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Emancipation, Recensione – Un film “Willcentrico”?

Emancipation, il nuovo film di Antoine Fuqua e Apple TV+, vede tornare Will Smith all’azione dopo le vicende degli Oscar.

Emancipation, recensione – un film “willcentrico”?
Emancipation, Recensione – Un film “Willcentrico”?
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Indice dei contenuti

  • Storia di uno schiavo
  • La corsa a vuoto di Emancipation
  • Discutibile, ma efficace
  • Le difficoltà legate al film

Will Smith è tornato e lo fa con Emancipation, il nuovo film Apple TV+ diretto da un mestierante del genere action, nonché regista della saga di The Equalizer e del recente The Guilty, Antoine Fuqua.

Emancipation, in uscita su Apple TV+ il 9 dicembre, è un film su cui si riversano diverse curiosità, in particolare rivolte al suo protagonista, che dopo la famosa vicenda dello schiaffo durante gli scorsi Oscar, ora è chiamato a ricostruire il rapporto con i propri fan, dimostrando ancora una volta, forse più che mai, le proprie capacità sul campo. Altresì vero è che la curiosità è posta anche sulla reazione del pubblico al film: quanti sono gli spettatori che effettivamente riusciranno a dare una chance ad Emancipation? E quanti sono quelli che non si faranno condizionare nel giudizio finale dagli eventi extra-cinema?

Storia di uno schiavo

Emancipation affronta la storia di uno schiavo di nome Peter, che dopo aver scoperto delle intenzioni di Lincoln e della sua intenzione di dare libertà agli schiavi d’America, decide di fuggire. Accompagnato dalla sua immensa fede e dal suo amore verso la famiglia, Peter affronta le avversità delle paludi della Louisiana e dei suoi ex padroni in cerca di un futuro migliore.

Il film è ispirato alle foto del 1863 di “Peter il fustigato”, scattate durante una visita medica dell’Esercito dell’Unione, che apparvero per la prima volta su Harper’s Weekly. Un’immagine, nota con il nome di “The Scourged Back” (La schiena frustata), che mostra la schiena nuda di Peter mutilata da una frustata dei suoi schiavisti, ha poi contribuito ad alimentare l’opposizione pubblica nei confronti della schiavitù.

Emancipation, il nuovo film di antoine fuqua e apple tv+, vede tornare will smith all'azione dopo le vicende degli oscar. 1

La corsa a vuoto di Emancipation

Le nobili intenzioni di Emancipation non bastano per costruire un prodotto degno di nota: il nuovo film di Antoine Fuqua vuole essere un omaggio alla forza fisica e spirituale di persone come Peter, ricordandoci come alcune terribili azioni del genere umano non debbano mai più accadere in nessuna delle sue forme. Il tema della schiavitù è già stato abbondantemente affrontato nella storia del cinema, ma l’essere umano è recidivo e di questi film non ne avremo mai abbastanza, quindi sicuramente questo non è un problema.

Emancipation ha una struttura narrativa antiquata, non al passo con i tempi e, per questo, risulta essere come un’opera già vista, prevedibile e a tratti non adeguata. Il filone del cinema survivor applicato a temi dallo sfondo drammatico e profondo ormai non è più una novità, e se a questo ci si aggiunge i classici stereotipi dell’action Hollywoodiano, come lottare a tu per tu con un coccodrillo, il risultato non può essere entusiasmante.

Oltretutto, Emancipation rischia durante la sua corsa di andare fuori focus diverse volte, con un approfondimento di personaggi secondari e di contesti storici notevolmente ristretto, limitandosi all’avventura vissuta da Peter e alle tappe del suo percorso nella palude in cerca di libertà. Purtroppo però, anche il personaggio di Peter appare troppo “quadrato”, fermo sulle sue convinzioni e incapace di vacillare davanti alle difficoltà, sottraendo in questo modo profondità al personaggio e possibilità di empatia con lo spettatore.

Discutibile, ma efficace

Antoine Fuqua alla regia svolge un buon lavoro, caratterizzato da piani sequenza elaborati e panoramiche della palude Louisiana immense, capaci di rendere l’idea delle difficoltà in cui è immerso Peter e della strada tumultuosa che ha davanti a sé. Forse qualche virtuosismo di troppo con i movimenti di camera, ma alla fine dei conti parliamo di una regia efficace.

Una delle prime caratteristiche che saltano all’occhio quando si guarda Emancipation è la fotografia particolarmente desaturata e tendente al bianco e nero, talmente tanto che alcune scene sembrano essere in scala di grigi, quando così non è. Una scelta stilistica discutibile, forse con lo specifico obiettivo di “mascherare” quelle (poche) scene di violenza, ma anche qui definibile come efficace vista la bellezza di alcune inquadrature. Ciò che invece risulta come ingiustificato è il cambio di tono da desaturato a blu scuro, utilizzato prevalentemente per far riconoscere allo spettatore quando Peter si muove di notte, ma poco coerente con il pacchetto finale del prodotto.

Bene il cast, che per quanto utilizzato al minimo delle sue possibilità, quando viene chiamato in causa risponde presente. Will Smith è al centro di tutto e la sua interpretazione è molto buona e, soprattutto, molto credibile. Da sottolineare anche Ben Foster nei panni di Fassel, il padrone di Peter, che è l’unico personaggio secondario a cui viene dato un minimo di spessore. Difficile parlare della famiglia di Peter, la quale esiste solo come ispirazione nei suoi momenti di difficoltà e di cui non si possono valutare più di tanto le interpretazioni.

Emancipation

Le difficoltà legate al film

A difesa di Emancipation c’è da dire che non ha avuto vita facile: dalla vicenda degli Oscar che ha seriamente minato il contesto in cui si è evoluto il film, alla stessa dichiarazione di Will Smith: “Posso capire perfettamente se qualcuno non si sente ancora pronto a vedere il film”, fino all’ultimo dibattito che ha visto il regista al centro di polemiche per aver portato al red carpet la famosa foto di Peter.

Non ci resta che aspettare e vedere come l’Academy prenderà Emancipation e l’attore protagonista, se dargli nuova vita con qualche candidatura, o lasciare nell’indifferenza generale un prodotto dai buoni propositi ed una buona tecnica, ma che nella sostanza fatica a decollare.

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Conclusione

Emancipation è un'opera tecnicamente ben realizzata, con scelte stilistiche discutibili ma efficaci, come accade nei toni della fotografia e nel maestosità di qualche girato. La sostanza del film è però tutta da rivedere e gli stereotipi dell'action survivor americano non tardano ad arrivare. Will Smith interpreta bene il ruolo di Peter, ma i personaggi e i contesti storici non sono approfonditi abbastanza per un'opera che risulta piatta e che, nonostante un tema forte alla base, non riesce a smuovere l'emotività dello spettatore.

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