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Don’t Worry Darling, Recensione – Tutto fumo?

La nostra recensione del tanto atteso e discusso Don’t Worry Darling, con Florence Pugh e Harry Styles

Don’t worry darling, recensione – tutto fumo?
Don’t Worry Darling, Recensione – Tutto fumo?

Presentato alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, Don’t Worry Darling è stato soggetto di voci e scandali ancor prima di uscire nelle sale cinematografiche, rischiando di andare ad inficiare la visione dello spettatore. Noi non parleremo dei gossip e ci concentreremo su come realmente è il prodotto, cercando di analizzare senza pregiudizi un’opera che sembra voler chiedere troppo anche a sé stessa.

La vita che (non) tutti vorrebbero

In un luogo bello e desertico che richiama molto gli anni ’50, Alice e Jack sono sposati e conducono la propria vita felice. Jack esce di casa ogni mattina per andare a lavoro e Alice lo aspetta impaziente, proprio come tutte le altre mogli della cittadina. La loro è una vita monotona, ma felice ed al sicuro da ogni inconveniente. Jack, così come tutti gli altri mariti, dicono di lavorare ad una tecnologia avanzata di cui non si può parlare, un progetto collettivo indefinito, ma sarà davvero così?

Tutto cambia quando Margaret, una delle vicine di Alice e Jack, perde il senno ed inizia ad instillare il dubbio nella testa della protagonista. Non è tutto oro ciò che luccica e Alice se ne accorgerà presto, iniziando ad indagare sulla propria vita e sulla comunità, i quali hanno più di un segreto da nascondergli.

Don't worry darling
Alice

Il problema principale di Don’t Worry Darling

Don’t Worry Darling, diretto da Olivia Wilde e scritto da Katie Silberman, è un prodotto che si rifà direttamente al filone de The Truman Show e, per quanto sia ingiusto metterli a paragone, il pensiero è inevitabile. L’idea iniziale, secondo cui dare una nuova chiave di lettura al filone attraverso il comportamento condizionato delle donne e ciò che ci si aspetta da loro all’interno della società, non era male, ma la sceneggiatura non ne ha permesso la giusta realizzazione.

La scrittura appare arrancare ed inciampare su sé stessa, mostrando spesso una certa indecisione sulla strada da intraprendere e su ciò che vuole davvero essere. Uno degli elementi fondamentali per la riuscita di film “alla The Truman Show” è l’illusione creata nella testa dello spettatore, che si deve prima convincere e stabilizzare in una situazione che lui crede essere reale. In Don’t Worry Darling questo passaggio viene quasi completamente saltato, mostrando fin da subito alcune anormalità della comunità in cui vive Alice e, di conseguenza, suggerendo allo spettatore che ciò che sta vedendo non è reale.

Inoltre, la risoluzione finale di Don’t Worry Darling sembra essere una facile scappatoia dalle situazioni che ha creato lui stesso. Un finale sicuro in cui rifugiarsi, dove qualsiasi cosa è concessa e dove non si può sbagliare. Attenzione però, non basta mostrare la finzione per dargli un senso, è necessario che anch’essa sia coerente, studiata ed analizzata, e questo il film non lo fa, sorvolando su alcuni dettagli e alcuni approfondimenti necessari per chiudere la storia con chiarezza.

Un mondo artificiale

Se Don’t Worry Darling riesce a salvare il salvabile è solo merito della poliedrica Olivia Wilde. La regista, che veste anche i panni di Bunny, una vicina di Alice, è al suo secondo film dietro la macchina da presa, ma mostra già ottimo potenziale. L’immaginario creato, dal punto di vista visivo, funziona, è chiaro e pulito, ed intrappola lo spettatore insieme alla protagonista in un mondo artificiale più interessante da guardare che da seguire.

Da sottolineare anche la performance di Florence Pugh nei panni di Alice che, seppur non sia la sua migliore interpretazione, fa un buonissimo lavoro, portando sulle spalle un film che ha bisogno di lei. Non male anche Harry Styles nei panni di Jack, il quale nonostante forzi un po’ l’espressività, rimane quanto meno credibile.

Nel comporto tecnico vanno elogiati anche montaggio e sonoro, entrambi favoriti da idee interessanti che vanno a completare una pellicola che, dal lato puramente visivo, non ha nulla in particolare da rimproverarsi.

Don't worry darling alice e jack
Jack e alice

Non è questo il modo giusto

Il tema principale del film, ovvero come la società ha indotto un modello comportamentale comune per le donne e la ribellione contro il sistema ed il patriarcato, è affrontato in modo poco convincente. A tratti eccessivamente esplicito e spesso incoerente, il femminismo di cui parla Don’t Worry Darling è svuotato della sua vera essenza, sfociando anche nel cringe sul finale. La scrittura, anche in questo caso, non rende giustizia ad un’idea originaria non male che prende spazio nel film in modo forzato, con dialoghi al limite del banale e personaggi dalla personalità instabile.

Per affrontare l’argomento in modo efficace ci vuole il coraggio di mostrare (e dimostrare) i fatti, e non le parole. Per questo, alla fin dei conti, Don’t Worry Darling è molto più fumo che arrosto. Per carità, è anche un bel fumo, ma pur sempre fumo.

Don’t Worry Darling, Recensione – Tutto fumo?
6

Conclusione

Don't Worry Darling, secondo film alla regia per Olivia Wilde, è più fumo che arrosto. Un ottimo comparto visivo e sonoro riescono ad arginare solo in parte i problemi di una sceneggiatura inconcludente ed incompleta. Florence Pugh tiene in piedi un film che ha bisogno di lei.

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