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Honey Boy – Il cinema come catarsi personale

Il cinema è arte, e l’arte è anche un mezzo per conoscere sé stessi: Honey Boy, film che racconta la vita di Shia LaBeouf, lo dimostra.

Honey Boy – Il Cinema Come Catarsi Personale
Honey Boy – Il cinema come catarsi personale

Il cinema è arte, e l’arte è anche un mezzo per conoscere sé stessi: Honey Boy, film che racconta la vita di Shia LaBeouf, lo dimostra.

Parlare di film così profondamente personali non è cosa facile. Quando ci si addentra nell’intimità di un individuo lo si deve fare in punta di piedi, anche quando questa intimità è sbattuta con violenza sul grande schermo.

Sono molte le pellicole che hanno al centro del proprio essere la narrazione di una situazione familiare complessa, da cui si tenta di fuggire e alla quale non si vuole soccombere (Elegia americana è un esempio, trovate qui la recensione). Film che delineano un rapporto genitore-figlio che non sempre è roseo (qui trovate alcuni esempi), perché i genitori non li scegliamo e perché comprendere che sono anch’essi esseri umani è un cammino arduo. Pellicole che dipingono, fotogramma dopo fotogramma, realtà che segnano giovani ragazzi costretti a crescere troppo in fretta, in un percorso di formazione che prende, a volte, una svolta improvvisa e inaspettata (Wildlife, di cui ho parlato qui, è una di queste).

Ma se questi film si limitano ad essere descrittivi e ad imporsi in senso universale, l’opera cinematografica con Honey Boy si fa catarsi individuale e noi spettatori non possiamo fare niente se non, impotenti, arrenderci alla veridicità di un’esistenza che è valida e legittima al di là del nostro giudizio personale.

Ha senso parlare, qui, degli aspetti formali? Ha senso criticare, giudicare, analizzare? Abbiamo il diritto di commentare, apprezzare, disapprovare? O, semplicemente, è il caso di abbandonarsi al contenuto, di immergersi nella storia per riaffiorare a galla solo alla fine, bagnati da una realtà esistenziale pregna di sentimento?

Shia Labeouf Interpreta Suo Padre In Honey Boy
Shia Labeouf interpreta suo padre in Honey Boy

SHIA LABEOUF

Diretto come opera prima dalla regista israelo-americana Alma Her’el nel 2019, la sceneggiatura di Honey Boy è opera della mano di Shia LaBeouf, attore conosciuto ai più per i suoi ruoli in Disturbia (2007), Lawless (2012), Nymphomaniac (2013) e Fury (2014).

Attraverso la stesura di questo film, che LaBeouf scrive come parte del programma di recupero durante il periodo trascorso in una clinica di riabilitazione su ordine del tribunale, l’attore dà concretezza ad un percorso intimo ed emotivo volto a trovare pace nel suo passato. 

La sola cosa che ho ricevuto da mio padre, che abbia un minimo valore, è la sofferenza!

Raccontando la storia della sua vita, aprendosi più a sé stesso che allo spettatore, in Honey Boy scava nella memoria per rivivere la sua infanzia e le dinamiche di un rapporto familiare tutt’altro che funzionale, cercando di trovare senso ad un vissuto che non riesce a lasciarsi alle spalle.

Un processo per niente facile ed immediato, rispetto al quale LaBeouf ha dichiarato che “è strano ossessionarsi al tuo dolore, ricavarne un prodotto e sentirsi in colpa per averlo fatto. Mi è sembrato molto egoista. Tutta questa faccenda è sembrata molto egoista. Non ho mai pensato ‘Oh, sto andando ad aiutare delle cazzo di persone’. Non era il mio obiettivo. Stavo cadendo a pezzi.”

Noah Jupe È Shia Labeouf Durante L'Infanzia In Honey Boy
Noah Jupe è Shia Labeouf durante l’infanzia in Honey Boy

HONEY BOY

Honey Boy racconta la storia di Otis Lort (pseudonimo scelto da LaBeouf mentre lavorava alla stesura del testo, e interpretato da Noah Jupe durante il periodo dell’infanzia) un ragazzino che all’età di dodici anni è già stella della televisione per bambini. Shia Labeouf, infatti, diventa attore professionista all’età di 10 anni e a 14 anni raggiunge il successo grazie alla sitcom prodotta da Disney Channel Even Stevens (andata in onda tra il 2000 e il 2003).

I genitori sono separati, la madre non fa mai la sua comparsa e Otis vive in un motel ai margini di Los Angeles insieme al padre James, interpretato da Shia LaBeouf stesso, impegnato in un ruolo epurativo che non poteva essere ricoperto da nessun altro. Lui stesso affermerà che “l’unico modo per superare il dolore era in questo modo. Non riconoscendomi in mio padre con la scrittura ma attraverso l’interpretazione. Ed è reale, terapeutico. Come una sorta di ombra che cerca di trascinarmi via ma sono riuscito a tenerle testa.”

Un padre, il suo, che gli regala amore nel modo sbagliato, lasciandogli in eredità un’infanzia turbolenta con cui fare i conti. James è un veterano del Vietnam e un ex-clown da poco uscito dalla dipendenza da eroina e dall’abuso di alcol, che sfoga sul figlio le frustrazioni e i rimpianti di una vita che non è andata nel verso giusto, satura di problemi e insoddisfazioni, fallimenti e occasioni sprecate. 

Certe volte vorrei essere al tuo posto, essere famoso, avere fotografi, le ragazze che mi corrono dietro.

Violento e paranoico, ansioso e irrequieto, Honey Boy lo mostra mentre cerca di realizzarsi attraverso il successo del figlio, a cui insegna a fumare marijuana e sigarette a 10 anni, in un rapporto ossessivo e diseducativo che accompagna il giovane in un percorso di crescita che si sviluppa prematuramente e dal quale sarà difficile liberarsi, anche da adulto: “quando hai 10 anni e guardi tuo padre passare attraverso ritiri di eroina, cresci molto velocemente. Diventi il genitore nella relazione. Ma devo dargli credito perché mi ha sempre detto che non voleva che fossi come lui”.

Otis cresce (da ragazzo è interpretato da Lucas Hedges, conosciuto per il suo ruolo in Boy Erased – Vite cancellate e Manchester by the Sea) sviluppando un disturbo da stress post-traumatico che lo rende violento e schiavo dell’alcol quanto il padre e che, tra sbronze, liti e incidenti, lo porta a trovare aiuto nella terapia e nella riabilitazione.

Shia Labeouf Da Piccolo Insieme Al Padre In Una Scena Di Honey Boy
Shia Labeouf da piccolo insieme al padre in una scena di Honey Boy

L’ODIO E L’AMORE

L’atmosfera che viene a costruirsi in Honey Boy, attraverso inquadrature che saltano tra passato e presente, è quasi magica e trasognante, risultato della visione di un bambino che non è in grado, fino in fondo, di riconoscere la violenza, se non fisica almeno psicologica, di cui è reso vittima. 

Il ritmo è altalenante, saltellante, ed è giusto che lo sia, per restituire al meglio la tortuosità di un percorso pieno di ostacoli, le difficoltà di una guerra che si combatte contro sé stessi e contro ciò che non può più cambiare, a cui non può essere posto rimedio se non a livello emotivo.

Un film, Honey Boy, che non è una mera condanna ma si tratteggia come l’espiazione dei peccati di un padre incapace di dimostrare affetto nel modo giusto, quanto del rancore di un ragazzo la cui unica colpa è di accusarsi per odiare un genitore che, a modo suo, lo ha amato.

Forse, è proprio questo amore a rendere tutto più complicato da dimenticare. Forse, l’odio e l’indifferenza sono più semplici da accettare. 

Sai, più cresci e più cose impari sulla vita, capisci da dove provieni e tu provieni da una stirpe di brave persone, che stavano male e non sapevano che c***o farci, allora bevevano!

Il film Honey Boy è disponibile per lo streaming su SkyGo e NowTv, altrimenti può essere acquistato su Chili.

Honey Boy – Il cinema come catarsi personale
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Conclusione

Un film toccante e profondo, che non merita di essere vittima di giudizio alcuno. Una storia personale da cui emerge il dolore di una vita vissuta tra amore e odio.

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