Barbari: La recensione della nuova serie tv Netflix

In questo ultimo mese, Netflix ci ha proposto Barbari, in tedesco Barbaren, una serie tedesca ben riuscita che tratta dell’invasione delle terre dei Germani, l’attuale Bassa Sassonia, da parte dell’Impero Romano nel 9 d.C., negli ultimi anni della dominazione di Ottaviano Augusto, e in particolare delle vicende di Arminius, prefetto di Roma. Il contesto narrativo […]

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In questo ultimo mese, Netflix ci ha proposto Barbari, in tedesco Barbaren, una serie tedesca ben riuscita che tratta dell'invasione delle terre dei Germani, l'attuale Bassa Sassonia, da parte dell'Impero Romano nel 9 d.C., negli ultimi anni della dominazione di Ottaviano Augusto, e in particolare delle vicende di Arminius, prefetto di Roma.

Barbari, su Netflix
7.8

Barbari: La recensione della nuova serie tv Netflix

Barbari è una serie Netflix di sei episodi che racconta le "invasioni romaniche" dell'Impero Romano nel territorio dei Germani. In particolare, affronta gli eventi che hanno portato alla Battaglia della foresta di Teutoburgo, seguendo i protagonisti Arminius e Thusnelda nella loro evoluzione. La serie, raccontata dal punto dei vista dei Barbari, è generalmente storicamente accurata e usa coraggiosamente il latino nei dialoghi dei romani. Purtroppo, sfrutta degli espedienti narrativi prevedibili e inflazionati che rendono alcuni episodi meno godibili

  • Serie storica

  • Uso accurato della lingua

  • Evoluzione tridimensionale dei protagonisti

  • Pochi episodi generalmente ben curati

  • Scena di battaglia ben coreografate

  • Scarsa evolutività dei personaggi di contorno
  • Richiami un po' troppo espliciti ad altre serie simili
  • Eccessivi espedienti narrativi per la trama romanzata

Dove vederlo:

Il contesto narrativo e il contesto storico

Babari è un nodo di giunzione nel tradizionale filone di film e serie tv storici ispirati alla Roma antica: tra i tanti Il Gladiatore, 2000; Rome, 2005; L'ultima legione, 2007; Spartacus, 2010; con il crescente interesse che hanno suscitato le produzioni sui popoli nord-europei (Vikings, 2013) e il loro rapporto con le invasioni romane: King Arthur, 2004, e più recentemente Britannia, 2017.

Siamo nel pieno dell'espansione imperiale: le truppe di Roma si muovono verso nord, invadendo i territori dei Galli, dei Celti e infine, dei Germani; inglobandone la popolazione, come soldati o come schiavi, e sottoponendole a una dittatura commerciale ancor prima che politica, costringono le tribù a scegliere tra l'indipendenza e la sopravvivenza.

[SPOILER] La resa dei conti giunge nella battaglia della foresta di Teutoburgo, con la sconfitta di tre legioni romane ad opera di una coalizione di tribù germaniche capeggiate da Arminius e Thusnelda.

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A meno di cancellazioni dell'ultimo minuto, ci sarà una seconda stagione: non si farà attendere la risposta dell'Impero all'affronto subito, e i protagonisti hanno ancora "qualcosa da sacrificare" e "qualcosa da perdere", come anticipatoci dalla veggente del villaggio in cui la serie è ambientata.

I protagonisti

Le vicende politiche e militari si svolgono attorno e grazie ad Arminius, barbaro della tribù dei Cherusci, strappato alla famiglia e cresciuto dal generale Publio Quintilio Varo, nella serie Varus; divenuto prefetto di Roma, torna nella terra d'origine per conquistarla nel nome dell'Impero. Si troverà, quindi, a dover coniugare le sue anime: la fedeltà al Generale e padre adottivo, dall'altra il ritrovato amore per la propria tribù, l'ambizione politica e l'abilità tattica.

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Compierà la scelta di allearsi con Thusnelda, giovane guerriera dei Cherusci. Così come Arminius, nel suo percorso di ritrovamento e di scelta, sviluppa una personalità ampia e ricca di sfumature, Thusnelda passa dall'incarnare banalmente il ruolo dell'adolescente ribelle e fastidiosa a rappresentare un punto di riferimento fondamentale nell'evoluzione delle vicende della tribù. Un richiamo a un femminismo per nulla forzato né anacronistico, ma anzi rispettoso dei costumi germanici.

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Il personaggio più interessante è certamente Varus, interpretato da un bravissimo Gaetano Aronica: profondo, arguto, ma accecato dal suo amore di padre.

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I restanti personaggi sono, se non dimenticabili, quantomeno bidimensionali, scarsamente evolutivi. Vivono archi narrativi prevedibili, ma amari e disillusi: non c'è redenzione per i traditori, né, per ora, vendetta per i doppiogiochisti. Questa parte spetta, speriamo, alla seconda stagione. A discolpa della scrittura, il lavoro sui tre protagonisti nelle sole sei puntate della serie è già di ottima qualità.

L'accuratezza storica e la resa cinematografica

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Il punto di vista di tutta la serie è quello dei Germani, in particolare di Arminius. A sottolineare questo aspetto, sia in lingua originale sia tradotta, è estremamente affascinante la scelta di usare il latino (con pronuncia classica!) sottotitolato per i Romani, e il tedesco, o la lingua di doppiaggio, per i barbari, per permettere allo spettatore di immergersi nell'idea dell'invasione da parte di un popolo di cui non si capiscono lingua e cultura ancor prima che piani e scopi.

La serie si ispira a fatti realmente accaduti e raccontatici dalla vasta letteratura che ha accompagnato le attività belliche, oltre che evincibili dai registri pubblici, della macchina imperiale, e Barbari, nel complesso, è molto fedele agli eventi storiografici. Ovviamente, a questi si aggiungono degli elementi di narrativa romanzesca; il movente di Thusnelda dato dalla violenza sul fratello, gli intrecci amorosi, il rapporto padre-figlio di Varus e Arminius, storicamente inesistente, che non influenzano troppo la godibilità del prodotto. Fastidiose, invece, due scene à-la-"Capitano, mio capitano": un richiamo voluto al Re del Nord, o un espediente narrativo ormai inflazionato, risultano stucchevoli e fuori contesto.

La serie, comunque, mantiene un ritmo sempre ben sostenuto, con scontri rappresentati in modo vivido, volutamente e adeguatamente violento.

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Fa storcere un po' il naso la rappresentazione dei barbari nel corso della serie: se all'inizio c'è estrema coerenza con quanto riportato dalle fonti storiografiche romane, nelle ultime due puntate la necessità scenografica prende il sopravvento, con la comparsa di tartan, decorazioni tribali e abiti da guerra che più si rifanno alla tradizione celtica dell'area britannica. Tuttavia, chiudiamo un occhio: la battaglia finale è una bomba alla Game of Thrones e le si può perdonare questa scelta un po' cringe.

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Regia e fotografia sono di buon livello: molto belle alcune inquadrature dall'alto ("Mhysa! Mhysa!"), ben selezionate quelle dal basso a sottolineare la bassezza anche morale dei personaggi sulla scena in quel momento, con numerosi cambi di prospettiva. Abbondante l'uso del rallenty, ma dopo 300 si può tutto. Si contrappongono il rosso dei romani al grigio-verde che domina le scene con i protagonisti barbari: come ci si poteva aspettare, il grigio è indubbiamente dominante.

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Trailer di Barbari:

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