Come diventare un Radiante – Intervista a SparkerCS

Come Diventare Un Radiante - Intervista A Sparkercs 1

Con Radiante presto si identificheranno i migliori giocatori dell’FPS tattico di Riot Games.

Siamo entrati ormai nel vivo di Valorant e la modalità classificata farà il proprio esordio in settimana, gettando fuoco competitivo sul gioco.

Durante le fasi in cui le partite ranked erano disponibili nella beta, la community si è resa conto di come scalare le divisioni sia un processo estremamente complicato, che premia tenacia, bravura e gioco di squadra.

Tra gli italiani che hanno raggiunto il grado massimo, definito in precedenza Valorant, c’è SparkerCS, un nome tutt’altro che nuovo nell’ambito del pro-gaming.

Sparker è un giocatore professionista dei Qlash che si è distinto nella scena di Counter-Strike: Global Offensive, tanto che sulla piattaforma FACE-IT era primo in Italia per punti.

Con il passaggio a Valorant è sbarcato su Twitch, dove ogni giorno condivide le sue partite di alto livello e snocciola consigli per i propri spettatori.

Con il via della modalità competitiva Sparker si adopererà per raggiungere nuovamente il grado di Radiante e ha condiviso con noi alcuni consigli utili per cercare di imitarlo nell’impresa.

Come Diventare Un Radiante - Intervista A Sparkercs 2

Come diventare un Radiante secondo SparkerCS

Come si è evoluto nel tempo il tuo rapporto con i videogiochi e quali titoli ti hanno formato come giocatore?

Ho iniziato a giocare a Counter-Strike ai tempi di Source. Il primo approccio l’ho avuto per puro caso, giocando assieme ad amici della mia città, in un clan in cui eravamo sia giovincelli che adulti. In poco tempo mi resi conto che non giocavo per divertirmi ma per diventare il più bravo. La mia mentalità è sempre stata “punta al più forte e battilo”. Giocai anche qualche torneo minore, ma ad un certo punto ho avuto un periodo di allontanamento da CS. A 18 anni iniziai a lavorare, mi fidanzai e le mie attenzioni si spostarono su LOL a cui ho giocato molto e per lungo tempo, ma senza competere seriamente. Quando poi è uscito CS:GO mi sono innamorato. Inizialmente non avevo molto tempo da dedicarci, ma appena possibile mi concentrai al 100% su di esso. Dal dedicare a CS solamente le serate dopo il lavoro, cominciai a renderlo centrale nelle mie giornate. La vena competitiva mi ripartì e iniziai ad avere fame di risultati.

Sicuramente Counter-Strike mi ha formato come giocatore professionista, poi ovviamente il mio rapporto con i videogiochi è iniziato prima, con la mitica Ps1 e pietre miliari come Tekken 3 o Crash Bandicoot.

Sei forse il giocatore più rappresentativo di CS in italia e il tuo nome di fatto e legato a questo gioco. Come mai la scelta di passare su Valorant?

Ho scelto di dedicarmi a Valorant sia perchè mi piace, ma anche perchè Riot Games è uno studio su cui pongo tutta la mia fiducia. Valorant unisce l’immediatezza di CS al fascino dei colori e della caratterizzazione di League of Legends.

Nel momento in cui c’è un tale lavoro dietro ai personaggi, essi affascinano anche persone avulse dalle meccaniche di gioco e attirano l’attenzione di cosplayer, appassionati in generale, fiere ed altri eventi di massa.

Io vorrei approfittare del fatto che il fenomeno Valorant possa ricalcare LOL, un gioco più complesso ma a cui giocano praticamente tutti gli italiani appassionati di videogiochi.

Il mio intento è quello di creare una community che si diverta, ma allo stesso tempo guardi al mondo competitivo e al miglioramento dei singoli giocatori e del sistema in generale.

Quali pensi debbano essere gli interventi necessari per migliorare valorant?

La modalità classica di Valorant è una delle mie preferite, percui non sento il bisogno di altre. Sarebbe interessante introdurre un sistema di ban analogo a quello di LOL, quando però avremo 16/20 agenti in totale. In questo modo si potrebbero mettere in piedi combinazioni di agenti più eterogenee, per quanto già ora sia possibile sbizzarrirsi.

Pensi che allo stato attuale delle cose ci sia equilibrio tra i vari agenti?

Siamo arrivati ad un momento in cui ognuno trova il proprio spazio con il proprio agente preferito.

Ad esempio Omen può contestare un sito in solitaria, grazie a delle flash dal range pauroso. Jett è entrata in meta con l’Operator, grazie alla facilità con cui può riposizionarsi. Cypher è l’antiflank per eccellenza e Sage ovviamente è un must, già solo per la sua Ultimate, per quanto anche le altre abilità siano estremamente utili. Non ci sono al momento agenti inutili per la squadra.

Sicuramente ci sono agenti difficili da usare e Viper è uno di questi. Viper richiede continui compromessi e di conseguenza spiccata abilità di analisi della situazione che si ha davanti.

Pensi che il dominio degli ex giocatori di CS continuerà o presto vedremo emergere anche chi viene da altri giochi?

Questo Gap è destinato ad assottigliarsi col tempo, ma succederà in diversi step. Partiamo dal presupposto che su CS non esiste il più forte a sparare, al top siamo tutti uguali. Il gap è principalmente dovuto alla tattica e l’elaborazione di strategie in breve tempo. Chi è il più veloce a pensare è favorito in CS.

In qualche mese, quindi, il gap di mira e movimento si assottiglierà; per raggiungere il livello di analisi tattica di un giocatore navigato di CS, invece, ci vorrà un po’ di più. Ma state tranquilli che quel momento arriverà.

Come content creator tra i più veloci ad emergere come consigli di approcciarsi alla piattaforma?

Sinceramente non pensavo neanche di avere la capacità di intrattenere. Ho iniziato ed è stato tutto molto naturale, mi sono trovato subito a mio agio nel parlare con la chat e dare consigli. Ricevo molto spesso lusinghe riguardo alla costanza con cui bado alla chat durante le fasi di gioco e devo dire che mi fanno molto piacere.

Penso che il mio seguito stia crescendo così velocemente perchè riconosce in me un giocatore di alto livello. Io dal canto mio cerco di insegnare le basi a chi è alle prime armi e cerco di condividere quello che posso.

Sono contento di essere apprezzato per quello che sono, non ho mai avuto un copione da seguire e non sento assolutamente il bisogno di adottarne uno.

Come vedi la situazione dei videogiochi in generale sia in Italia che all’estero? Pensi che il mondo competitivo possa espandersi ulteirormente?

Io amo i videogiochi perchè sono vari. Hanno le potenziale di coinvolgere persone di ogni genere e dai gusti più disparati.

Ormai il Variety, e quindi giochi come The Last Of Us 2, sono entrati nell’intimo degli appassionati e fanno parte degli interessi di una grossa fetta della popolazione.

Parlando di competitive le cose cambiano a seconda della nazione di cui stiamo parlando. Giochi come CS o Valorant sono molto avviati in gran parte dell’Europa o in America. Stati come Finlandia, Danimarca, Francia, Spagna hanno posto grande attenzione sul fenomeno che comincia ad essere seguito. In Danimarca c’è stata addirittura una sessione di gioco tra il primo ministro e un team del posto.

L’Italia purtroppo è ancora indietro nell’accettare tutto questo, ma spero che la cosa subisca uno sprint. Questo mondo non è solo intrattenimento ma un’opportunità per molti.

In America siamo su un altro livello, dove l’esports è praticamente nel quotidiano e ci sono sempre più giocatori per ogni titolo possibile.

Un mondo a parte è l’Asia, dove giochi come Starcraft o LOL hanno creato una competizione fuori dal comune. Ogni giorno nascono team dalle aspettative altissime, che al primo fallimento si sciolgono. Tutto è dinamico e accelerato rispetto al resto del mondo.

Nonostante punti a costruire un ecosistema esports d’avanguardia, Valorant strizza l’occhio al giocatore casual. Aprirsi al pubblico generalista non potrebbe distogliere l’attenzione degli sviluppatori dalle meccaniche competitive? Oppure pensi che possa rivelarsi una cosa positiva?

Per sostenere un gioco competitivo serve il pubblico casual. Fortnite, anche se forse è un esempio troppo sbilanciato verso il grande pubblico, è stato un crocevia fondamentale. Ha generato un nuovo sistema di guadagno per gli studi di sviluppo, il battlepass, e ha introdotto tante funzionalità che hanno fatto il bene dell’intera industria.

La mia speranza è che Valorant crei un pubblico casual da cui poi inevitabilmente spunteranno nuove leve del mondo competitivo. Più òl’utenza è ampia maggiori sono le possibilità di scovare nuovi talenti e bestie da competizione.

Ovviamente lo scenario idilliaco che ho descritto si paleserà solamente se la community crescerà sana: una community tossica otterrebbe risultati negativi senza ombra di dubbio.

Cosa ne pensi del supporto al gioco sin qui da parte di Riot Games?

Una fetta enorme dei giocatori di CS si è spostata su Valorant e questi giocatori richiedono molte attenzioni che se non vengono soddisfatte generano flame.

A Riot piace coccolare soprattutto questa utenza, quindi la fiducia è altissima.

Consigli per chi vuole diventare un Radiante?

Io dico sempre: buttatevi nella giungle per imparare ed emergere. La vena competitiva la si scopre solo soddisfando la voglia di spaccare.

Bisogna allenarsi con costanza, nel poligono contro i bot e soprattutto accumulando ore di gioco.

Alcuni piccoli consigli di rifinitura possono essere questi:

  • Non Puntare i muri: il mirino deve puntare a qualche centimetro dal muro, dove verosimilmente l’avversario potrebbe posizionarsi da un momento all’altro. Prestate attenzione a questa cosa in qualsiasi momento della partita.
  • Concentrarsi sul Crosshair placement. Non servono anni di esperienza per posizionare il reticolo. Tenete presente che deve essere ad altezza testa e giocate qualche giorno tenendo presente questo dato.
  • Guardate le persone forti e prendete appunti. Sono migliorato molto scrivendo le azioni dei giocatori che ammiravo, per poi riguardarmi i VOD e chiedermi il eprchè di determinate azioni
  • Rubate con occhi e con la mente: osservate le azioni ma chiedetevi il perchè vengano fatte
  • Registrate le vostre giocate ed analizzatele: cosa potete migliorare?
  • Valorant è un gioco di squadra, pertanto si vince e si perde come team. Lasciate l’ego da parte e tentate di emergere solo come leader, non per oscurare i vostri compagni.

Allenamento in poligono o programmi esterni?

Dipende dal livello di partenza. Chi è alle prime armi può prendere confidenza con l’azione dello sparare magari con un Kovaak o un Aimlab. Tuttavia, nel momento in cui si prende confidenza col genere ritengo sia meglio allenarsi dentro al gioco. In questo modo oltre a migliorare tecnicamente si assorbono le meccaniche e si sviluppa un feeling con le armi, le mappe e i personaggi.

Bisogna raggiungere un livello di esperienza che ci faccia sentire a nostro agio nel mondo di Valorant. Kovaak o Aimlab non aiutano in tal senso.

Come SparkerCS anche Educoz è uno dei pochi italiani ad aver raggiunto il livello massimo durante la beta: dai un’occhiata ai suoi consigli.

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