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Perché guardare L’Attacco dei Giganti?

Gli elementi che rendono L’Attacco dei Giganti una serie unica

Perché Guardare L’attacco Dei Giganti?
Perché guardare L’Attacco dei Giganti?

Il 9 aprile 2021 è stata una data che molti ricorderanno: è stato il giorno in cui, in Giappone, si è definitivamente concluso il manga de L’Attacco dei Giganti. Lo stesso giorno, viene rilasciato su Prime Video l’ultimo episodio – doppiato in italiano – della prima parte della Quarta stagione dell’omonimo anime e, contemporaneamente, la casa di produzione giapponese annuncia la distribuzione della seconda parte a partire dal prossimo inverno

Sin dalla sua prima pubblicazione cartacea, ma soprattutto dall’esordio dell’anime, L’Attacco dei Giganti ha avuto un successo inaspettato ed esplosivo, scalando presto gran parte delle classifiche  globali di visualizzazione e notorietà di manga e anime. Concentrandosi sulla serie animata de L’Attacco dei Giganti, cerchiamo di capire perché ha riscosso tale successo e quali sono le caratteristiche che distinguono la storia trasposta su schermo, originariamente scritta e disegnata da Hajime Isayama.

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Immagine tratta dalla serie

Questo articolo è rivolto sia ai fan della serie ma soprattutto a chi ha intenzione di avvicinarsi per la prima volta a L’Attacco dei Giganti, per cui non ci saranno spoiler di alcun tipo, nonostante la profondità di analisi dei contenuti e della forma dell’anime.

Il primo episodio

Cercando di racchiudere la sinossi de L’Attacco dei Giganti in poche righe, è importante sottolineare il cosa, il dove, il quando, il come e il perché. Senza dilungarsi eccessivamente, sarà considerato ciò che è messo in scena nel primo episodio dell’anime.

In un mondo post apocalittico a metà tra il dark fantasy e lo steampunk, l’umanità si trova costretta a vivere all’interno di tre cerchie di mura, minacciata dalla presenza di esseri mostruosi – i Giganti o Titani – che si cibano di carne umana. Di fatto, è reso noto sin dai primi minuti del primo episodio che, cento anni fa, a seguito di una guerra contro i Giganti, l’umanità ha perso e ora i pochi sopravvissuti – circa un milione di abitanti – sopravvivono all’interno delle summenzionate mura.

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Una delle prime scene del primo episodio de L’Attacco dei Giganti

Il primo episodio de L’Attacco dei Giganti presenta anche alcuni dei protagonisti della serie: Eren, Armin e Mikasa, tre bambini che vivono in uno dei distretti più periferici delle tre cerchia di mura. Sempre nel primo episodio, i tre giovani assistono e sono vittima del primo attacco dei Giganti contro le mura, un avvenimento talmente raro che desta il caos tra la popolazione e un’immediata fuga verso i territori interni.

Shōnen o seinen?

Sin dal primo episodio è possibile individuare gli elementi narrativi che caratterizzeranno L’Attacco dei Giganti per tutta la durata della serie e che portano lo spettatore a interrogarsi sull’effettivo genere di appartenenza dell’anime. La prima pubblicazione del manga avviene sulla rivista giapponese Bessatsu Shonen Magazine nel settembre 2009, affermandosi quindi come manga –  e poi anime – di genere shōnen.

Lo shōnen – o shoounen – è un genere manga e anime tipicamente caratterizzato da trame ricche d’azione, con elementi umoristici e protagonisti maschili. Hanno come target i giovani adolescenti giapponesi e i temi comunemente riscontrati includono arti marziali, fantascienza, sport, horror o mitologia. Inoltre, i protagonisti di tali narrazioni sono spesso caratterizzati da un continuo desiderio di migliorarsi e sono spesso caricati di valori come l’autoperfezionamento, l’autodisciplina, il sacrificio per la causa e il servizio onorevole reso alla comunità o alla famiglia.

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Copertina celebrativa del settimanale giapponese Shonen Jump

L’Attacco dei Giganti presenta molte caratteristiche e temi nativi del genere shōnen, ma contemporaneamente ne rimuove alcune e le sostituisce con altre tipiche del genere seinen – simile allo shōnen ma che si contraddistingue per un trattamento più crudo e maturo, destinato a un pubblico adulto.

Di fatto, è possibile affermare che L’Attacco dei Giganti sia a tutti gli effetti un ibrido tra i due generi. All’interno della storia non c’è spazio per l’eroe classico, per temi come fiducia, forza di volontà, e amicizia. Questi sono affrontati in modo alternativo rispetto ai classici shōnen, seguendo dinamiche più cupe e tetre, che sfociano in una narrazione che tratta temi quali gli orrori della guerra, la morte, il dovere, la paura.

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Una delle prime scene del primo episodio de L’Attacco dei Giganti

A differenza di quanto accade in uno shōnen, non è detto che i personaggi de L’Attacco dei Giganti migliorino sopravvivendo, anzi, probabilmente le loro condizioni sociali, mentali – e talvolta fisiche – peggiorano, in una spirale discendente man mano che si procede con la narrazione. La visione dicotomica di bene è male è completamente annichilita, non esistono estremi opposti ma centinaia punti che sfumano nel mezzo.

La scrittura

Il mondo creato da Hajime Isayama è un luogo grigio, sporco e oscuro. Trattasi di un mondo perfetto per lo storytelling ideato, in possesso di tutte le sfumature necessarie per inserire e integrare personaggi solidi e impalcare vicende mozzafiato. Una menzione particolare va quindi alla scrittura della storia de L’Attacco dei Giganti, ovvero ai dialoghi, alle singole frasi che caratterizzano un personaggio e che rivelano un colpo di scena del tutto inaspettato, ma anche alla sapiente tessitura dell’intreccio narrativo, in grado di generare hype, tensione e ansia contemporaneamente. 

Parlare della scrittura de L’Attacco dei Giganti, significa considerare, analizzare e comprendere i dettagli che ne caratterizzano la struttura. Capiterà più volte durante la visione di notare come alcune frasi o alcuni testi in sovrimpressione nascondano molto più di quello che è noto allo spettatore fino a quel momento, momenti che si perderanno nel flusso narrativo ma che saranno recuperati al momento giusto, sorprendendo. Di fatto, l’abilità letteraria dell’autore è degna di menzione anche per la sua capacità di interessare e ancorare lo spettatore allo schermo o al manga con una valida costruzione del mistero.

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La chiave della cantina di Eren

Raccontare una storia attorno a una mistery box, un oggetto del mistero, è una strategia adottata da quasi la totalità di narrazioni letterarie e cinematografiche di genere thriller, horror o avventura. Nel caso de L’Attacco dei Giganti, l’oggetto a cui ruota attorno il mistero è presto rivelato; trattasi della cantina di Eren, uno dei protagonisti, che contiene un segreto in grado di cambiare le sorti del mondo. Intorno a quel segreto si costruisce tutto l’apparato narrativo e, dopo la sua rivelazione, ciò che emerge dalla mistery box stordirà lo spettatore in modo imprevedibile.

Umanizzazione e disumanizzazione

Arrivare alla cantina, al segreto de L’Attacco dei Giganti, significa passare attraverso scontri tra umani e giganti ma soprattuto a incontri e relazioni umane che si rafforzano o sgretolano nel tempo. Di fatto, un grande pregio della serie è quello di umanizzazione o disumanizzazione di alcuni personaggi, la cui resa è talmente concreta per cui sarà impossibile non empatizzarvi. Tali relazioni vanno oltre i sentimentalismi presenti in storie simili, anime e non, ma si districano in una varietà di rapporti tra figure politiche e militari, arrivando a toccare la religione e le forme di credo.

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Il “credo delle Mura” in una scena della prima stagione de L’Attacco dei Giganti

Nella catarsi dei rapporti interpersonali dei personaggi de L’Attacco dei Giganti, emerge anche la quasi totale assenza (soprattutto nelle prime stagioni) della cosiddetta “plot armor”, ovvero della corazza protettiva narrativa vestita dai protagonisti di numerose storie shōnen. Chi indossa una “plot armor” è spesso intoccabile e il suo percorso narrativo è facilmente prevedibile. Ne L’Attacco dei Giganti, tutti i personaggi possono morire da un momento all’altro, portando lo spettatore a temere l’empatia con i protagonisti della serie.

Adattamento 

Protagonisti, antagonisti e personaggi secondari sono approfonditi quasi in modo equivalente, resi a tutti gli effetti tridimensionali agli occhi dello spettatore. E se questa è una particolarità che nel manga si evince più faticosamente, l’anime adatta perfettamente gli ideali di Isayama, creando volti e voci memorabili. Ne consegue la necessaria menzione al comparto tecnico dell’anime, trasposto dal manga da differenti studi e case di produzione nel corso del tempo.

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Un confronto tra manga e anime de L’Attacco dei Giganti

Attraverso animazioni che integrano bidimensionalità e tridimensionalità, una colonna sonora ricca di composizioni uniche e leitmotiv calzanti, sigle ed ending impareggiabili, un doppiaggio italiano eccellente e la strategia di adattamento pedissequa al manga – esente quindi da filler inutili – che traspone le pagine della versione cartacea in modo pressoché identico, l’anime de L’Attacco dei Giganti si afferma come un’opera a tutto tondo, in grado di sorprendere, irritare, spaventare ed emozionare lo spettatore.

Trailer della prima stagione de L’Attacco dei Giganti

In sintesi, sia il manga che l’anime de L’Attacco dei Giganti sono un ottimo esempio di come sia possibile costruire una narrazione allontanandosi dalle tematiche più classiche – i cui concetti di eroe, antagonista e mistero sono spesso poste alla base di qualsiasi narrazione letteraria, cinematografia o d’animazione – bensì sfruttando ciò che vi si oppone in modo più drastico, integrando al rapporto umano e disumano nozioni di nazionalismo, amicizia, militarismo e amore saffico.

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