Presentato in anteprima italiana alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, I Play Rocky porta sul grande schermo la travagliata genesi del film che ha cambiato per sempre la vita di Sylvester Stallone e influenzato la storia del cinema hollywoodiano contemporaneo.
A dirigere la pellicola c'è Peter Farrelly, vincitore del premio Oscar per il miglior film e la miglior sceneggiatura originale nel 2019 con Green Book, che in I Play Rocky guida una narrazione nata da un soggetto e da una sceneggiatura firmati da Peter Gamble, mentre il giovane Anthony Ippolito veste i panni del futuro divo d'azione. Nel cast figurano anche Matt Dillon, nei panni del padre di Stallone, Anna Sophia Robb e Toby Kebbell.
Dietro le quinte di "un'impresa impossibile"
Ambientato a metà degli anni Settanta, tra il 1974 e il 1976, I Play Rocky porta sullo schermo la vera storia di come Stallone viveva in quel periodo, in una condizione di estrema povertà, e di come sia nato Rocky, il film che gli ha cambiato completamente la vita.
Inizialmente, il suo unico e grande sogno era semplicemente quello di fare l'attore, ma, dovendosi scontrare con continui rifiuti e porte chiuse, capì che l'unico modo per ottenere una parte importante era scriversela da solo. Fu così che cominciò a cimentarsi con la scrittura delle sceneggiature. Il film mostra senza filtri la cruda realtà di un giovane arrivato persino a dormire per strada, ma spinto da una visione incrollabile.

Una volta completata la storia di Rocky, pur di non cedere il suo copione, Sly (così veniva chiamato) arrivò a rifiutare cospicue offerte economiche da parte dei produttori, i quali volevano acquistare la sceneggiatura per affidare il ruolo a star già affermate. Stallone, però, tenne il punto e pretese a tutti i costi di interpretare lui stesso il protagonista, avendo scritto quella storia su misura per sé. Alla fine riuscì a ottenere questa possibilità, nonostante il film dovesse essere realizzato con pochissimi soldi e in poco tempo, affrontando di conseguenza imprevisti sul set.
La scelta di dedicare un'opera al processo creativo di questo cult cinematografico acquista oggi un valore ancora più forte in occasione dei cinquant'anni dall'uscita del film originale del 1976.
Farrelly sceglie di far risaltare il fermento umano e la passione viscerale che hanno preceduto quel successo travolgente, svelando i retroscena, i dubbi e le tensioni vissute prima che la pellicola diventasse un'icona mondiale e mostrandoci quanta incertezza e quanta fatica concreta ci siano dietro la nascita di un capolavoro intoccabile, arricchendo il film di un'abbondante dose d'ironia.
I Play Rocky: l'essenza del sogno americano e l'infrangibile ostinazione di Stallone
La storia personale di Sylvester Stallone rappresenta l'incarnazione perfetta dell'ambizione del sogno americano nella sua forma forse più genuina: nessuno all'epoca credeva fosse possibile che un giovane attore di fila, fino a quel momento relegato soltanto a piccolissime particine in film di serie B, potesse imporsi a Hollywood con un solo film girato in poco tempo e con un budget ridotto.

I Play Rocky vuole mettere in evidenza la tenacia fuori dal comune di Stallone nel rifiutare compromessi finanziari pur di non cedere la propria creatura artistica, portando a compimento un'impresa memorabile: Rocky finì infatti per trionfare alla cerimonia degli Academy Awards del 1977, vincendo ben 3 premi Oscar, tra cui quello per il miglior film (prodotto da Irwin Winkler e Robert Chartoff), per la miglior regia (John G. Avildsen) e per il miglior montaggio (Richard Halsey e Scott Conrad).
Attraverso questa parabola di riscatto, la narrazione rende omaggio a un'epoca del cinema fatta di tentativi coraggiosi e sacrifici personali, riuscendo a dare nuova linfa a un racconto ben noto al pubblico senza mai annoiare e riuscendo a emozionare, nonostante sul tema del sacrificio, della fatica e della perseveranza di Stallone prima di scrivere Rocky si sarebbe forse potuto insistere ulteriormente.
Uno sguardo alla regia e alla prova attoriale, tra divertimento ed emotività
Peter Farrelly, in I Play Rocky, adotta un ritmo narrativo fluido, bilanciando il tono drammatico con sfumature ironiche che alleggeriscono la visione senza togliere pathos. Sul fronte recitativo, Anthony Ippolito offre un'interpretazione di grande impatto, specialmente se lo si guarda in lingua originale, dimostrando un'ottima mimica e una forte aderenza fisica al personaggio, anche se in alcuni passaggi calca leggermente la mano, sfiorando la macchietta.

Il resto del cast si amalgama bene all'atmosfera dell'epoca, offrendo spalla e spessore alla figura del protagonista. Nel complesso, pur con qualche imperfezione, I Play Rocky si attesta come un prodotto di puro intrattenimento, capace di divertire ed emozionare, trasmettendo un messaggio di positività con straordinaria spontaneità.

