La recensione di un mostro: The Host

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The Host può essere considerato il migliore monster-movie dagli anni 2000 fino ad oggi. All’uscita in Corea nel 2006, il film stabilì un nuovo record di incassi con 13 milioni di biglietti venduti, aggiudicandosi il titolo di “miglior film di mostri di sempre” dal New York Magazine.

Il film, chiamato in lingua originale Gwoemul, è diretto dal maestro Bong Joon-ho, vincitore di 3 premi Oscar per quel capolavoro intitolato “Parasite” e regista anche di altre chicche come “Snowpiercer” e “Memories of a murder”. La pellicola non presenta sicuramente una storia originale nel panorama cinematografico, ma non è tanto importante la narrazione, quanto il modo di raccontarla e attraverso quali personaggi che fa la differenza.

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(The Host)

La trama

Nel 2000, uno scienziato irresponsabile, interpretato da Scott Wilson, l’attore che interpreta Hershell in “The Walking Dead”, obbliga un suo sottoposto coreano a gettare nel lavandino tutte le 200 bottiglie contenenti la formaldeide. Questa sostanza si riverserà per bene nel fiume Han, a Seoul. Anni dopo, alcune persone sono rapite dalla visione di una creatura strana appesa al ponte sopra lo stesso fiume.

Dopo il risveglio della bestia, l’anfibio mostruoso inizia a rincorrere e a spaventare la folla finora presente, arrivando a mangiare un intero braccio a un turista americano. Dopodiché, la creatura rapisce una bambina, Park Hyun-seo, per svanire nel nulla, dando così l’inizio vero e proprio, non solo del film, ma anche della caccia da parte della famiglia, che farà di tutto per riabbracciare la piccola, tra numerose difficoltà non solo derivante dalla ferocia della bestia.

Il talento del regista

The Host inizia come un classico b-movie, in cui nella prima scena si vede questo mostro che mette a ferro e a fuoco le zone limitrofe del fiume, ma, col passare dei minuti, lo spettatore si accorgerà di trovarsi di fronte a un qualcosa di molto particolare e di diverso dal solito. Il regista si rivela a sua volta un “mostro” di bravura, poiché riesce nell’intenzione di unire diversi generi: horror, commedia, melodramma, fantasy e azione.

Nel corso dell’opera, si passa da scene che fanno sorridere, anche se pur a denti strettissimi, ad altre capaci di farti provare una tristezza infinita e un senso di ingiustizia disarmante, soprattutto per quanto riguarda il trattamento delle autorità nei confronti di questa famiglia che non vuole altro che salvare la figlia. Non mancano sentimenti di tensione e di preoccupazione per le sorti dei protagonisti. Il ritmo è impressionante, pur concedendo spazi allo spettatore di riflessione e di comprensione su ciò che sta avvenendo. Gli effetti speciali, pur tenendo conto che si tratta di un film del 2006, sono pazzeschi e non hanno nulla da invidiare dai film più moderni, ma d’altronde cosa ci si poteva aspettare dal gruppo Weta (Signore degli Anelli, Avatar, ecc.)?

Poi, il mostro, come filosofia, ricorda benissimo le classiche creature del cinema, come Godzilla, Alien e Tremors. Con quest’ultimi vi è una vera somiglianza per quando riguarda le fauci delle due tipologie di mostri. La colonna sonora (Lee Byung-woo), epica nei momenti giusti e un po’ di spielbergiana memoria con “Lo Squalo”, e la prova attoriale devastante di Song Kang-ho (il padre della bambino, già presente in Parasite, Snowpiercer, Memories of a murder, Mr.Vendetta) contribuiscono alla realizzazione più che discreta di The Host.

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(The Host)

Un film più che mai attuale

Nel film sono presenti molteplici tematiche attuali politico-sociali come l’inquinamento umano dell’ambiente, il dispotismo delle autorità coreano che utilizzano la violenza per sedare le manifestazioni, la presenza costante dell’esercito statunitense, la mancanza di empatia e di ascolto nei confronti di una famiglia che cerca di salvare la propria bambina.

Inoltre, si colgono alcune similitudini per quanto riguarda la situazione sociale e sanitaria odierna causata dal COVID-19: anche nella pellicola, in quanto si crede che la creatura abbia fatto circolare un virus che uccide le persone, appaiono persone con le mascherine che hanno il terrore non appena sentono un individuo starnutire, in un clima di semi-quarantena.


Il regista ci regala alcune sequenze magistrali che lasciano lo spettatore con il fiato sospeso,come all’inizio, quando la creatura inizia a scorrazzare per la zona vicino al fiume, oppure quando il padre prende per mano la bambina per fuggire dalla furia dell’anfibio gigante, per poi accorgersi di aver sbagliato persona.
The Host si articola su un doppio binario che fa porre la domanda allo spettatore: chi è vero il mostro? La creatura anfibio o l’essere umano? Chi sono davvero i buoni e i cattivi?

Il film lo potete trovare su Netflix in lingua originale con i sottotitoli in italiano.
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I Consigli della Redazione:

Qualora vi sia piaciuto The Host, la redazione vi consiglia altre pellicole interessanti in tema di monster movie:

  • Lo Squalo (1975)
  • Alien (1979) e successivi
  • The Mist (2007)

Trailer di The Host:

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La recensione di un mostro: The Host
In Conclusione
Questa pellicola, seppur classificata come horror, non fa realmente paura come gli altri sottogeneri dell’horror (vedi quelli con le possessioni come “L’Esorcista” o gli slasher vari come “Nightmare – Dal profondo della notte”), ma ha il potere di lasciare nello spettatore un senso di inquietudine e di insoddisfazione degno di qualsiasi altro film, perché è capace di toccare tematiche concrete e non così lontane dalla realtà che ci circonda. Un'opera da vedere e da saper apprezzare per due ore, tenendo conto che tutto ciò che tocca il regista Bong Joon-ho diventa oro a quanto pare.
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Miscuglio efficace di generi cinematografici diversi
Effetti speciali ottimi tenendo conto della data d'uscita del film (2006)
Tematiche sociopolitiche molto attuali
Sequenze a livello grafico spettacolari
Contro
Forse dura un po' troppo (2 ore)
Poche scene splatter
Non è stato doppiato in italiano
7.5
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