You 4, Recensione – Joe non è un eroe

You 4 è arrivata e noi avremmo così tanto da dire su uno show che, ora più che mai, è molto controverso. Ecco la nostra recensione.

you 4

You 4, quarta stagione della tanto amata quanto odiata serie, è approdata su Netflix e, dopo aver visto entrambe le parti di cui è formata, siamo finalmente pronti a parlarne senza spoiler.

La famosa serie Netflix con protagonista Penn Badgley è da sempre al centro di controversie, non solo tra chi semplicemente apprezza il prodotto e chi meno, ma anche tra chi si scontra su un piano decisamente più morale e ideologico: il personaggio di Joe Goldberg è eccessivamente e ingiustificabilmente romanticizzato, secondo alcuni. La verità è, come si suol dire, sempre nel mezzo.

Ora però bando alle ciance e analizziamo insieme You 4, una stagione che siamo certi dividerà pubblico e critica sotto ogni punto di vista.

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You 4

La quarta stagione di You è ai nostri occhi il frutto di uno show che doveva fermarsi prima e che ora si trova a dover raffazzonare nuove idee per tentare di sorprendere il pubblico. Una scrittura confusa e banale della narrazione si somma a dei personaggi secondari eccessivamente stereotipati. Vogliamo però sottolineare come, finalmente, Joe diventi il villain della storia e come la sua romanticizzazione, almeno per un attimo, si fermi per dare spazio alla sua vera natura. Visivamente rimane uno show godibile e solidamente caratterizzato, così come ormai è solida la performance di Penn Badgley nei panni del protagonista.

Dove vederlo:

Da Parigi a Londra

Dopo aver mandato di nuovo in frantumi la propria vita e la propria relazione con Love, Joe Goldberg decide di lasciare la California per mettersi sulle tracce di Marienne, una responsabile bibliotecaria conosciuta nella passata stagione. Per farlo Joe finisce prima a Parigi e dopodiché a Londra, dove cambia identità e professione.

Una volta a Londra, Joe entra a far parte di un gruppo di ricchi del posto ed è grazie a loro che conosce Kate, una ragazza indipendente con la passione per l'arte. Oltre ad aver messo gli occhi su di lei, Joe viene attirato da uno strano caso che circola in città: un assassino ha preso di mira diverse personalità ricche ed importanti di Londra, tra cui la sua nuova cerchia sociale.

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Avere la maturità di fermarsi

La terza stagione di You si era conclusa con diverse perplessità legate sia al futuro della serie che del personaggio, il quale ancora una volta era deciso nel non mostrare segni di crescita (o decrescita). Il timore era quindi che You 4 potesse essere solo l'ennesima stagione in cui il loop malsano di Joe avrebbe preso vita, designando un'altra povera ragazza, ma restando negli schemi visti nelle passate stagioni.

Vi garantiamo che questa stagione non ha rispettato questa aspettativa, soprattutto nella prima parte. Difatti, dopo aver terminato You 4 abbiamo compreso il perché di dividere la stagione in due: più che un motivo prettamente commerciale, ce n'è uno narrativo tutto da discutere: durante la prima parte sembra di star guardando una serie completamente diversa, mentre durante la seconda si torna ai canoni delle passate stagioni. Una montagna russa che ci ha confuso e che ci ha destabilizzato, perché se da un lato siamo stati felici di vedere un cambiamento, dall'altro abbiamo compreso quanto questo fosse solamente fittizio.

Durante la prima parte Joe sembra esser diventato un uomo nuovo, un paladino della giustizia, talmente tanto nuovo non solo da non avere più alcun problema con l'ossessione, se così vogliamo chiamarla, ma addirittura da sacrificare ciò che gli interessa in nome della giustizia. È chiaro che, messa in questo modo, uno non può far altro che pensare una di queste due cose: o io sto guardando una serie diversa, oppure la stava guardando chi ha scritto questa stagione. Inspiegabile un cambiamento così radicale del personaggio dopo tre stagioni di evoluzione inesistente.

Tutto questo in pieno stile whodunit, se non fosse che il killer lo si riconosce immediatamente.

Il plot twist è però dietro l'angolo, esattamente dopo un mese, con l'uscita della seconda parte. Qui capiamo che in realtà niente è cambiato e che stiamo effettivamente guardando You. Il problema della rivelazione è però che, oltre ad essere una soluzione estremamente banale nella sua concezione, non è preparata a dovere, dando vita ad un risultato per lo spettatore non di sorpresa, ma di perplessità.

In tutto questo, i personaggi che circondano Joe sono degli stereotipi fatti e rifatti dell'alta società, tutti un po' cringe. Gli unici a salvarsi sono appunto Joe, sia per la performance di Badgley che perché in mezzo a questa caciara è il meno peggio, ma anche il personaggio di Kate, che forse è anche meglio del protagonista.

Riguardo Joe c'è però qualcosa di importante da annotare a favore di You 4: nella seconda parte il personaggio mostra tutta la sua malattia e diventa a tratti spaventoso, mostrando la vera natura di quello che non è un eroe, bensì un assassino che non va compreso o ammirato. Questo ha permesso, anche se per una piccola porzione di racconto, di non romanticizzare il personaggio di Joe, il che è decisamente un passo in avanti per lo show e per le sue controversie.

A proposito del finale, di per sé molto discusso sul web, vogliamo solamente dire che ha lo stesso problema che ha lo show: non ha avuto la maturità di fermarsi quando doveva.

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Non tutto è da buttare

Tolto il discorso appena compiuto sul protagonista, anche questa quarta stagione rimane visivamente godibile, con la classica fotografia che caratterizza lo show da sempre. I fan di You, almeno per questo motivo, possono ritenersi soddisfatti del lavoro fatto.

Anche il lavoro svolto dal cast in You 4 non è male: Penn Badgley è ormai un solido Joe Goldberg e, quando è il momento, riesce a scatenare l'ossessione che porta il personaggio ad essere il villain della storia; sorprendente invece Charlotte Ritchie nei panni di Kate, interessante, affascinante e apatica allo stato giusto; il resto del cast, seppur svolga un buon lavoro, viene eclissato da una scrittura dei personaggi che, come dicevamo prima, è veramente troppo stereotipata.