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God of War Ragnarök, Recensione – E alla fine arrivò il Ragnarök

Abbiamo giocato a God of War Ragnarök, il nuovo titolo pubblicato da Santa Monica Studios: degno erede del primo o sequel senz’anima?

God of war ragnarök, recensione – e alla fine arrivò il ragnarök
God of War Ragnarök, Recensione – E alla fine arrivò il Ragnarök
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Indice dei contenuti

  • God of War Ragnarök: la narrativa della mitologia norrena
  • La bellezza del Ragnarök
  • Combattere il Ragnarök

Il 9 novembre è stato pubblicato God Of War Ragnarök; l’ultima fatica dei Santa Monica Studio ha ottenuto subito cifre da capogiro diventando velocemente una delle esclusive più di successo per Sony Interactive Entertainment: 5.1 milioni di copie vendute nella prima settimana di lancio (complessive di quelle per PlayStation 4 che per PlayStation 5) e ben 6 premi vinti durante la serata dei The Game Awards.

Il titolo è il sequel del fortunato primo capitolo pubblicato nel 2018, il quale è diventato in breve tempo una delle migliori esclusive mai realizzate per PlayStation.

Sul sequel, quindi, pendeva una terribile spada di Damocle: superare o quantomeno bissare il successo del precedente.

God of War Ragnarök: la narrativa della mitologia norrena

Nel giorno in cui verrà fatto risuonare Gjiallerhorn, gli dèi si desteranno, non importa dove siano, non importa quanto profondamente stiano dormendo. Heimdall suonerà Gjiallerhorn soltanto una volta, alla fine di tutto, Ragnarök.

Neil Gaiman, Mitologia Nordica

Nel primo capitolo, abbiamo notato l’infallibile penna di Cory Balrog (autore della saga e di Just Cause). L’autore ha rivoluzionato completamente il mondo di God of War, trasformandolo sapientemente da un titolo action/adventure improntato sulla violenza e la vendetta, in un gioco con una caratterizzazione molto più umana dei suoi protagonisti.

Kratos, dio della guerra già noto ai videogiocatori appassionati della saga ellenica precedente, è accompagnato in un viaggio importante da suo figlio Atreus.

God of war ragnarök
Kratos e atreus. ©sony interactive entertainment

Quest’ultimo ha rappresentato una piacevole novità all’interno della lore della saga, permettendo così di poter approfondire il personaggio principale sotto un nuovo profilo: quello di padre.

In God of War Ragnarök, il rapporto padre/figlio risulta essere ancora al centro della narrativa, ma in una chiave ben diversa rispetto al titolo precedente. Infatti, se nel primo capitolo la loro relazione risultava essere il punto cardine della narrazione, nel secondo capitolo questa accompagna il gioco per intero, ma non risulta essere altrettanto preponderante.

La penna di Cory Balrog cede il posto a quelle, già note alla saga, di Matt Sophos e Richard Zangrande Gaubert. Ne fuoriesce un videogioco dalla narrazione un po’ più violenta e dal ritmo un po’ più serrato rispetto al capitolo precedente.

God of war ragnarök
God of war ragnarök

Ed alla fine arrivò il Ragnarök

Parlare del secondo capitolo senza citare l’evento più caratterizzante della mitologia norrena è impossibile. Il vero protagonista, infatti, del videogioco è proprio la fine di tutto: il Ragnarök.

Nel secondo capitolo, infatti, l’aria dell’apocalisse aleggia sin dai primi secondi del videogioco e ci accompagna in tutto il nostro percorso fino all’epilogo finale.

Quest’apocalisse viene presentata subito al videogiocatore, il quale diventa anche lui partecipe dei meccanismi che la innescheranno e della mitologia norrena stessa, che in questo capitolo è stata magistralmente utilizzata ai fini della creazione di una storia molto emozionante e ben strutturata.

Merito, anche, di una incredibile caratterizzazione dei personaggi.

God of war ragnarök
Atreus, brok e kratos ©sony interactive entertainment

Sebbene in questo capitolo la tematica del viaggio non sia la principale, il videogiocatore sente di percorrere un viaggio con i due protagonisti, Kratos ed Atreus, osservandoli crescere in God of War Ragnarök e compiere determinate azioni che mirano ad aumentare l’empatia provata nei loro confronti.

Nel secondo titolo, siamo di fronte ad un Atreus adolescente ed è facile caratterizzarlo in un modo piuttosto effimero come il classico ribelle; invece, il giovane dio dovrà affrontare un cammino molto più importante, in quanto (come già anticipato nel primo capitolo) dovrà imparare a far conciliare due caratteri forti.

Questo percorso non riguarderà soltanto i due protagonisti, ma una schiera di personaggi (tra vecchie conoscenze e non) saranno coinvolte nelle vicende che riguardano il Ragnarök ed ognuno di essi è stato ben caratterizzato e scritto permettendo al videogiocatore di avere una propria opinione su tutti loro e suscitare ai suoi occhi determinate antipatie o simpatie.

Ritroveremo in God of War Ragnarök alcuni personaggi già visti nel gioco precedente: Mimir, l’uomo (o meglio dire la testa) più sapiente al mondo, i nani fabbri che aiuteranno come nel primo capitolo a potenziare le nostre armi ed armature ed anche Freya, ancora sconvolta a causa della morte di suo figlio Baldur (per mano di Kratos).

God of war ragnarök
Kratos, freya e atreus ©sony interactive entertainment

Questi, insieme ad altri personaggi nuovi, subiranno e saranno al tempo stesso molto più partecipi degli eventi legati all’apocalisse norrena, quasi come se l’intenzione del secondo capitolo fosse quello di ampliare la propria cerchia dei protagonisti, spostando maggiormente l’attenzione dal rapporto padre/figlio.

Il cambio di tono che attraversa la parte finale del gioco non stona completamente con lo stile narrativo della prima metà, ma potrebbe far sentire il videogiocatore un po’ spaesato.

God of War: Ragnarök è un gioco dalla forte componente narrativa, con una trama molto avvincente e (un po’ come ci ha abituato PlayStation con le sue esclusive) con delle tematiche che restano impresse nella mente dei videogiocatori.

La bellezza del Ragnarök

Anche in God of War Ragnarök potremmo esplorare i sette regni che compongono l’universo norreno.

È trascorso del tempo dagli eventi compiuti durante il titolo precedente e a Midgard è giunto il Fimbulwinter, ovvero l’inverno perenne che (secondo la mitologia) dovrebbe precedere l’arrivo del Ragnarök. Anche gli altri sette regni saranno condizionati dall’inverno, ma ognuna con delle caratteristiche particolari e singolari.

God of war ragnarök
Fimbulwinter ©sony interactive entertainment

Un espediente narrativo che ha permesso ai Santa Monica Studio di ripresentare il mondo norreno mediante una nuova forma in God of War Ragnarök.

In Midgard, per esempio, è presente una foltissima coltre di neve che imbiancherà tutto ciò che abbiamo già potuto osservare nel primo capitolo della saga. Il gioco ci permetterà di muoverci agevolmente sulla distesa innevata grazie all’utilizzo di una slitta trainata da due lupi; un escamotage simile a quello della barca, presente nel primo capitolo, che verrà ripresentata in questo sequel permettendo al videogiocatore di esplorare i vari regni senza perdere tempo nel dover colmare lunghe distanze.

Non vedremo soltanto Midgard, ma il percorso di Kratos e di Atreus si destreggerà anche tra gli altri regni: ognuno sarà caratterizzato da una scelta stilistica ben precisa e con una caratterizzazione particolare.

God of war ragnarök
God of war ragnarök ©sony interactive entertainment

Tutto questo è possibile grazie ad un comparto grafico ineccepibile che si può ritrovare in God of War Ragnarök.

Ogni ambientazione ed anche ogni personaggio sono caratterizzati con un’attenzione a dir poco maniacale; i Santa Monica Studio non hanno tralasciato nemmeno il dettaglio più piccolo, con un mondo molto più vivo rispetto al titolo precedente e subisce determinate trasformazioni man mano che proseguiamo nella storia e completiamo anche le missioni secondarie.

God of war ragnarök
God of war ragnarök ©sony interactive entertainment

Il videogiocatore sarà lasciato più volte a bocca aperta durante il percorso di God of War Ragnarök, anche grazie alle palette usate per colorare i vari mondi; verrà quasi impulsivo la voglia di scattare uno screenshot per immortalare degli eventi visivamente d’impatto. Parliamo di texture, modelli poligonali, effetti particellari, illuminazione e tanto altro che la casa di sviluppo ha migliorato notevolmente rispetto al capitolo precedente rendendo God of War Ragnarök uno dei videogiochi più riusciti dal punto di vista visivo.

Combattere il Ragnarök

Il primo capitolo ha saputo rivoluzionare completamente la saga ellenica dal punto di visto del gameplay caratterizzando così la saga norrena in un modo del tutto innovativo.

In un sequel potrebbe risultare piuttosto facile incappare nell’errore di non innovare il gameplay o di non renderlo leggermente più dinamico, cercando di ripresentare completamente una formula vincente.

In God of War Ragnarök, il gameplay risulta essere molto stimolante e divertente. Lo stile di combattimento di Kratos si modifica in alcuni movimenti andando a rappresentare anche la stanchezza del dio greco e del tempo che è passato.

God of war ragnarök
God of war ragnarök ©sony interactive entertainment

Si procede con Leviatano, l’ascia che ha caratterizzato il primo capitolo e con le Lame Dell’Esilio, recuperate nel primo capitolo per affrontare il mondo degli inferi.

Ad un gameplay ripreso dal primo capitolo, si affiancano nuove mosse che donano un nuovo tipo di dinamicità al personaggio principale della saga.

La componente GDR in God of War Ragnarök è fortemente presente e sebbene sia possibile avere la possibilità di un equipaggiamento automatico (premendo il tasto L3 nella scheda delle armi, vi sarà data la possibilità di scegliere a quale statistica dare la priorità), il videogiocatore potrebbe essere stimolato dalle infinite possibilità di combinare i vari equipaggiamenti e migliorie per le armi sbloccabili nel gioco.

È possibile completare il sequel, come il capitolo precedente, ignorando le missioni secondarie e affrontando solo le missioni principali che determineranno il completamento della storia. Per un’immersione più approfondita e per sbloccare anche dell’equipaggiamento unico che vi faciliterà le missioni finali della storia, è consigliabile completare le missioni secondarie.

Queste non servono soltanto ad allungare le ore di gioco per il completamento al 100% (come purtroppo alcuni titoli open world ci hanno abituato), ma servono anche ad approfondire la lore di God of War Ragnarök approfondendo i vari personaggi che accompagneranno Kratos in quest’avventura.

God of war ragnarök
God of war ragnarök ©sony interactive entertainment

In questo capitolo, di fondamentale importanza risultano essere i punti abilità: questi non andranno a sbloccare soltanto nuove azioni di Kratos, rendendo così il gameplay molto più dinamico e sfaccettato, ma permetteranno di potenziare anche gli attacchi runici speciali (già presenti nel primo capitolo) e la Furia di Sparta.

Le statistiche di Kratos influenzeranno molto lo stile di combattimento da attuare durante God of War Ragnarök. Inoltre, sarà possibile trasmutare i vari componenti dell’armatura del dio della guerra: una volta potenziati fino al livello 9, vi sarà data la possibilità di modificare l’aspetto mantenendo però le statistiche intatte (una feature molto interessante soprattutto per gli appassionati di Virtual Photography).

God of War Ragnarök, Recensione – E alla fine arrivò il Ragnarök
9.5
Eccellente

God of War Ragnarök, Recensione – E alla fine arrivò il Ragnarök

Versione Testata
PlayStation 5

Conclusione

God of War Ragnarok chiude degnamente le uscite del 2022 con un sequel che non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Grazie ad una narrativa avvincente, un comparto audio magistrale e un gameplay divertente, ha tutte le carte in regola per essere uno dei titoli di punta per la PlayStation. I Santa Monica Studios hanno confezionato una piccola perla, alzando l’asticella nei giochi action/adventure.

Pro

Un comparto visivo mozzafiato
Narrativa interessante
Gameplay divertente e dinamico

Contro

Un cambiamento di tono che potrebbe destabilizzare il videogiocatore
Una prima parte iniziale un po' lenta
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