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Silo, Recensione – Niente è come sembra

Silo è la serie distopica con protagonista Rebecca Ferguson, in arrivo su Apple TV+ a partire dal prossimo 5 maggio.

silo apple tv+

Silo è la nuova serie originale in arrivo su Apple TV Plus a partire dal prossimo 5 maggio. Rebecca Ferguson (Dune, Mission: Impossible - Fallout) interpreta la protagonista di questo adattamento dei romanzi di fantascienza che compongono la Trilogia del Silo di Hugh Howey.

Dopo il successo di The Last of Us, ecco un altro scenario post-apocalittico in cui si lotta per la sopravvivenza del genere umano. La serie è composto da 10 episodi, di cui trovate di seguito la recensione senza spoiler.

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Silo

Silo è la nuova serie di fantascienza Apple, ambientata in uno scenario post-apocalittico. Pur prendendosi i suoi tempi, la storia tratta dai romanzi di Hugh Howey vi catturerà. Merito di un ottimo cast corale, guidato da Rebecca Ferguson, e dalla fotografia e scenografia in grado di trasportare in questa realtà distopica, in cui la ricerca della verità coincide con una lotta per la sopravvivenza.

Dove vederlo:

La verità verrà a galla

Silo proietta lo spettatore in una realtà distopica in cui un silo sotterraneo, che si estende per oltre un miglio nelle profondità del pianeta, ospita e protegge gli ultimi diecimila abitanti della Terra da un mondo esterno inospitale e invivibile per gli esseri umani.

Tutti sono chiamati a rispettare una regola fondamentale: mai esprimere la volontà di uscire dal silo, pena la condanna a morte. A vigilare sul rispetto delle rigide norme vi è lo sceriffo Holston, la cui fedeltà al silo è messa a dura prova da alcune scoperte sconcertanti. L’incontro con l’ingegnere meccanico Juliette Nichols, in cerca di risposte sull’omicidio di una persona cara, cambierà per sempre il futuro dei due e dell’intera popolazione del silo.

Nessuno sa quando o perché il silo sia stato creato, ma in una società in cui sono le istituzioni a stabilire chi può avere figli, solo chi ha lottato e sofferto può portare alla luce una verità tenuta troppo a lungo nascosta.

Viaggio nel silo

Avere un materiale di partenza estremamente interessante è di certo un primo passo verso la riuscita di una produzione. Saper adattare una saga letteraria, soprattutto per il piccolo schermo, è però tutt’altro che scontato. Ecco perché va dato credito a Graham Yost, showrunner di Silo, per aver saputo rendere giustizia ai romanzi di Howey.

La serie eccelle nel ricreare le ambientazioni cupe dei vari livelli del silo. Ogni piano, a cui si accede tramite l’immensa rampa di scale circolare, nasconde uno scopo differente ma al tempo stesso fondamentale. Da chi fornisce l’energia all’intera struttura fino a chi la utilizza per garantire le comunicazioni tra gli abitanti. Ognuno è convinto di ricoprire il ruolo più importante.

Il silo è dopotutto un vero e proprio mondo sotterraneo, dove i viaggi da un ambiente all’altro richiedono intere giornate di cammino. Ma ancor prima che un luogo, il silo è la sua stessa popolazione. Una società che ha bisogno di cooperare per restare in vita e non sprofondare nel caos. Per questo motivo il governo si impegna a scoraggiare la popolazione dal porsi degli interrogativi, dal chiedersi cosa vi sia all’esterno.

Chi ha ancora la forza di sperare, di credere che vi sia qualcosa al di fuori, diventa la vittima sacrificale, l’esempio da non seguire. Un sistema sociale totalitario che soffoca l’ottimismo dei pochi. Pur senza grande originalità, la messa in scena funziona e questo è sufficiente a stimolare la curiosità dello spettatore nell’arco delle 10 puntate.

Silo

Solo una serie di fantascienza?

Anche se l’interesse nei confronti della macro-trama della serie resta alto nel corso di tutti gli episodi, il ritmo è uno dei difetti principali di questa prima stagione. L’approfondimento psicologico dei personaggi è ben curato, tuttavia molte idee e spunti interessanti finiscono per essere trascurate.

Temi come la malattia, la maternità, persino la paura di varcare la soglia della propria casa sono tutti presenti, eppure vengono esplorati meno di quanto si sarebbe potuto fare. La scrittura alterna, infatti, momenti di alto livello ad altre sequenze che pur aggiungendo qualcosa si rivelano in fin dei conti superflue e rallentano la narrazione.

Questo andamento altalenante si traduce anche in un coinvolgimento emotivo non sempre presente. Silo è in grado di emozionare e lo dimostra, ma spesso vuole restare aggrappata ad alcuni schemi del genere sci-fi che ne limitano le potenzialità. La serie preferisce concentrarsi sugli aspetti politici, sull’uso della paura per controllare la popolazione, fino al momento in cui qualcuno non inizia a chiedersi quale sia la verità. Silo riesce insomma nel suo intento, pur cadendo troppo spesso nella banalità.

Il rilascio a cadenza settimanale aiuterà però una serie che si prende i suoi tempi e avrebbe potuto osare di più, ma resta una produzione più che riuscita.

Silo

Silo è un’altra scommessa vinta da Apple

Silo è l’ennesima dimostrazione della qualità dei prodotti originali Apple. Non siamo di fronte alla miglior serie della piattaforma, eppure ancora una volta è evidente come il budget a disposizione sia stato investito in maniera eccellente, soprattutto per quanto concerne il comparto tecnico.

Prime fra tutte la fotografia e la scenografia, che rendono estremamente credibile un’ambientazione per nulla facile da trasporre. A queste si aggiungono delle interpretazioni convincenti da parte di un cast che fa di Rebecca Ferguson il suo punto di forza, ma con l’attrice di Dune coadiuvata dal premio Oscar Tim Robbins (Mystic River), Common, Harriet Walter (Succession), Chinaza Uche (Dickinson), Avi Nash (The Walking Dead), David Oyelowo (Selma) ed infine Rashida Jones, la cui interpretazione nel pilot della serie vi catturerà e trasporterà nel mondo ideato da Hugh Howey.

Finita la prima stagione, vi è il desiderio di scoprire come la storia si evolverà. Una seconda stagione è presumibilmente in programma, nella speranza che il pubblico dia a questo primo capitolo il supporto che si merita.

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