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Videogiochi

La narrazione di Elden Ring: funziona davvero?

La nomina di Elden Ring ai The Game Awards 2022 per la categoria “best narrative” ha suscitato diverse critiche.

La narrazione di elden ring: funziona davvero?
La narrazione di Elden Ring: funziona davvero?

Indice dei contenuti

  • Come si racconta una storia? L'idea di Miyazaki in Elden Ring
  • L'open world di Elden Ring è ben riuscito?
  • In conclusione

È da diverse settimane, ormai, che conosciamo i giochi nominati ai The Game Awards 2022. Elden Ring, fin dalla sua uscita, è stato uno dei videogiochi più amati e criticati dai consumatori; per molto tempo è stato sul podio delle classifiche di vendite e insieme a titoli come God of War: Ragnarok, A Plague Tale: Requiem e Horizon Forbidden West, verrà chiamato a difendere i suoi punti di forza e le sue debolezze in un evento seguito in tutto il mondo. Il prossimo 8 dicembre ne sapremo di più, ma intanto cerchiamo di riflettere sui pregi e difetti dell’ultima fatica di From Software e Hidetaka Miyazaki.

Come si racconta una storia? L’idea di Miyazaki in Elden Ring

La vastità del mondo di elden ring

Come Dark Souls, Elden Ring non racconta una storia in modo tradizionale. O meglio, non presenta una trama ben chiara e visibile al giocatore. La narrazione è presente, nascosta sotto misteriosi strati di lore e ambientazioni mozzafiato che incutono quasi timore. La vera esperienza di un “Souls“, quindi, non si basa su una trama esposta fin dai primi minuti di gioco, ma sulla ricerca costante della verità dietro a una moltitudine di segreti e pericolosi dungeon. Tutto questo, unito a una direzione artistica magistrale, la quale ha curato ogni singolo anfratto nel più minuzioso dettaglio, fanno sorvolare anche su qualche difetto di troppo. Proprio come nel caso di Elden Ring.

Ormai è ben chiaro che Hidetaka Miyazaki, il noto creatore della serie Souls, abbia una concezione del racconto di una storia particolare, rappresentata da un’esperienza silenziosa, che non ti tiene per mano: grazie all’ausilio delle descrizioni degli oggetti, il giocatore più attento è in grado di ricostruire da sé la storia di un mondo sconosciuto e ormai in decadimento. In ogni sua opera è presente questa caratteristica, ormai diventata una firma che lo ha reso il punto di riferimento per tanti altri produttori di videogiochi.

Anche in quest’ultimo lavoro abbiamo gli stessi punti cardine che hanno contraddistinto il successo di una serie di videogiochi che, nel tempo, ha creato un genere a sé da cui tanti produttori prendono esempio. Il valore della scoperta, in Elden Ring, secondo il parere di chi scrive questo articolo di approfondimento, ha raggiunto il culmine; purtroppo, la presenza dell’open world rischia di essere un azzardo che molti videogiocatori non hanno gradito durante quasi tutta l’esperienza di gioco.

L’open world di Elden Ring è ben riuscito?

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Elden ring è diventato il titolo più in wishlist su steam

La domanda che tutti si pongono ma a cui non si riesce davvero a dare una risposta univoca. Questo perché l’esperienza del videogioco a sé stante è, molto spesso, soggettiva. Nell’opinione di chi scrive, l’open world di Elden Ring è stata una scelta coraggiosa ma, purtroppo, non riuscita in tutto e per tutto.

Il mondo aperto potrebbe non essere compatibile con l’idea di Hidetaka Miyazaki, poiché l’unione di un gioco così vasto a una trama silenziosa rischiano di confondere ancora di più il videogiocatore, che alla lunga potrebbe provare frustrazione nel ricercare con minuzia ogni segreto sulla mappa. La modalità dei Souls era efficace soprattutto perché il design dei livelli di gioco era perlopiù una serie di corridoi, nei quali perdersi non era poi così comune. Infatti, molti videogiocatori assidui dei Souls avranno ricordato quasi con nostalgia i momenti in cui era più semplice crearsi una mappa personale nella propria testa.

In conclusione

La vaghezza della narrazione di Elden Ring, unita a uno dei migliori open world degli ultimi anni, purtroppo non ha sortito l’effetto desiderato nel cuore di tutti i videogiocatori. C’è chi lo ha amato e c’è chi, un po’ per nostalgia e un po’ per oggettiva sopraffazione, preferirà sempre la serie di Dark Souls.

Nonostante tutte le critiche che si potrebbero fare, comunque, meriterebbe di vincere il premio Game of the Year solo per la cura dell’ambientazione (grazie anche all’aiuto dell’autore di romanzi George R.R. Martin), l’artisticità dei paesaggi e il gameplay avvincente. L’epicità di certe battaglie, unite a una colonna sonora che fa rimanere a bocca spalancata, potrebbero essere uno dei motivi per cui Elden Ring potrebbe uscirne trionfante.

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