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Diabolik – Ginko all’attacco!, Recensione – Nel bene e nel male

Sarà riuscito Diabolik – Ginko all’attacco! a trovare un proprio equilibrio senza snaturalizzare il concept dei Manetti Bros? Scopriamolo insieme

Diabolik – ginko all’attacco! , recensione – nel bene e nel male
Diabolik – Ginko all’attacco!, Recensione – Nel bene e nel male

I Manetti Bros ci riprovano ancora e dopo Diabolik, uscito solamente un anno fa, ritornano al cinema con il sequel, Diabolik – Ginko all’attacco!. Il primo film ha lasciato dietro di sé diversi dubbi, limiti evidenti che hanno lasciato gli spettatori perplessi, tutti riconducibili ad uno stile estremamente fumettistico, goffo e astratto. Paradossalmente però, sono proprio questi tre elementi ad aver creato fascino attorno al prodotto e curiosità rispetto al sequel. Sarà riuscito Diabolik – Ginko all’attacco! a trovare un proprio equilibrio senza snaturalizzare l’idea iniziale?

Il piano di Ginko

Diabolik, ormai accompagnato costantemente dalla sua partner in crime, Eva Kant, mette a segno un colpo miliardario: una collezione di gioielli dal valore inestimabile. Il Re del Terrore però è ignaro del piano organizzato dall’ispettore Ginko, costantemente sulle sue tracce e ormai completamente assorto dal suo unico obiettivo, catturarlo.

Ginko non solo riesce a mettere in difficoltà Diabolik, ma riesce anche a minare il rapporto che il ladro ha con Eva. In tutto ciò, l’ispettore dovrà decidere come gestire il proprio tempo, visto l’arrivo della duchessa di Vallenberg. Riuscirà Ginko a catturare il Re del Terrore o anche questa volta Diabolik la farà franca?

Diabolik - ginko all'attacco!
Diabolik – ginko all’attacco!

Diabolik – Ginko all’attacco! non è pop

I Manetti Bros compiono con Diabolik – Ginko all’attacco! l’ennesima scelta coraggiosa: rendere l’universo di Diabolik il vero protagonista del film, piuttosto che Diabolik stesso. Se nel primo film era Eva Kant a rubare la scena, qui lo è Ginko, che si può definire la vera forza centrifuga di questo sequel. Di contro, il film sente la mancanza del proprio ladro e di tutto ciò che gli riguarda, come la chimica in evoluzione con l’affascinante Eva Kant, che qui ha meno spazio a schermo proprio come lui.

Oltre a questo, sicuramente non aiuta un ritmo decisamente inconsistente, che se nella prima parte riesce a mantenere un buon equilibrio, nella seconda sfocia in un blando e prevedibile plot. Al contrario di Diabolik, qui l’intrattenimento va scemando man a man che si procede con la storia, con una trama che non entusiasma e che risulta scontata sia per un lettore di fumetti che per chi non ne ha mai toccato uno. La cosa deve far riflettere considerando anche la minor durata rispetto al primo capitolo.

Migliorata la confezione

Un punto a favore per Diabolik – Ginko all’attacco! è la capacità dei Manetti Bros di migliorare ancor di più il lato tecnico e visivo, che già partiva da una buona base, ma che qui riesce anche a superarsi. Tutto il reparto tecnico infatti rimane fedele all’idea di partenza, ovvero creare un prodotto quanto più vicino al medium originale e, che piaccia o meno, non si può dire che il concept della saga non sia coerente.

Mentre la regia continua il suo lavoro sull’adattamento “estremo” del fumetto, la fotografia la accompagna in un secondo capitolo che da quest’ultimo punto di vista fa un passo in avanti: il carattere noir è ancora più rimarcato e alcune sequenze godono di un’estetica decisamente interessante. Stessa cosa vale per le scenografie e per i costumi, che di pari passo con il primo film, sono ben studiate e riescono ad immergere lo spettatore in un mondo che sente tanto vicino quanto astratto ed immaginario.

Diabolik - ginko all'attacco!
Diabolik – ginko all’attacco!

Il nuovo volto di Diabolik è un nì

Il Re del Terrore di Luca Marinelli è stato tanto discusso ed effettivamente soffriva un po’ di una inespressività esasperata. Vero è che il ladro sia famoso per il suo lato glaciale, ma è anche vero che si sentiva il bisogno di mitigare questo elemento, lavorarlo con l’obiettivo di un adattamento fedele, ma allo stesso tempo credibile su un medium diverso.

Il Diabolik di Giacomo Gianniotti è decisamente più azzeccato nel taglio d’occhi, che come sappiamo è il lato distintivo del personaggio, ma risulta meno efficace nella presenza scenica. A livello attoriale non si percepisce né un downgrade né un upgrade rispetto a Marinelli, anche perché, come dicevamo, i minuti a schermo del personaggio sono nettamente meno rispetto a quelli della prima pellicola, rendendo così la performance di Gianniotti rimandata ad un prossimo giudizio.

Convince molto di più in Diabolik – Ginko all’attacco! Valerio Mastandrea nei panni di Ginko, che in questo sequel ha la possibilità di esplorare meglio il personaggio e di farcelo conoscere per quel che è: un ispettore in equilibrio sulla sottile differenza che separa determinazione e ossessione. L’Eva Kant di Miriam Leone rimane molto affascinante e credibile, ma meno tagliente rispetto alla performance vista nel primo film. Monica Bellucci, la new entry, veste i panni di Altea, duchessa di Vallenberg e amante segreta di Ginko, ma la sua performance non è tra le migliori, in parallelo al contesto in cui viene presentata.

Diabolik – Ginko all’attacco!, Recensione – Nel bene e nel male
5.5
Insufficiente

Diabolik – Ginko all’attacco!, Recensione – Nel bene e nel male

Conclusione

Un po' di delusione per Diabolik - Ginko all'attacco!. Dal punto di vista visivo il film riesce a migliorare ulteriormente il proprio pacchetto ed il proprio immaginario, ma soffre di una seconda parte estremamente blanda, ai limiti del noioso, anche a causa del poco spazio dato al Re del Terrore. Nel complesso, un sequel non all'altezza del primo film.

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