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Trump e i videogiochi

Il capro espiatorio ricorrente

Trump e i videogiochi 1

Cambio di strategia nelle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump dopo le due ultime stragi avvenute a El Paso (Texas) e a Dayton (Ohio) che hanno lasciato a terra uccisi ben 31 persone. Infatti, ora, le responsabilità ricadono principalmente sulla “follia”, a suo dire, degli esecutori materiali del crimine, o perché suggestionati – ed è la prima volta che lo dice in modo così esplicito – da ideologie razziste che si rifanno al suprematismo bianco o perché affetti da malattie mentali, richiamando tutti ad una maggiore unità sociale. Non una parola, invece, sulla questione del controllo della vendita delle armi.

Anzi, ha puntato il dito accusatorio anche contro il pericolo di “Internet” e in particolare di quei videogiochi dai contenuti violenti o lugubri (sic!!) dicendo che: “È troppo facile al giorno d’oggi per un giovane problematico circondarsi di una cultura che celebra la violenza”. Espressioni che a Wall Street hanno fatto cadere in breve tempo i titoli delle principali case di produzione di videogiochi con perdite attorno al 4%. Inevitabile a questo punto è stata la dura presa di posizione dell’Entertainment Software Association, l’associazione di categoria dell’industria videoludica americana, che in un comunicato ha ricordato al presidente U.S.A. come i numerosi studi scientifici abbiano dimostrato la non connessione esistente tra l’esposizione a determinati videogiochi e le conseguenti azioni di violenza in un individuo, non accettando, quindi, quelle responsabilità che, al contrario, gli si vorrebbero affidare.

Dello stesso parere sono stati anche diversi esponenti che a vario titolo lavorano in questo campo e che intervenendo nel dibattito hanno sottolineato come tali tragedie non hanno nei videogiochi le loro vere cause tanto che il resto del mondo ne sembra immune. In un tweet Reggie Fils-Aime, ad esempio, già presidente di Nintendo of America ha pubblicato due grafici tra loro affiancati molto significativi che mettono in rapporto da una parte la rendita da videogiochi per persona (rilevazione 2019) in cui gli Stati Uniti occupano il terzo posto su 10 Paesi (preceduti da Cina e Corea del Sud) con 110 dollari circa e dall’altra (rilevazione 2017) i morti uccisi da armi da fuoco. Ebbene il primo posto di questa drammatica classifica vede proprio gli U.S.A. con 4,5 casi ogni 100.000 persone, mentre per gli altri Stati i valori sono attorno allo zero. Vedremo a cosa porterà questa ulteriore disputa attorno ai videogiochi perché senz’altro non finisce qui!

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