Hell Fest: guida su come NON fare uno slasher movie – Recensione

Un film che non convince in una Disneyland horror che convince

Hell Fest: Guida Su Come Non Fare Uno Slasher Movie - Recensione 1 - Hynerd.it

Hell Fest ̬ il secondo lungometraggio horror di Gregory Plotkin, uscito nelle sale nel 2018 e distribuito in Italia dalla Notorius Pictures (Judy, Rambo Last Blood, Ted Bundy РFascino Criminale).
Dopo aver girato “Paranormal Activity – Dimensione fantasma” nel 2015 e aver montato l’ottimo “Scappa – Get Out” del 2017 di Jordan Peele, il regista compie un salto nel vuoto con questo slasher movie. Rimane ancorato ai dogmi del genere, senza neanche provare a portare un pizzico di originalità sul grande schermo.

Hell Fest
Hell Fest (2018)

Il Trailer di Hell Fest:

La Trama (Spoiler):

Durante l’Hell Fest, da non confondersi con l’evento metal francese, bensì una sorta di luna park a tema horror, una ragazza viene brutalmente accoltellata da uno sconosciuto, diventando quasi un oggetto di scena del festival.
Successivamente, si fa la conoscenza di un gruppo di ragazzi che ha in programma di provare tutte le giostre più inquietanti dell’Hell Fest, con lo scopo di passare una serata diversa dal solito.

Quasi contemporaneamente, una losca figura fa ingresso al festival con fare minaccioso e indossando una strana maschera.
Non appena i suoi occhi si incroceranno con quelli di Natalie, la protagonista, inizierà una nottata tutt’altro che divertente.

“Stesso posto, stessa storia, stesso bar”

Grazie alle parole di Max Pezzali, si può da subito intuire che strada voglia percorrere questa pellicola slasher. Un’ambientazione, almeno apparentemente, inquietante, un gruppo di adolescenti, una cosiddetta scream queen, interpretata da una giovane Amy Forsyth, e un serial killer mascherato.
Quest’ultimo è un chiaro omaggio a Michael Myers della saga di Halloween, sia in relazione alle movenze e al non emettere mezzo fiato, sia per la maschera che richiama quella sorta di inespressività che tanto inquietava il maestro John Carpenter.
Uno degli aspetti più negativi del film riguarda sicuramente la messa in scena del gruppo di amici che accompagna la protagonista.

Come da tradizione, si fa la conoscenza del palestrato un po’ ignorante, del bravo e dolce ragazzo un po’ nerd e della porta accanto, dell’amica tutto fumo e niente arrosto (che fa la dura senza pensare alle conseguenze) e di quella che deve fare per forza l’estroversa altrimenti nessuno si rende conto della sua esistenza.
Essendo eccessivamente caricaturali e stereotipati, appaiono fin da subito troppo antipatici, insopportabili e ingenui, come se non possedessero un briciolo di raziocinio, mescolato a una comicità terrificante.

Infatti, non perderanno l’occasione di rimanere soli per motivazioni alquanto discutibili, pronti a trovarsi tra le grinfie dell’uomo mascherato.
Un elemento che non stona sicuramente con il genere slasher, ma in questa pellicola si raggiungono vette davvero esagerate, che portano lo spettatore a tifare per il villain.

Villain Di Hell Fest
Stephen Conroy (Hell Fest, 2018)

Ed eccoci a una colonna portante di qualsiasi slasher movie: il cattivo.
Non si sa praticamente nulla sulle sue origini e sulle sue reali motivazioni, nonostante si intraveda una certa perversione nel cacciare tutti coloro che lo denigrano e insultano asserendo che non fa paura a nessuno. E in effetti è così, poiché in 90 minuti di film difficilmente si riesce a provare quel senso di inquietudine, forse anche a causa delle scene scontate e banali viste e riviste che si susseguono.
Sono presenti numerosi jumpscare, che però non convincono lo spettatore fino in fondo, essendo quest’ultimo in grado di aspettarsi sempre determinati avvenimenti.

L’aspetto più interessante del killer risiede nel fatto che si muove all’interno del luna park come un camaleonte, in quanto riesce a mimetizzarsi costantemente, sia con la folla sia con la scenografia, contribuendo, almeno in parte, a insospettire le incoscienti vittime.
Altra freccia in suo favore riguarda le modalità scelte nella “caccia al topo”, come la ghigliottina, il martello da luna park (l’arma principale di Harley Quinn, per intenderci) e trappole di diverso genere.

La sola ambientazione non basta

Come per 31 di Rob Zombie del 2016 (approfondimento qui), anche in Hell Fest si è di fronte a un’ottima scenografia e ambientazione, la quale riesce ad attirare l’attenzione dello spettatore, coinvolgendolo nell’osservazione di ogni particolare.
Girato all’interno di un luna park in Georgia, l’Hell Fest pesca tutta una serie di elementi afferenti all’universo horror, come demoni, scheletri, zombie e sale di tortura. Questi vengono inseriti all’interno di strutture buie e con luci stroboscopiche, in cui sono presenti degli attori mascherati, che possono inseguire e addirittura toccare, previa firma della liberatoria, i malcapitati di turno.

Questa specie di Disneyland degli orrori non è sorretta, purtroppo, da una sceneggiatura efficace per uno spettatore quantomeno esperto di questo genere di film. Come già descritto in precedenza, il ritmo, seppure movimentato, non riesce a convincere, regalando lunghi momenti di noia assoluta. Le scelte scellerate dei protagonisti sono eccessivamente goffe e mal studiate, come nella scena in cui una di loro inizia da sola a inseguire il killer per riprendersi le foto rubate; è davvero impossibile trovarsi in empatia con qualcuno di essi.
Nemmeno i diversi jumpscare, disseminati qua e là, riescono a destare dal torpore chi sta guardando il film.

Frame Di Hell Fest
Hell Fest (2018)

Le scene più violente e gore appaiono comunque ben curate, e tutto sommato abbastanza ostiche da digerire (la scena della siringa nell’occhio), nonostante si pensa che siano, come l’intero lungometraggio, destinate alla visione da parte di un target di riferimento giovanile e inesperto per quanto riguarda il cinema dell’orrore.
Vero è che chi troppo vuole nulla stringe e chi si accontenta gode, ma in questo caso si è di fronte a un b-movie che non aggiunge nulla al panorama horror, basandosi esclusivamente su cardini già visti in passato.

Sia chiaro, non per forza un’opera dev’essere originale ad ogni costo, vedasi per esempio il buon riuscito “The Void – Il vuoto” (approfondimento qui), ma nemmeno presentarsi attraverso una veste così banale e senza mai riuscire a far sobbalzare lo spettatore sulla poltrona, o perlomeno a farlo riflettere.
Infine, è da riportare una piccola chicca presente in questa pellicola ossia l’apparizione di Tony Todd, vera icona horror anni ’80 per la saga di “Candyman”.

Hell Fest lo si può acquistare su Google Play, Rakuten Tv e Apple Tv.

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In Conclusione
Nonostante l'ambientazione risulti valida e ben delineata, grazie sicuramente al lavoro di Michael Perry (It Follows, The Texas Chainsaw Massacre), Hell Fest non riesce a colpire in nessuna maniera lo spettatore. Si assiste per 90 minuti a una lunga e inesorabile tediosità a tratti snervante, sebbene non sia tutto da buttare: è da ammettere che sono messe in scena alcune uccisioni ben strutturate che riescono a tenere incollato lo sguardo; peccato forse per la poca durata di esse. Il finale politically correct & friendly fa storcere il naso e non poco, deludendo ancora una volta chi guarda. Forse l'intenzione di questa pellicola era quella di rivolgersi a un pubblico giovane e inesperto in tema horror movie.
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Ambientazione ben strutturata per gli amanti del genere
Un film horror adatto per chi si approccia per la prima volta a questo genere
Utilizzo di armi interessanti
Contro
Sceneggiatura da rivedere
Gruppo di protagonisti eccessivamente stereotipati
Originalità non fa assolutamente parte del dizionario di questo film
Il cattivo non riesce a bucare lo schermo e a terrorizzare lo spettatore
5
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