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Cinema

The Batman, Recensione – Il Cavaliere Oscuro ha un nuovo volto

Il Cavaliere Oscuro torna al cinema in una nuova versione

The batman, recensione – il cavaliere oscuro ha un nuovo volto
The Batman, Recensione – Il Cavaliere Oscuro ha un nuovo volto

Che i cinecomic stiano vivendo un’età dell’oro è ormai un fatto assodato. Sia la Marvel, che la DC, pur con fortune alterne, sono riuscite a dare dignità cinematografica a numerosissimi supereroi.
Batman, tuttavia, a differenza di altri colleghi, ha quasi sempre goduto anche precedentemente di buone trasposizioni cinematografiche, e in certi casi addirittura ottime, pur con la dimenticabile parentesi del Batman interpretato da George Clooney in Batman e Robin (1997), che eppure è divenuto un cult. In questo 2022 ci viene proposta l’ennesima trasposizione del personaggio con The Batman, diretto da Matt Reeves.


I diversi registi a cui di volta in volta sono stati affidati i diversi adattamenti, hanno impresso nelle rispettive pellicole un frammento della propria autorialità. I più anzianotti e cinefili ricordano ad esempio con grande affetto Batman (1989) e Batman – Il ritorno (1992), entrambi diretti da Tim Burton. Ad essere però riuscita ad imporsi di prepotenza e diventare il metro di paragone, oltre che riscrivere la grammatica per le pellicole future, è senza ombra di dubbio la trilogia di Nolan.

The batman

L’influenza di Nolan

Batman Begins (2005), Il Cavaliere Oscuro (2008) e Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012), ci hanno restituito un Bruce Wayne (interpretato da Christian Bale) e di riflesso un Batman, estremamente cupo e introspettivo, che andavano a scavare in fondo alla psicologia del personaggio, che doveva fare i conti con il tragico passato quanto con il gravoso presente, sia nella sua dimensione più personale e umana, che in quella di vigilante di Gotham senza soluzione di continuità, nelle quali l’una era lo specchio dell’altra.
L’ottima risposta sia da parte di critica e pubblico (pur con un terzo capitolo non esente da difetti), convinsero la DC e la Warner, che la strada da seguire per tutti i futuri cinecomic fosse quella di sottoporre tutti i supereroi al “trattamento Nolan”. La sfortunata genesi del DCEU con L’uomo d’acciaio (2013) e Batman v Superman: Dawn of Justice (2016), era infatti imperniata di tutti gli elementi a cui era stato attribuito il successo della trilogia del Cavaliere Oscuro, primo su tutti l’atmosfera dark. L’insuccesso generale del disegno originale dell’universo condiviso DC, ha portato con sé la prematura archiviazione del nevrotico Batman di Ben Affleck dopo sole tre pellicole d’apparizione (quattro contando anche la Snyder Cut di Justice League).

La sccomessa della DC


La DC cinematografica si trova attualmente in un momento di transizione e tentativo di rilancio tramite due strade parallele. Da un lato la riprogettazione e ripianificazione del DCEU. Dall’altro, la produzione di pellicole autonome con ambizioni cinematografiche più alte del mero intrattenimento. The Batman si inserisce in questo secondo filone, che fa seguito all’ottimo Joker di Tood Phillips (che ricordiamo essere completamente distaccato).
Il progetto, che questa volta vede Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne, è ambizioso quanto rischioso, visto l’inevitabile confronto con la trilogia di Nolan.
Il regista Matt Reeves, stavolta anche nei panni di sceneggiatore, ci propone un Batman altrettanto oscuro e introspettivo in una chiave estremamente realistica, aggettivo che spesso è stato erroneamente attribuito al Cavaliere Oscuro.

Quel che sappiamo


Le origini di Batman sono ormai entrate prepotentemente nell’immaginario collettivo e date per assodate. In questo senso, la scelta di non rinarrare per l’ennesima volta la morte dei coniugi Wayne e la scelta del pipistrello come simbolo, è quanto mai furba, evitando una certa ridondanza nel fornire informazioni di cui pressoché tutti gli spettatori sono già dotati.
L’impianto narrativo pone le sue basi e prende sapientemente in prestito elementi da alcune delle storie più iconiche del Batman fumettistico. Primo su tutti il capolavoro scritto da Frank Miller e disegnato da David Mazzucchelli, Anno Uno. Fra le altre ispirazioni non possiamo non citare Il lungo Hallowen e Hush.
Troviamo un Batman già nel pieno della sua attività di vigilante, anche se nei suoi primissimi anni. Il rapporto con Gordon (Jeffrey Right) è già stabilito, che svolge in ruolo da intermediatore con una polizia estremamente diffidente, il bat-segnale è conosciuto da tutta Gotham e i celebri gadget sono già belli che rodati. Nonostante questo, la pellicola si configura come una origin story, non tanto nella figura supereroistica in quanto tale, ma più per quel che concerne comprimari e quel che sarà il Cavaliere Oscuro una volta pienamente formato.

L’Enigmista colpisce ancora

Batman si trova qui a dover fermare l’Enigmista, risolvendo di volta in volta gli indovinelli lasciati suoi luoghi del delitto, tentando di scoprire e sventare il suo misterioso piano, nel mentre quest’ultimo svela gradualmente alla popolazione di Gotham gli altarini e scheletri nell’armadio delle sue istituzioni. L’indagine si intreccerà perciò con la polvere sotto il tappeto della politica e gli affari della malavita organizzata, legate da un doppio filo che delineano una città corrotta fin dalla sue fondamenta, assumendo ad un certo punto della storia connotati fortemente personali.

Fa ben presto la sua comparsa anche la figura del Pinguino (Colin Farrel), altro storico nemico del pipistrello. Ancora in secondo piano rispetto a Carmine Falcone nel mondo della criminalità, e privo di quel potere e influenza che lo renderanno in futuro tanto temibile. Quest’ultimo, benché non sia particolarmente approfondito e risulti talvolta caricaturale, funziona, e presenta tutte le caratteristiche distintive che abbiamo imparato a conoscere, nonostante siano ancora in uno stato primordiale.

The batman

Morte in rima


Per quanto concerne il vero villain della pellicola, cioè l’Enigmista, non possiamo che prodigarci in un sonoro plauso. Non era infatti un compito semplice riuscire a rendere credibile in questo contesto fortemente realistico e oscuro un antagonista del genere. Per riuscire a farlo, si è rivelato necessario un lavoro di rimaneggiamento, sia nell’estetica che nella caratterizzazione, oltre che nel modus operandi. La risultante è un felice mix fra Jigsaw e i serial killer dei film di Fincher, lasciando comunque intatta l’anima e le caratteristiche cardine del personaggio.

Non solo è il perfetto contraltare di Batman (in particolare quando ne viene delineato il background), figlio di Gotham tanto quanto lui, ma anche l’esemplificazione di una certa deriva americana. È l’America dei mass shooting e delle psicosi terroristiche post-11 settembre, degli emarginati, di un proletariato arrabbiato, il tutto condito da inquietanti rimandi ai fatti di Capitol Hill. Il frutto di una società competitiva e di un capitalismo totalizzante, nei quali i disagi individuali divengono tragedie collettive, in una lotta fratricida degli ultimi contro i penultimi.

Batman e Joker

Seguendo questa chiave di lettura, possiamo individuare un fil rouge involontario che connette The Batman a Joker. Quest’ultimo è ambientato nel pieno dell’epoca reaganiana, dove l’avvento del neoliberismo e della trickle down economic esacerbava le disuguaglianze sociali e ridimensionava il già esiguo welfare americano. Arthur Fleck era anche il frutto dell’isolamento sociale in una società sempre più individualistica e che lasciava a marcire i più deboli. Allo stesso modo questo Enigmista nasce dalla parcellizzazione della società post-moderna. La critica sociale in The Batman è più velata e meno esplicita. Paradossalmente però, il minor didascalismo e la ridotta artificiosità, che invece erano presenti nel film di Thood Phillips, risulta maggiormente efficace e d’impatto quando irrompe nella scena e gli spettatori più attenti riescono a coglierla. È proprio il discorso sulle classi sociali e legarlo indirettamente alla vera identità dell’Uomo Pipistrello.

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Io sono vendetta


Il Bruce Wayne di Pattinson è tormentato e mosso principalmente dalla rabbia. A differenza di quanto avvenuto nelle politiche passate, che quando non era nei panni di Batman veniva mostrato come un elegante filantropo e che si muove a suo agio nell’alta borghesia, quello che viene proposto da Reeves è fortemente idiosincratico nei confronti di un mondo di cui si trova forzosamente volente o nolente ad appartenere. Il tormento interiore viene rappresentato anche esteticamente. Il Bruce di Pattinson è sciatto nel vestiario e nelle scelte stilistiche, totalmente assorbito nella sua lotta al crimine e la ricerca di vendetta. Nei momenti di forte carico emotivo si scompone e lascia emergere con prepotenza la rabbia. Al contrario, quando veste i panni di Batman è metodico e laconico, che genera un perfetto binomio e interdipendenza fra l’identità con e senza maschera.
Reeves e Pattinson sono riusciti a cogliere appieno lo spirito del Crociato Mascherato, riproponendo tutte le caratteristiche cardine del personaggio, ma apportando delle leggere riuscite variazioni alla formula. L’unico neo riscontrabile in tal senso è sua scarsa fallibilità, non presentando un vero e proprio fatal flaw. Non si tratta ovviamente di una macchina perfetta, ma anzi, qua ci viene presentata molto la sua dimensione umana. Tuttavia, considerando che si trattano dei suoi primi anni in servizio, avremmo gradito che fosse sporcato maggiormente da questo punto di vista.

Ho un debole per i randagi


Altra figura fondamentale che è ha un notevole minutaggio dedicatogli è quello di Selina/Catwoman (Zoe Kravitz). Qua svolge un ruolo da contraltare a Batman. Lei è impulsiva e si lascia travolgere dalle proprie emozioni. È proprio su quest’aspetto che si sviluppa il rapporto fra i due, che contribuirà alla modifica e formazione del codice morale dell’antieroina. Quest’ultima è finalmente credibile, e la sua personalità non è costruita esclusivamente attorno al suo sex appeal.
A risultare sottotono sono Alfred (Andrew Serkis) e Gordon. Al primo sono riservate solo una manciata di brevi scene, troppe poche delineare dettagliatamente il rapporto con Bruce Wayne, e che inficia in un preciso passaggio di trama. Il secondo non è mal scritto o troppo poco presente, ma anzi, risulta fondamentale in molteplici situazioni. La criticità la si ravvisa nello scarso approfondimento psicologico. Soprattutto se confrontato con quello della trilogia di Nolan, nel quale aveva quasi un ruolo da co-protagonista.

Uno studio in nero


Rispetto alle pellicole passate, The Batman enfatizza le doti da detective del Cavaliere Oscuro. Le scene investigative sono infatti preponderanti rispetto a quelle action, nonostante queste ultimi siano comunque presenti e ottimamente curate. Si tratta di un aspetto di differenziare la pellicola rispetto alle precedenti, e che farà sicuramente piacere a certi tipi di lettori. Nota di merito per i traduttori e adattatori italiani, che suono riusciti a traslitterare egregiamente i giochi di parole dell’Enigmista.
Reeves è riuscito perfettamente a cogliere qual è l’arma più potente di Batman: la paura. Tale emozione, è fondamentale nella genesi dell’eroe, che viene per contrappasso trasformata nello strumento più potente a sua disposizione. La regia e la fotografia riescono magistralmente a trasmettere allo spettatore quello che prova la bassa criminalità di Gotham. La paura è sfruttata anche dai villain, in particolare dall’Enigmista, in coerenza con la comune genesi a Gotham.
La città è viva e pulsante. Non si limita ad essere una cornice del racconto, ma parte integrante della narrazione stessa. Ci viene mostrata in tutta la sua stratificazione sociale, dal più abietto criminale ad una speranza politica genuina.
Come già detto, la chiave interpretativa del materiale d’origine è quella del realismo. Gli strumenti che utilizza Batman, tanto quanto i nemici, sono grezzi e artigianali, quasi di fortuna. La pellicola gioca con lo spettatore in quest’aspetto, in particolare tramite una scena che tradisce consapevolmente un determinato aspetto molto iconico.

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Affascinante e implacabile


Nonostante le quasi tre ore, il ritmo è incalzante e ottimamente gestito. I numerosi plot twist contribuiscono a mantenere alta l’attenzione e ravvivare l’interesse. Le scene investigative sono genialmente architettate. Quelle scene squisitamente action presentano invece ottime coreografie (con uno stile di combattimento che per certi versi ricorda quello visto nella serie videoludica degli Arkham). I dialoghi sono ben scritti e risultano tutt’altro che banali, innescando interessanti dinamiche fra i personaggi.
La regia di Reeves si posiziona nella fascia alta per quanto concerne prodotti di questa tipologia, presentando ottime inquadrature e trovate registiche non così scontate. La fotografia svolge un ruolo di primissimo piano. Interamente giocata con sui chiaroscuri, crea atmosfere adatte ad ogni situazione, e spesso riflette lo stato d’animo dei personaggi. Per la maggior parte del tempo è opprimente e lascia poco respiro allo spettatore, ma quando lo fa riesce financo a trasmettere malinconia. Siamo rimasti stupefatti dalla colonna sonora firmata da Michael Giacchino. Il tema principale in particolare è incalzante e trasmette perfettamente l’implacabilità con la quale si muove il Vigilante di Gotham. Abbandonando le sonorità orchestrali ed epiche alla Hans Zimmer, qua viene adottato un registro che potremmo definire tambureggiante, quasi tribale.
La prova attoriale di Robert Pattinson è encomiabile, tanto nei panni di Bruce Wayne quanto in quelli di Batman. Il resto del cast si attesta tendenzialmente sullo stesso livello. Da menzionare in particolare quella di Zoe Kravitz e di Paul Dano nei panni dell’Enigmista, memorabile tanto quanto l’osannato Joker di Heat Ledger.

The Batman, Recensione – Il Cavaliere Oscuro ha un nuovo volto
9.0

Conclusione

Al netto di qualche sbavatura nella scrittura dei personaggi, The Batman è una delle migliori, se non la migliore trasposizione cinematografica del personaggio. La magistrale interpretazione di Robert Pattinson ci restituisce un’inedita versione di Bruce Wayne, credibile e gotica. L’Enigmista di Pual Dano entra di diritto nell’Olimpo dei migliori villain non sono del Vigilante di Ghotam, ma di tutti i cinecomic. I sottotesti politici e sociali elevano la pellicola al di sopra del mero intrattenimento, superando per certi versi persino Joker di Tood Phillips. La visione di Gotham City e l’approccio al materiale d’origine sono affascinati senza tradirne la fedeltà. La regia e la fotografia sono costruite magistralmente su misura per la natura di Batman. La colonna sonora è incalzante e memorabilissima. Si tratta del perfetto inizio per un possibile (e probabile) bat-verso.

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