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Una svolta decisiva per le loot box

La proposta di legge dei senatori americani Josh Hawley, Ed Markey e Richard Blumenthal

Una svolta decisiva per le loot box 1

Si allarga il fronte dei Paesi che mettono sotto accusa il meccanismo delle loot box e delle microtransazioni presenti in alcuni videogiochi, equiparandole a delle vere forme di gioco d’azzardo, con l’intento di salvaguardare dai rischi che vi possono incorrere i giocatori stessi, in particolare se minori. Dopo Belgio, Olanda, Cina, Giappone, gli stati americani delle Hawaii e dell’Indiana che hanno bandito dal loro mercato i titoli incriminati come Star Wars Battlefront 2OverwatchFIFA: Ultimate Team o CounterStrike: Global Offensive se le case produttrici non avessero provveduto a rimuovere le casse premio, e la decisa presa di posizione nel denunciare tale fenomeno della Nuova Zelanda, dell’Australia, dello stato di Washington e di 15 Commissione europee (in questo gruppo manca l’Italia), ora è il turno degli Stat Uniti.

Infatti, secondo Kotaku, il Senatore Repubblicano Josh Hawleyha depositato all’inizio di maggio un disegno di legge denominato “Protecting Children from Abusive Games Act” che, come indica il nome, ha lo scopo di proteggere ogni minore da quei videogiochi destinati per loro ma che contenendo il sistema delle loot box e delle microtransazioni sono considerati pericolosi per la loro personalità in quanto indurrebbero a comportamenti psicologici propri di chi gioca d’azzardo.

Una valutazione condivisa anche dall’ex sviluppatore di Neverwinter, Xavier Coelho-Kostolny, e dal direttore esecutivo del National Council on Problem Gambling, Keith Whyte che in una conversazione con Barron’s ha detto “Many features of loot box are similar to those of slot machines”. La proposta del senatore del Missouri che ha trovato l’appoggio anche di due Senatori Democratici, Ed Markey Richard Blumenthal, si avvale di uno studio che fotografa questa realtà del mondo videoludico con tanto di dati che testimoniano una situazione per certi versi allarmante.

Le società chiamate direttamente in causa, come l’Electronic Arts, Activision Blizzard e Take-Two Interactive Software che traggono una buona parte dei loro guadagni da questa tipologia di servizi, hanno preferito lasciare la parola all’ESA attraverso il CEO Stanley Pierre-Louis il quale ha bollato l’iniziativa politica come costruita su inesattezze. Di certo, però, Josh Hawley ha il merito di aver risollevato un problema importante che da qualche anno è al centro di un dibattito più ampio che riguarda la questione della dipendenza da videogiochi che la stessa OMS ha preso in considerazione. Vedremo per il momento se nel Congresso americano ci saranno i voti necessari per definire una volta per tutte almeno l’interrogativo delle loot box.

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