Akira: quando l’animazione diventa capolavoro

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Nell'ormai lontano 1988, periodo in cui l'animazione giapponese iniziava ad affermarsi anche in occidente, l'uscita di Akira di Ōtomo Katsuhiro tracciò un percorso, una via da seguire accuratamente, influenzando gran parte della cinematografia fantascientifica mondiale e meritandosi, di fatto, un posto d'onore nell'Olimpo della storia del cinema.

Il film è l'adattamento dell'omonimo manga realizzato dallo stesso Ōtomo, pubblicato a partire dal 1982 sulle pagine della rivista Young Magazine di Kōdansha e giunto a un'effettiva conclusione – differente rispetto al film – soltanto nel 1990. L'opera, estremamente stratificata e forte di una struttura particolarmente complessa e interpretabile, sfrutta la fantascienza di un futuro distopico e post-bellico per nascondere al suo interno una profonda riflessione sulla follia umana.

Sono passati ben trentacinque anni dalla sua uscita e, per festeggiare questo importante anniversario, Akira tornerà nelle sale cinematografiche italiane il 14 e 15 marzo, restaurato in 4k. Nonostante il film sia disponibile su Netflix, l'opportunità di vederlo al cinema, con una qualità visiva decisamente più elevata e definita, è di sicuro un'occasione da sfruttare appieno.

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Un futuro (ormai non più) lontano

I personaggi che attraversano la realtà fittizia di Akira si muovono all'interno di un'ipotetica Tokyo del 2019: distrutta anni prima dalla Terza Guerra Mondiale, la città è ora ricostruita e sembra cominciare un difficile percorso di rinascita; tuttavia, all'ombra di una cupa e opprimente metropoli futuristica – evidenti i richiami estetici a Metropolis di Fritz Lang e alla Los Angeles di Blade Runner – si nasconde un mondo dilaniato e corrotto dall'ambiguità morale degli esseri umani, in cui ogni individuo ricerca continuamente la supremazia verso i più deboli.

Al centro del film vi è la storia di un'amicizia, quella fra i giovani Tetsuo e Kaneda, che sfonda le barriere del pregiudizio e oltrepassa i confini dell'animazione tradizionale, realizzando una vera e propria rivoluzione all'interno del mondo del cinema – giapponese e non solo –. Insieme ai film di un altro titano dell'animazione come Miyazaki Hayao, il capolavoro di Ōtomo si fa portavoce di una straordinaria irruenza visiva, in cui la violenza fisica e la carica visionaria formano un dualismo indissolubile e accuratamente bilanciato.

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Akira: il trauma della bomba atomica

L'inizio del film appare subito emblematico: un'enorme esplosione silenziosa compare improvvisamente nel centro di Tokyo, travolgendo ogni cosa senza alcuna pietà e lasciando alle sue spalle una desolante sensazione di vuoto, sia metaforica che letterale. Il richiamo alla doppia esplosione nucleare del 1945 è ben più che una semplice citazione storica, si tratta di una vera e propria riflessione sulle conseguenze e sulle tragedie innescate da quei maledetti giorni di agosto, che tanto hanno segnato e influenzato la letteratura nipponica negli anni a venire.

La Neo Tokyo di Akira è una sorta di controparte alternativa di quella reale, così come di Hiroshima e di Nagasaki; una città che, dopo essersi trasformata in un cumulo di macerie, non ha avuto la forza di rialzarsi, non è stata in grado di superare il trauma della distruzione totale, costruendo una nuova società senza aver prima creato una solida base in grado di far ripartire la civiltà. Non a caso le strade di Neo Tokyo sono prese d'assalto da numerose bande di motociclisti, terroristi e invasati religiosi, che si fanno portatori di caos e devastazione e che mirano a rivoluzionare un mondo completamente abbandonato a sé stesso.

Nel mondo immaginario della narrazione la realtà tende incautamente verso una sua stessa degenerazione, fondendosi con l'incubo e con la fantascienza, dando vita a mostruosità nascoste e paure inconsce. La carne diviene un fragile materiale da lacerare, da squarciare, da ibridare con il metallo e con le macchine, per raggiungere quella tanto agognata perfezione in grado di fornire una rivalsa nei confronti di un destino crudele.

Eppure tutto ciò non è sufficiente per riscrivere la storia: l'estrema e orrorifica metamorfosi di un corpo, la trasformazione di un bambino, non può cambiare la purezza di un'anima innocente che, pur sopportando interminabili sofferenze, continua a coltivare un profondo desiderio di amore e amicizia. Un luminoso barlume di speranza verso un futuro che, anche oggi, appare sempre più incerto.