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Bullet Train, Recensione – La business class dell’intrattenimento

Lasciatevi sorprendere da Bullet Train, il film action comedy di fine estate con Brad Pitt

Bullet train, recensione – la business class dell’intrattenimento
Bullet Train, Recensione – La business class dell’intrattenimento

Molti di noi andavano a guardare Bullet Train senza crearsi grosse aspettative, aspettandosi un film d’azione come molti altri, ma così non è stato. David Leitch, al suo quarto film alla regia, stupisce e mostra ancora una volta le sue ottime qualità nel settore, probabilmente anche grazie al suo passato da stuntman. La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo del 2010 dal titolo I sette killer dello Shinkansen scritto da Kōtarō Isaka, quindi non il più facile degli adattamenti, ma se siete pronti a lasciarvi stupire Bullet Train è pronto a farlo.

Un treno, sette killer

Ladybug, sicario di professione, decide di cambiare vita a seguito di alcuni eventi sfortunati che lo hanno perseguitato in passato, accettando come ultima missione un “semplice” scippo assegnatoli per sostituire un collega inaffidabile. Desideroso di non utilizzare mai più la violenza a favore della comunicazione, Ladybug durante il suo ultimo lavoro deve tradire la promessa fatta a sé stesso in seguito ad una serie di eventi aventi a che fare con altri assassini.

Precisamente, sono ben sette i killer presenti sul treno ad alta velocità verso Tokyo, ognuno con un proprio scopo ed un proprio obiettivo. C’è chi lo fa per soldi e chi per vendetta, ma la sorte li ha voluti riunire, incrociando le loro vite e mettendoli davanti al proprio destino.

Bullet train

Un adattamento non semplice

Sicuramente non era facile trasporre l’opera di Kōtarō Isaka, un’opera dal grande successo sia in oriente che in occidente che prevede degli intrecci d’azione complessi mescolarsi ad una poetica che riflette in profondità su ciò che vogliano dire esattamente le parole destino e fortuna.

In questo senso, il cambiamento più evidente di Bullet Train rispetto al romanzo originale è l’etnia dei personaggi, che nella pellicola sono maggiormente occidentali. Seppur ad un lettore questa variazione possa far storcere il naso, era quasi inevitabile che questo dovesse accadere a causa dello star system a cui noi occidentali siamo abituati e, con tutta onestà, non ci sentiamo di criticare l’adattamento per questo.

Infatti, dal punto di vista prettamente cinematografico, i personaggi di Bullet Train funzionano molto bene e sono riscritti in maniera tale da non far pesare il cambiamento riportato sopra. Ogni killer ha le proprie caratteristiche, la propria personalità ed il proprio background, analizzato ottimamente in quasi ogni caso nonostante la durata non eccessiva del film. Come ci si poteva aspettare però, proprio a causa delle due ore circa, non tutto ha avuto la stessa possibilità di essere approfondito e alcuni elementi lasciano il tempo che trovano.

Tecnica ed intrattenimento ad alta velocità

La durata della pellicola di circa due ore è irrisoria per lo spettatore, al quale il tempo sembra volare. Infatti, Bullet Train vanta di un ritmo estremamente intenso e costante, che si prende un attimo per respirare solamente nei momenti di riflessione o di emozione, non lasciando mai lo spettatore senza intrattenimento, nonché il principale obiettivo raggiunto in modo eccellente dal film.

Un cast d’eccezione, condito da cameo inaspettati, lavora all’unisono in un opera che deve molto anche alle sue interpretazioni. Brad Pitt nei panni di Ladybug è l’ennesima dimostrazione che l’attore, in questa tipologia di ruolo, è ancora uno dei migliori, ma sono da sottolineare anche le interpretazioni di Aaron Taylor-Johnson in coppia con Brian Tyree Henry nei panni rispettivamente di Tangerine e Lemon, un duo dall’ottimo feeling che permette allo spettatore di emozionarsi, oltre che divertirsi.

Bullet Train però stupisce positivamente anche dal punto di vista visivo, con un David Leitch particolarmente ispirato in cabina di regia che, tra ottime coreografie di combattimento e ottime trovate stilistiche, si conferma un vero mestierante dell’action comedy. Molto bene anche il montaggio, che supera il test della confusione a cui ogni film d’azione è sottoposto, e la fotografia, capace di trasformare un semplice treno in un parco giochi per gli occhi di chi guarda.

Bullet train

Questione di punti di vista

Bullet Train cerca di trascendere ad un livello di profondità superiore tramite le riflessioni sul tema del destino e la dualità tra fortuna e sfortuna, riuscendoci bene, ma senza esagerare. Come ripetono i protagonisti del film, la fortuna e la sfortuna sono solamente punti di vista ed il destino è inevitabile, non puoi scappare da ciò che ti attende, ma solo guardare le cose da una prospettiva differente. Il messaggio appare chiaro allo spettatore ma, con qualche battuta in meno in determinati momenti, poteva acquisire maggiore forza.

Il nostro consiglio è quindi quello di andare a guardare Bullet Train senza alcuna aspettativa per poter rimanere sorpresi durante la visione di un ottimo film d’intrattenimento di fine estate che, senza alcun dubbio, è ben sopra la media rispetto ad altri stereotipati film action.

Bullet Train, Recensione – La business class dell’intrattenimento
7.5

Conclusione

Bullet Train, quarto film da regista di David Leitch, sorprende grazie ad un ottimo intrattenimento e ad un ottimo reparto tecnico. L'adattamento, seppur non fedele al 100% al romanzo originale, è riscritto in modo tale da non far pesare minimamente le differenze quasi inevitabili. Il film risulta essere ben sopra la media nel suo genere e lascia allo spettatore un prezioso sorriso di fine estate.

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