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Cinema

Babylon è davvero un flop?

Analizziamo cosa ha funzionato e cosa meno in Babylon, il nuovo film di Damien Chazelle.

Babylon è davvero un flop?
Babylon è davvero un flop?

Indice dei contenuti

  • Un racconto giustificatamente frammentato
  • I messaggi dietro Babylon
  • Un amore folle per il cinema
  • Una tendenza comune

L’ultimo film di Damien Chazelle ha fatto discutere molto la critica, dividendola radicalmente tra chi ha trovato questo film eccezionale e chi invece pensa sia un flop da dimenticare. Uscito in Italia lo scorso 16 Gennaio, Babylon (la nostra recensione qui) ci mostra gli eccessi, la frustrazione, l’amore e la delusione che l’amore per il cinema inevitabilmente porta con sé. Con i suoi 189 minuti di filmato che ci lasciano con gli occhi sbarrati, Babylon è sicuramente l’impresa cinematografica più azzardata del giovane regista, che si è spinto all’estremo della sua poetica.

Conosciuto grazie ad enormi successi di pubblico e critica come Whiplash e La La Land, Damien Chazelle è un autore a tutto tondo, i suoi film sono riconoscibili grazie a tratti comuni come l’utilizzo della musica come elemento portante, protagonista oserei dire, la storia che tende sempre ad essere metacinematografica, raccontando i “dietro le quinte” con un montaggio che mantiene sempre un ritmo impeccabile e le riprese che si muovono sempre in profondità su diversi piani. Perché questo film ha fatto discutere così tanto?

Babylon film 2023

Un racconto giustificatamente frammentato

Babylon, a differenza degli altri lavori del regista, è sicuramente meno accessibile al pubblico, soprattutto dal punto di vista narrativo. La storyline tende ad essere frammentata e dispersiva, si muove su un gruppo di personaggi principali e secondari, facendo perdere di vista il racconto portante. Questo, però, non è del tutto negativo. L’obiettivo del film non è quello di raccontare una storia nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto quello di mandare un messaggio, o in questo caso, una serie di messaggi, giocando sulla visione più che sul racconto di per sé.

Babylon racconta una storia d’amore, quella per il cinema, intensa, forte, struggente e divertente. Il punto focale non è quello dello sviluppo dei personaggi, Chazelle non vuole catturare il pubblico seguendo il tipico viaggio dell’eroe che caratterizza la scrittura hollywoodiana. Ciò che crea è un omaggio, al cinema degli inizi, alla meraviglia, la “magia” che i primi set cinematografici riuscivano a creare, tra trambusto, incidenti e imprevisti, quando la settima arte ancora non era considerata un tipo di intrattenimento “nobile”.

I messaggi dietro Babylon

Attraverso una serie di immagini a volte divertenti, altre drammatiche, altre spaventose, Babylon è da considerarsi una metafora a tutto tondo. Il film ci parla dell’onestà creativa, attraverso le storie dei diversi personaggi, spesso si menziona, direttamente o indirettamente, il non riuscire a scendere a compromessi, a non permettere ad altri di controllare la libertà artistica, attraverso i registi minacciati dai produttori, o alle assurde richieste agli attori di cambiare, adattarsi ai gusti del pubblico per vendere di più.

Il film, parlandoci del momento storico in cui si passa dal muto al sonoro, ci mostra anche il momento in cui il cinema diventa arte monetizzabile, quando entrano in gioco i business men che vogliono fare soldi e che trasformano il piacere di fare arte in qualcosa di malato, di infetto.

Il tema del cambiamento si percepisce soprattutto dall’enorme differenza tra le prime feste degli anni ’20, completi freak show senza alcun tipo di regola o pudore, emblema della libertà e della spensieratezza, ai party organizzati dopo l’arrivo del sonoro, impostati, finti e “di classe” in cui il recitare la parte assegnata diventa parte della vita reale, costringendo le anime libere a scendere a compromessi per non essere esclusi dal sistema.

Si percepisce anche una velata critica nei confronti della cancel culture che stiamo vivendo in questo momento storico e che sicuramente viene percepita molto di più a Hollywood. Le regole che vengono imposte per l’inclusione forzata di ogni minoranza per soddisfare il pubblico di ogni tipo, sicuramente diventa castrazione artistica quando si parla di cinema, un triste ritorno al Codice Hays, che ha limitato moltissimi cineasti dagli anni ’30.

Il dialogo sicuramente più riuscito e più rappresentativo di ciò che Chazelle ci vuole dire, è quello tra la critica Elinor St. John e la star del cinema muto Jack Conrad, rispettivamente interpretati da Jean Smart e Brad Pitt, nel quale lei gli parla di quanto lui sia stato fortunato ad essere parte della storia del cinema, che ci saranno altri migliaia come lui, che le cose continueranno a cambiare, ma che nessuno verrà dimenticato perché, come spesso viene detto nel film, tutti sono parte di un progetto più grande.

Analizziamo cosa ha funzionato e cosa meno in babylon, il nuovo film di damien chazelle. 3
Margot robbie e diego calva in babylon

Un amore folle per il cinema

Babylon è una poesia pura che Chazelle dedica al cinema in ogni sua forma. Uno dei punti per i quali mi sento di dire che questo film non può essere considerato un flop è proprio contenuto in questo messaggio d’amore. Non solo ci viene raccontata la nascita del cinema per come lo conosciamo ora, rendendoci partecipi del cambiamento più importante e rivoluzionario fatto della storia della nuova arte, ma il regista decide si spingersi oltre i limiti in tutto e per tutto, riuscendo a racchiudere in un unico film la maggior parte dei generi cinematografici.

Ci è difficile chiudere Babylon in uno dei diversi cassetti che classificano un genere cinematografico, perché assistiamo a scene tipiche del western, altre chiaramente splatter da B movie, suspance e tensione costruite magistralmente come nel genere giallo, insomma, non si è risparmiato nulla.

Il troppo, a volte, stroppia, e sicuramente Chazelle ha voluto farci parte di un mondo caotico e assurdo, riuscendo secondo me nell’impresa. La durata del film e la struttura poco chiara non lo rendono sicuramente accessibile ad ogni tipo di pubblico, ma gli amanti del cinema non possono non apprezzare questo immenso lavoro, che ci ricorda molto C’era una volta a Hollywood, ultimo lavoro di Quentin Tarantino, un’altro regista il cui amore per il cinema e per la sua storia emerge ad ogni fotogramma. Ci sono infatti diverse citazioni, a volte un po’ troppo simili a volte più velate.

La parte che, tuttavia, racchiude la vera essenza del film è il finale, gli ultimi 3 minuti di film sono un completo omaggio all’arte di fare cinema. Chazelle si diverte portandoci nella follia di musica, colori, montaggio, tutto apparentemente insensato, ma che invece contiene proprio l’anima del messaggio che ci sta inviando. Una serie di immagini che cambiano colore, la musica che intensifica il ritmo, ci mostra cosa vuol dire divertirsi con le immagini, come tutto sia trasformabile e possibile, l’irreale può diventare reale nel magico mondo del cinema.

Analizziamo cosa ha funzionato e cosa meno in babylon, il nuovo film di damien chazelle. 4
Diego calva e jean smart in una scena di babylon

Una tendenza comune

Il cinema, come l’arte in generale, spesso ha delle tendenze, delle mode che influenzano temi e immagini. In questi ultimi due anni, si nota la tendenza dei registi di parlare di cinema attraverso il mezzo stesso, o comunque parlare di arte in generale. Possiamo trovare questo tema in C’era una volta a Hollywood, che parla della morte del cinema western e di conseguenza un cambio generazionale, il più recente The menu, chiara critica ai ruoli che fanno parte del mondo dell’arte, come i critici e i produttori e il pubblico che è sempre più difficile soddisfare lasciando l’artista a perdere la gioia di fare arte.

Questa tendenza è sicuramente sintomo di un problema maggiore, come se i registi stessero mandando un messaggio di rivolta nei confronti di tutte quelle regole imposte dalle case di produzione, che mirano al guadagno economico, quindi alla soddisfazione del pubblico più che all’onestà creativa. In Italia abbiamo visto questa tematica attraverso l’ultima stagione di Boris, segno che queste tendenze tossiche stanno influenzando anche il cinema del bel paese.

Il cinema è uno strumento che fa da specchio alla realtà sociale, questo infine è l’ultimo messaggio che Babylon ci vuole trasmettere, un messaggio di malinconia per ciò che è stato e allo stesso tempo un meraviglioso omaggio a tutte quelle figure che hanno fatto parte della creazione di questo medium meraviglioso, cercando di ricordarci di tutte quelle piccole parti che hanno fatto parte, per citare il film, di un progetto più grande destinato a rimanere nel tempo.

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