavia da padroneggaire, possono avvicinare ulteriore pubblico al mondo degli eSports.

Il settore professionistico dei videogiochi attende da molto tempo il momento di esplodere e guadagnare dignità al pari di sport classici come il calcio. Twitch è stato un tassello importante del puzzle, come tutta una serie di titoli che hanno saputo far incontrare pubblico casual e giocatori competitivi: Overwatch, Fortnite, APEX Legends, PUBG, lo stesso League Legends e molti altri sono riusciti legare i due mondi.

Valorant intraprende una nuova sfida: riuscirà un genere ostico come lo sparatutto tattico a coinvolgere un pubblico vasto tanto quanto quello di LOL o Fortnite?

Valorant - Recensione Di Un Gioco Epocale 3 - Hynerd.it

Valorant: di cosa si tratta?

Il genere sparatutto ha saputo innovarsi e rinnovarsi negli anni. Dai classici arena come Quake e Unreal Tournament, fino ad arrivare ai recenti battle-royale in terza persona, come Fortnite, in prima persona, come APEX o Warzone e ibridi come PUBG.

Non dimentichiamo pietre miliari del settore, come Halo, Battlefield e Gears of War, ciascuno dei quali ha portato nuove meccaniche e strutture al genere.

In mezzo a questi mostri sacri troviamo una delle serie di videogiochi più importanti del mondo eSports: Counter-Strike. Counter-Strike è re assoluto dell’FPS tattico, nicchia degli sparatutto in cui mira e strategia sono esaltate sopra ogni altro elemento.

Dal 2012 Counter-Strike: Global Offensive ha guadagnato centinaia di milioni di utenti, divisi in migliaia di clan in tutto il mondo che ogni giorno si danno battaglia. Gli eventi di CS sono seguiti ovunque, con centinaia di migliaia di spettatori sulle piattaforme di streaming.

Fino ad oggi nessun FPS ha potuto rivaleggiare con il prodotto di Valve sul lato eSports: Valorant ha accettato la sfida impossibile.

Riot è scesa in campo, pronta ad investire milioni di dollari sull’ecosistema competitivo del gioco, con l’intento dichiarato di metter fine al regno di CS.

Ma Valorant non punta solo a giocatori rodati, assetati di vittoria: anche il pubblico casual è nel mirino. Il titolo incentra la propria essenza su meccaniche classiche già viste su CS, ma anche su un sistema basato su personaggi carismatici dotati di poteri sovrannaturali.

Semplificando, si può dire che Valorant punti ad unire il realismo di shooting di Counter-Strike, mischiato alla fantasia e la profondità di gameplay data da abilità che hanno fatto il successo di giochi come Overwatch.

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Ogni partita in modalità classica è composta da un massimo di 25 round, in cui 10 agenti, divisi in due squadre da 5, si scontrano a colpi di armi e superpoteri.

Un team ha lo scopo di piazzare una bomba in un punto strategico, mentre gli avversari devono ovviamente impedire che ciò accada.

Le sfide si diramano su quattro mappe diverse, tre delle quali consociamo bene sin dalla beta ed una quarta appena introdotta con il lancio ufficiale: Ascent.

Assieme alla nuova mappa e Reyna, undicesimo agente, Riot ha inaugurato con il lancio del 2 giugno la nuova modalità “Assalto Spike“, le cui regole sono analoghe alla classica, ma con alcune sostanziali differenze.

La partita è al meglio dei 7, quindi la prima squadra che arriva a 4 vince. Tutti gli attaccanti posseggono la Spike (la bomba) e possono di conseguenza piazzarla. Le armi e gli scudi vengono assegnati casualmente di turno in turno. Non ci sono disparità poichè ogni giocatore ottiene lo stesso equipaggiamento. Le abilità sono tutte cariche e in giro per la mappa è possibile trovare delle sfere che caricano la ultimate o sostituiscono l’arma.

Non è presente la fase d’acquisto.

In generale questa sembra essere una modalità che si presta al riscaldamento prima di scendere in campo in classica o, in futuro, in competitiva.

La modalità classificata, infatti, non verrà rilasciata per le prime settimane di gioco, lasciando quindi i giocatori competitivi con un retrogusto amaro in bocca.

Si può dire che il sistema competitivo sia l’essenza di Valorant e finchè esso non verrà rilasciato non potremo ritenere completa l’opera.

La beta ha messo in risalto grosse lacune del sistema classificato, evidenziando soprattutto un meccanismo poco chiaro secondo il quale ogni giocatore sale o scende di grado.

Su Valorant (Beta) esistono 8 gradi, 7 dei quali divisi in 3 step: Ferro (I,II,III), Bronzo (I,II,III), Argento (I,II,III), Oro (I,II,III), Platino (I,II,III), Diamante (I,II,III), Immortal (I,II,III) e infine Valorant. Vincere permette di salire, perdere comporta una discesa. Le prestazioni personali influiscono ovviamente sulla scalata: giocare male comporta un rallentamento nello scalare ed una maggiore rapidità nello scendere, mentre partite buone hanno l’effetto opposto.

Anche lo scarto in termini di punteggio contribuisce: vincere 13-0 permette di salire più velocemente che vincere 13-12. Ma non c’è una quantificazione precisa delle vittorie o dei round di scarto necessari per proseguire di livello. Speriamo che Riot corregga quest’ultimo aspetto.

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Fasi di gioco

La composizione delle partite classiche è molto semplice. Ognuna di esse si costituisce di un massimo di 25 round, la prima squadra che arriva a 13 vince. Per i primi 12 round una squadra attacca e l’altra difende, dopodichè ci si inverte.

All’inizio di ogni round inizia la fase d’acquisto: c’è un budget in valuta, che si incrementa a seconda delle prestazioni nel turno precedente. Durante questa fase è possibile comprare armi e abilità.

Concluso lo shopping inizia la battaglia: il round termina con l’esplosione della bomba (vittoria attaccanti) o con l’annientamento di uno dei due team. I personaggi che rimangono in vita mantengono le abilità inutilizzate e le armi per il round successivo, chi invece muore perde le armi, ma mantiene le abilità.

Nel complesso la modalità è molto simile all’analoga di CS:GO e (vagamente) al Cerca e Distruggi di Call of Duty. Proprio in virtù dei feedback del passato, Valorant non poteva fallire in queste meccaniche e difatti le partite funzionano dal punto di vista dell’equilibrio.

Le abilità dei personaggi forniscono molti approcci diversi possibili sia in difesa che in attacco. Ciò rende ogni partita diversa, in virtù di quali degli 11 protagonisti compongono le due squadre.

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Tattica e mira sono le due skill personali da coltivare qualora si volesse competere su Valorant. I giocatori rodati sul genere si vedono in enorme vantaggio rispetto ai novellini, che spesso muoiono ancor prima di vedere l’avversario.

In molte situazioni un approccio aggressivo, in cui si ingaggia per primi il rivale dona un vantaggio enorme in termini di timing per lo sparo. In generale è fondamentale conoscere l’angolazione giusta in ogni singolo punto delle mappe per avere il maggior arco visivo disponibile per ingaggiare un nemico.

La conoscenza certosina di qualsiasi punto della mappa è necessaria anche per utilizzare le abilità e in generale muoversi efficacemente. Questa è una delle barriere principali tra casual e competitive player.

Gli 11 agenti

Riot Games ha fatto un lavoro egregio nel concepire, progettare ed equilibrare gli undici agenti al momento disponibili.

Essi costituiscono l’anima del gioco che vede in essi il perno tattico attorno al quale ruota ogni singolo round delle partite. La composizione della squadra, declinata nella scelta di 5 eroi, è il punto da cui partire per arrivare alla vittoria.

Nelle competenze del giocatore risiede anche la conoscenza necessaria del gioco per riuscire a costruire una squadra efficace ed efficiente.

Dal punto di vista artistico e caratteriale gli agenti funzionano e i doppiatori che li rappresentano altrettanto. In italiano e in inglese le linee vocali contribuiscono più che marginalmente a delineare il profilo degli eroi, a cui inevitabilmente un giocatore assiduo si affeziona.

Spesso il proprio stile di gioco viene indissolubilmente legato ad uno di essi, che finirà per diventare il proprio “main-character”, ovvero l’agente che si è soliti usare e che infonde fiducia nel giocatore.

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Ogni agente possiede 4 abilità, una delle quali è sempre disponibile ad inizio round, due devono esser comprate nella fase d’acquisto e l’abilità finale, “l’Ultima“, si carica uccidendo gli avversari e vincendo i round.

  • Sage: Personaggio immancabile in qualsiasi team di rispetto. Guardiano fondamentale in fase difensiva e di enorme supporto per i compagni in difficoltà
  • Brimstone: perno tattico del team. Stratega che imposta il terreno di battaglia
  • Breach: un vero e proprio ingegnere delle tattiche d’attacco.
  • Omen: Entità oscura che si muove nell’ombra per cogliere i nemici di sorpresa
  • Jett: solista del gruppo. Grazie al proprio movimento è il più adatto per chi ama le giocate personali
  • Phoenix: entry fragger per eccellenza. Ottimo per chi è agli inizi
  • Raze: un personaggio incentrato sugli esplosivi. Devastante se le si permette di utilizzarli.
  • Viper: altro stratega estremamente complicato da giocare. Unico personaggio le cui abilità sono legate al “carburante” che alimenta i dispositivi velenosi
  • Cypher: un agente specializzato nell’individuare i nemici
  • Sova: demolitore particolarmente adatto alla fase d’attacco. Individua i nemici, ma sa anche come ferirli.
  • Reyna: assassina dotata di abilità che si caricano a seconda di quanto soddisfi la propria sete di sangue.

Shop

Nonostante sia un free-to-play, l’elemento delle micro-transazioni NON è particolarmente invasivo. Non ci sono vantaggi in termini di prestazioni comprando Valorant Points (valuta in-game), se non la maggior velocità con cui è possibile sbloccare i singoli agenti.

Un monte ore elevatissimo di gioco è l’unico metodo per sbloccare gli agenti gratuitamente e questo elemento potrebbe far storcere il naso a molti. Siamo borderline, sotto questo aspetto, per quanto riguarda il pay-to-win, poichè non si è obbligati alla spesa, ma se si vuole essere competitivi fin da subito il gioco induce a strisciare la carta.

Lo sblocco di un agente è condizionato dall’attivazione di un contratto specifico che si sviluppa su 10 livelli. Ogni livello richiede una quantità maggiore di punti esperienza rispetto al precedente.

Per guadagnare punti esperienza è necessario giocare e completare missioni giornaliere, al momento esigue in termini di quantitià e ricompense.

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Il passaggio di un livello è immediato attraverso la spesa di 200 VP (2€ circa). L’agente si sblocca al livello 5.

Ciò significa che sbloccare tutti gli agenti senza giocare richiede un totale di 60 € (prezzo solito di un tripla A). Un costo che può sembrare eccessivo ma comparabile a quello richiesto per l’acquisto di personaggi in molti altri titoli (Mortal Kombat, APEX Legends, Tekken etc.)

In generale, se si è disposti alla spesa, consigliamo di completare i primi 3 livelli di un contratto attraverso i punti esperienza (10 ore circa di gioco) ed acquistare gli ultimi due (che corrispondono ad ulteriori 10/15 ore di gioco). Il costo, in questo modo, si riduce drasticamente (24€).

L’atto 1 ha il proprio pass, denominato contratto. Esiste un contratto gratis che permette di sbloccare due agenti se completato ed uno a pagamento.

Il prezzo è di 10€ circa, ma le ricompense valgono i soldi spesi. In particolare sono presenti due set completi di skin di armi, graffiti, banner, titoli e più di 100 punti radianite, necessari per evolvere graficamente il proprio arsenale.

Il meccanismo è simile a quello presente in praticamente tutti i free-to-play top tier presenti sul mercato. Da Fortnite allo stesso League of Legends, fino ad APEX e Warzone utilizzano il medesimo sistema.

Comparto tecnico

Da menzionare non è tanto l’audio o la grafica, entrambi ottimi, ma i requisiti minimi che permettono di avviare Valorant a 30fps. Come è visibile sul profilo instagram del gioco, Valorant è veramente poco esoso in termini di requisiti.

Ciò rende possibile giocare a Valorant anche su PC datati (anche 10 anni fa).

Parlando brevemente dell’audio sembra essere ottimo, si modella perfettamente in tre dimensioni aiutando ad individuare il punto di provenienza dell’input all’interno della mappa. Questo elemento è fondamentale in un FPS competitivo.

La grafica è semplice, dal tratto fumettistico. Tuttavia l’impatto è molto piacevole e lo stile si presta perfettamente alla dimensione del gioco.

I server sono tra i migliori sul mercato e garantiscono livelli di ping bassi. Tuttavia si è riscontrata incompatibilità tra il gioco e alcuni driver GPU che compromettono gli fps totali e l’esperienza di gioco.

Queste problematiche sono state rilevate durante la beta chiusa, è da vedere se gli sviluppatori sono riusciti a correggerle con il lancio ufficiale. In generale sembra che gli fps crollino molto più difficilmente.

Vanguard: L’anti-cheat

I cheater sono una piaga del mondo videoludico odierno e minano l’esperienza di milioni di utenti su qualsiasi titolo in commercio.

Riot ha dichiarato guerra a questi individui progettando un anti-cheat tra i più performanti al mondo. Vanguard ha l’obiettivo di eliminare il problema cheater dalla radice, bloccando all’accesso i meno furbi e bannando l’hardware di chi riesce ad aggirare in un primo momento il sistema.

Riuscirà Vanguard a cominciare un trend nuovo sotto questo punto di vista?

Valorant - Recensione Di Un Gioco Epocale 9 - Hynerd.it
Valorant – Recensione di un gioco epocale
In Conclusione
Valorant è ciò che i giocatori competitivi stavano aspettando da tempo. L'unione della classica concezione degli sparatutto con le nuove tendenze. Il titolo Riot esalta le abilità dei singoli, grazie alle capacità tecniche richieste e la padronanza delle abilità degli agenti, ma soprattutto pone l'accento sulla sinergia del team. La vittoria e la sconfitta non dipendono dal caso, ma dalle decisioni dei giocatori.
Punteggio dei lettori2 Votes
8.4
Pro
Esteticamente accattivante
Premia l'abilità personale e il gioco di squadra
Capace di unire mondo competitivo a casual
Promette grandi cose per il mondo esports
Sistema anti-cheat di ultima generazione
Contro
Difficile approccio da parte di un neofita del genere
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