Tra gli addetti ai lavori si confabula spesso sull’utilizzo del bianco e nero come tecnica moderna per mascherare dettagli non proprio riuscitissimi: un effetto visivo venuto male, un’illuminazione complessa da gestire, una color correction poco soddisfacente e via dicendo.
Sebbene le aspettative per Spider-Noir fossero alte, il dubbio che il bianco e nero fosse stato utilizzato come semplice parafulmine, giustificato soltanto dalla presenza del termine "noir" nel titolo, c’era.
Dopo aver visto la serie, però, siamo felici di poter dire che si trattava solo di paranoie: Spider-Noir è un prodotto sorprendentemente noir nelle vene, e non soltanto nella forma.
Spider-Noir, la trama in breve
Ambientata nella New York degli anni ’30, Spider-Noir segue le vicende di Ben Reilly, interpretato da Nicolas Cage, un investigatore privato segnato dal tempo e dalla vita.
Per anni è stato Spider, l’eroe della città, ma il peso delle responsabilità lo ha schiacciato e, ormai, tornare a interessarsi a quel mondo che tanto lo ha deluso è l’ultima cosa che desidera.

La passione non è negoziabile
Le prime puntate potrebbero non essere semplicissime da assimilare per gli spettatori meno avvezzi a certe atmosfere e, in generale, la serie impiega un po’ di tempo a carburare.
Superata questa fase iniziale, però, non smette più di sorprendere. Più ci si avvicina al finale e più emerge un prodotto non soltanto ben confezionato, ma anche costruito con attenzione e consapevolezza.
La sfida più difficile che la serie riesce a vincere è quella dell'equilibrio tra ironia e malinconia. Non si limita ad alternarle, ma le incastra l'una dentro l'altra come una matrioska.
L'ironia nasconde sempre una vena di malinconia e la malinconia finisce spesso per risultare ironica. È un meccanismo sottile, quasi invisibile, ma è anche uno degli ingredienti fondamentali dei grandi noir.
Spider-Noir possiede tutte quelle qualità tipiche delle opere realizzate da persone animate da entusiasmo e passione: quelle dei novizi, degli intraprendenti, di chi vive il proprio mestiere con autentico coinvolgimento e che, inevitabilmente, finisce per trasmetterlo sullo schermo.
Qualche dutch angle di troppo, qualche effetto visivo un po’ sbrigativo e un budget che non sembra particolarmente elevato, certo, eppure sono dettagli che passano in secondo piano davanti all'energia con cui il progetto viene portato avanti. Quanto è bello vedere qualcosa realizzato con più amore e meno soldi (almeno rispetto agli standard attuali)?

Nicolas Cage è l’emblema di tutto questo: un attore dalla carriera straordinaria che, in Spider-Noir, sembra avere ancora negli occhi quella folle voglia di mettersi in gioco.
Il risultato è una performance magistrale che, a tratti, assume i contorni di una vera e propria masterclass. Molto convincente anche Li Jun Li nei panni della Gatta Nera, la femme fatale tanto cara alla tradizione noir, attorno alla quale tutto ruota e continuamente si ribalta.
A rubare maggiormente l’occhio, però, è senza dubbio la fotografia, anche se su questo avevamo pochi dubbi. Per chi non lo sapesse, i direttori della fotografia sono Darran Tiernan e Peter Deming, noti rispettivamente per The Penguin e Twin Peaks.
I due spingono con decisione sugli elementi visivi del genere, talvolta persino sfiorando l’eccesso. Ma se la scommessa di Spider-Noir può dirsi vinta, è anche, e forse soprattutto, merito loro.

