Black Knight, Recensione – Una distopia priva di originalità

Ecco la recensione di Black Knight, la nuova serie sudcoreana di Netflix ambientata in un futuro post-apocalittico.

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Direttamente dalla Corea del Sud, lo scorso 12 maggio 2023 è uscita su Netflix la nuova serie Black Knight, scritta e diretta dal regista Cho Ui-seok. L'opera, basata sull'omonimo “webtoon” scritto da Lee Yun-kyun, descrive un futuro distopico in cui il dilagante inquinamento atmosferico e la conseguente mancanza di ossigeno – provocata da una catastrofe naturale – ha costretto i pochi sopravvissuti sul pianeta a vivere segregati nelle loro abitazioni o in zone limitate dall'utilizzo di maschere antigas.

In questo scenario post-apocalittico – a metà tra il Mad Max di George Miller e l'Akira di Ōtomo Katsuhiro – seguiamo le vicende di alcuni “corrieri” adibiti alla consegna di beni di prima necessità: un ruolo fondamentale ed eroico, che permette alla popolazione di sopravvivere senza esporsi all'assenza di ossigeno, nonostante le terribili condizioni in cui versa la Terra.

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Black Knight

Black Knight è, a conti fatti, un prodotto action decisamente godibile e ben confezionato, grazie anche alla breve durata della serie e alle valide prove attoriali degli interpreti principali. Non è tuttavia priva di difetti: se, per quanto riguarda la componente visiva, gli effetti speciali colpiscono in positivo e tengono alte le aspettative, non può dirsi lo stesso per le interessanti e attuali tematiche evidenziate nel corso della narrazione, che non trovano mai un effettivo approfondimento. Nonostante alcune idee innovative, la serie risente molto una sceneggiatura scialba e un'evidente mancanza di originalità.

Dove vederlo:

Una landa desolata

Siamo nel 2071, all'interno di una deserta penisola coreana devastata dalla caduta di una cometa. A causa della drammatica calamità naturale la maggior parte della popolazione è stata spazzata via, mentre i pochi superstiti vivono segregati in specifici quartieri suddivisi in base al proprio status sociale, affidandosi quotidianamente alle consegne a domicilio dei “cavalieri”, che forniscono loro cibo e ossigeno fresco. Questi ultimi lavorano per l'ambigua e misteriosa società Cheonmyeong, che detiene il controllo assoluto su materie prime e tecnologie avanzate.

Un giorno, un leggendario corriere – evidentemente il Black Knight del titolo – chiamato "5-8" (Kim Woo-bin) si imbatte in un ragazzo di nome Sa-Wol (Kang You-seok), la cui massima aspirazione è quella di diventare un “cavaliere”, esattamente come lui. Dopo un inizio caratterizzato da forti contrasti e incomprensioni, il loro legame si consolida e “5-8” decide di addestrarlo, affinché possa vedere il suo sogno realizzarsi anche nel mondo oscuro e pericoloso in cui vivono.

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Black Knight, una costante sensazione di déjà vu

La trama si sviluppa nel corso di soli sei episodi da circa quaranta minuti: ad una narrazione iniziale piuttosto lenta e ingombrante, segue una parte centrale estremamente godibile e ricca di azione, che si conclude tuttavia con un finale abbozzato e fin troppo rapido. Il problema maggiore di Black Knight, nonostante una buona prova attoriale dei suoi interpreti principali – in particolar modo Kim Woo-bin e la promettente Esom –, è che non riesce concretizzare un'idea alla base molto interessante e “innovativa”, per un genere estremamente rivisitato come la fantascienza post-apocalittica.

L'idea dei corrieri (Amazon o rider di Deliveroo?) in veste di eroici combattenti rivoluzionari non si era effettivamente mai vista su schermo e sembrava poter regalare una chance per approfondire temi delicati e decisamente attuali. Una possibilità che purtroppo non è stata sfruttata appieno, dal momento che tutto rimane fermo in superficie, paralizzato da una scrittura scialba e priva di risvolti davvero coinvolgenti.

Per quanto riguarda il resto non c'è alcuna novità. Sia nelle circostanze che nella posta in gioco presentate da Black Knight manca quel flebile barlume di originalità, di freschezza, che è ormai sempre più difficile da individuare in prodotti di questo tipo. In ogni colpo di scena, in ogni inquadratura – a partire dagli ambienti vuoti e desolati fino ad arrivare alle tecnologie di ultima generazione – manca sempre quel lampo di genialità che avrebbe invece permesso alla serie di elevarsi al di sopra dei suoi “simili”, senza lasciare quell'amara e incessante sensazione di già visto.

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Tanta azione e poco approfondimento

Quello in cui Black Knight riesce effettivamente a distinguersi sono gli effetti speciali e le scene action. Innanzitutto, nonostante le grandi potenzialità e risorse messe a disposizione da Netflix, non era semplice riuscire a rendere credibile uno scenario distopico del genere. Tempeste di sabbia, quell'atmosfera soffocante alla Blade Runner, enormi esplosioni e inseguimenti in auto: per quanto a tratti davvero folle ed esagerato, tutto appare verosimile e dal punto di vista puramente visivo non ci sono troppe sbavature.

Al di là di un'intensa narrazione caratterizzata da scene d'azione divertenti e ben coreografate, la costruzione del mondo fittizio da parte degli autori risulta eccessivamente povera e superficiale. Il personaggio del cavaliere 5-8 rimane avvolto da un alone di mistero per tutta la durata della serie, senza mai dare allo spettatore un valido motivo dietro la sua riconosciuta fama, ad eccezione della sua sbalorditiva abilità in combattimento.

Lo stesso discorso può essere fatto per il villain dell'opera, Ryu Seok (interpretato da Song Seung-heon), stereotipato erede privo di scrupoli della società Cheonmyeong, che non riesce mai ad imporsi come una minaccia rilevante, relegando il suo piano criminale a un banale presupposto capace soltanto di avviare il finale dell'ultimo episodio.

Se, da un lato, Black Knight riesce a regalare azione e suspance in modo sempre molto chiaro e diretto – anche a chi non conosce minimamente il webtoon originale – dall'altro lato dà l'impressione di non approfondire a dovere le importanti tematiche proposte.

La crisi dei diritti umani, l'inquinamento, il sistema dei ceti sociali e la conseguente (oltre che sempre più marcata) spaccatura tra classi agiate e povere, il traffico di esseri umani e la brutalità della polizia: sono tutti argomenti e problematiche tremendamente attuali che, tuttavia, non riescono a emergere in un contesto oltremodo saturo e poco incisivo. Ed è un peccato, perché pur essendo una storia squisitamente fantascientifica, gli eventi dell'opera avrebbero potuto riflettere in modo più pungente la realtà contemporanea.