Midsommar: l’incapacità di essere empatici – Recensione

Un horror splendido alla luce del sole

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Midsommar – Il villaggio dei dannati è il secondo film scritto e diretto da Ari Aster, regista presentatosi al grande pubblico con un meraviglioso possession movie “Hereditary – Le radici del male” nel 2018.
Ari Aster porta in scena un horror spettacolare, contaminato da storie legate al folklore e al paganesimo.

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Midsommar

La Trama (Spoiler):

La storia ha come protagonisti Dani (Florence Pugh), una ragazza colpita da una tragedia familiare (la sorella bipolare si è suicidata dopo aver ammazzato i genitori), e il suo fidanzato Christian.
I due sono evidentemente al capolinea della loro relazione, tenuta in vita solo dal dolore di Dani e dal senso di colpa del ragazzo.

La ragazza accetta l’invito di Christian di unirsi con i suoi amici per un viaggio verso un piccolo villaggio svedese, denominato Harga, dove si festeggia il cosiddetto “Midsommar”.
Una volta arrivati, vengono invitati a mangiare dei funghi allucinogeni prima di addentrarsi nella foresta per accedere alle porte del villaggio.
Da lì i ragazzi inizieranno a conoscere le strane usanze di questa popolazione.

“Midsommar”: di che si tratta?

“Midsommar” rappresenta la celebrazione del solstizio d’estate che gli svedesi festeggiano il sabato che cade tra il 18 e il 26 giugno.
Oltre ad allontanare gli svedesi dalle grandi città presso le baite e le case nelle isole vicine, questa festività pagana prevede che gli uomini costruiscano il cosiddetto “midsommarstang”: un palo solido, alto e ornato da fiori simboleggiante la fertilità e l’amore.

Le donne, invece, si occupano di preparare le tavolate e di cucinare i piatti tipici della tradizione.
Per quanto riguarda la celebrazione presente nel film ci si rende conto come appaia diversa non tanto nelle forme quanto per l’alone di mistero e inquietudine che aleggia sul villaggio, anche da un punto di vista architettonico, presentando forme geometriche dure e spigolose.

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Midsommar

Questa festività avviene una volta ogni novant’anni e dura esattamente nove giorni.
All’interno di Midsommar si assiste a rituali estremi e disturbanti: il sacrificio umano (la scena in cui i due anziani del villaggio si lanciano da un dirupo sfracellandosi al suolo), numerose persone che assistono e osservano l’amplesso dei forestieri e il condividere il dolore tutte assieme (in una sequenza Dani inizia a piangere e a urlare, facendosi seguire a ruota da tutte le donne della strana popolazione hargaiana).

In queste scene, si registra un’ottima performance di Florence Pugh, che grazie alla mimica facciale e ai primi piani, porta lo spettatore a provare le sue stesse emozioni (a differenza di tutti gli altri che dimostrano di non essere per nulla empatici con la ragazza).
Balli estenuanti, ghirlande di fiori, rune, arazzi, tradizioni, rituali, alberi ancestrali, sostanze psicotrope, sono tutti elementi che caratterizzano questo viaggio verso l’orrore e il pericolo, organizzato con una cura maniacale da Ari Aster.

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Dani (Midsommar)

Il talento del regista

Ari Aster cerca di percorrere nuove e originali vie del genere horror e ci riesce alla grande. Infatti, il vero terrore non risiede nell’oscurità o nella notte, ma nei sorrisi inquietanti degli abitanti di Harga. Non solo, le vicende si svolgono quasi interamente alla luce del sole.
Infatti, tutte le scene più disturbanti sono girate sotto i raggi solari, denotando sicuramente una capacità del regista nel far spaventare lo spettatore mettendo in atto un ambiente non comune al genere horror (fiori, colori, luce).

L’obiettivo di Ari Aster risiede nel dare alla paura un senso di quotidianità e di onnipresenza, rinunciando di conseguenza ai vari jumpscare, qui totalmente assenti. Il fatto curioso è che il film è stato girato non in Svezia, bensì a Budapest, in Ungheria. Nonostante ciò, è doveroso affermare che ogni dettaglio è stato curato in modo maniacale, come si può vedere dall’estetica elegante e impeccabile delle riprese (come le composizioni floreali o le diverse forme geometriche).

Il regista, attraverso la messa in scena della fine di una relazione (sia familiare sia amorosa), parla dell’elaborazione del lutto e di tutte quelle difficoltà che si incontrano durante tutto il processo, come per esempio l’incapacità di essere empatici da parte di quelle persone che ci stanno vicino. Sentirsi soli, non compresi veramente e, nonostante questo, non si riesce a chiudere quei rapporti ormai defunti e arrivati al capolinea.

Ari Aster vuole far riflettere lo spettatore circa la capacità di comprendere le usanze e le tradizioni di culture diverse dalla propria, portando all’estremo tali concetti attraverso i rituali disturbanti descritti in precedenza. Tutto ciò che è diverso incuriosisce e al tempo stesso inquieta.
Questo lungo viaggio bucolico di due ore e venti minuti è accompagnato magistralmente dalla colonna sonora scritta da The Haxan Cloak, caratterizzata da archi, gong e piatti dal registro alto (registrati su nastro e rallentati come dichiarato dall’artista) tesi a rappresentare l’intero dolore di Dani e quel lavaggio del cervello che gli “hargani” vorranno mettere in atto.

Da notare la presenza di respiri incessanti, canti, gemiti e rantoli che The Haxan Cloak ha voluto utilizzare per dare, con un risultato ottimo, un senso di disagio profondo lungo tutto Midsommar.
Il film è disponibile in streaming su Now Tv e Sky Go o per l’acquisto su Rakuten Tv, Tim Vision e Apple Tv.

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I Consigli della Redazione:

Se avete apprezzato quest’opera, la redazione vi consiglia altri tre film interessanti:

  • The Wicker Man (1973)
  • Hereditary – Le Radici del Male (2018)
  • The Sacrament (2013)

Il Trailer di Midsommar:

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Midsommar: l’incapacità di essere empatici – Recensione
In Conclusione
Non c'è niente da fare, Midsommar è una gioia per gli occhi, sia da un punto di vista estetico che di originalità. Dopo lo stupefacente esordio con Hereditary - Le radici del male del 2018, Ari Aster riesce ancora a stupire lo spettatore, immergendolo questa volta nella luce più accecante e inquietante che ci sia. Ancora una tragedia familiare, ancora il dolore e il lutto, racchiusi in una relazione amorosa ormai finita, la quale esploderà nel finale. Un film che fa riflettere e, prendendosi tutto il tempo necessario, sa spaventare lo spettatore. Si rimane in trepidante attesa della terza pellicola del promettente regista.
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Fotografia e scenografia curate in maniera maniacale
Grande prova attoriale di Florence Pugh
Assenza di jumpscare
Contro
Psicologia degli altri personaggi poco sviluppata
L'ambientazione è ungherese e non svedese (anche se è comunque costruita benissimo)
9
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