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Caleidoscopio, Recensione – Facciamo ordine in questo caos

Caleidoscopio è la nuova serie Netflix da poter guardare in qualsiasi ordine, ma è davvero così innovativa come sembra?

Caleidoscopio, recensione – facciamo ordine in questo caos
Caleidoscopio, Recensione – Facciamo ordine in questo caos
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Indice dei contenuti

  • Un nome una "garanzia"

Netflix ha voluto dare avvio al 2023 con una serie innovativa e rivoluzionaria, quantomeno sulla carta. Stiamo parlando di Caleidoscopio, la nuova miniserie di 8 episodi, creata da Eric Garcia e prodotta anche dalla Scott Free Production di Ridley Scott, con protagonista Giancarlo Esposito, Gus Fring in Breaking Bad e nel suo spin-off Better Call Saul. Al centro della storia c’è una rapina da 7 miliardi di dollari. Un vero e proprio prodotto di genere “heist”, una serie sul “colpo grosso”, che, di primo acchito, non aggiunge nulla di nuovo ad altri telefilm già esistenti sulla piattaforma, primo fra tutti La casa di carta.

Dunque, qual è la novità? Nell’intro di Caleidoscopio, l’episodio Nero, ci viene detto che assisteremo ad un colpo che copre un arco temporale di 25 anni, attraverso un’esperienza di visione unica perché ogni episodio è un pezzo del puzzle che siamo noi a dover completare. Infatti, gli spettatori possono guardare le puntate secondo l’ordine che preferiscono (almeno in teoria) e prendere parte al furto in momenti diversi della narrazione. Non si tratta di una serie interattiva, come era avvenuto per un episodio di Black Mirror, tuttavia noi veniamo chiamati a partecipare in maniera attiva alla visione di Caleidoscopio, titolo che già rimanda alla particolare natura della serie. Sì, tutto molto interessante; ma fino a che punto possiamo definirla progressista?

Caleidoscopio
Caleidoscopio

Caleidoscopio: il colpo da 7 miliardi di dollari

Caleidoscopio è composta da 8 episodi, ciascuno dei quali porta come titolo un colore che rimanda all’omonimo strumento ottico. Si parte da 25 anni prima della rapina, con l’episodio Viola, fino a 6 mesi dopo il colpo con la puntata Rosa. Al di là dell’ordine con cui decidiamo di guardare Caleidoscopio, la storia verte su un gruppo disomogeneo di ladri assemblato e capeggiato da Leo Pap. Insieme a lui Ava (Paz Vega), Judy (Rosaline Elbay), Stan (Peter Mark Kendall), Bob (Jai Courtney) e RJ (Jordan Mendoza). I rapinatori partoriscono un piano perfetto per sfruttare le condizioni meteorologiche e rubare 7 miliardi di obbligazioni. La storia è ispirata ad una vera rapina avvenuta a New York nel 2012, durante l’uragano Sandy.

In che ordine bisogna guardare Caleidoscopio?

Sin da subito ci appare evidente che non è tanto la trama a coinvolgerci quanto la modalità di fruizione. A seconda dell’ordine in cui guardiamo la serie, vedremo la storia da punti di vista differenti e ci faremo una nostra idea su chi sono i traditori e chi riesce a farla franca. Il consiglio generale era quello di terminare Caleidoscopio con l’episodio Bianco, ovvero quello che coincide con il giorno del colpo, per evitare di avere spoiler. In realtà, così facendo, ci troviamo a vedere gli episodi del dopo-rapina prima che questa venga attuata e quindi già conosciamo le sorti del colpo. 

Neanche seguendo l’ordine cronologico si evitano i pericoli degli spoiler, perché ci viene rivelata l’identità di alcuni personaggi secondari. Insomma, le informazioni sono inserite in ogni episodio, quindi ciò che cambia è semplicemente il momento in cui avvengono i colpi di scena, in base alla nostra decisione di visione. Alla fine spetta a noi ricomporre i pezzi di Caleidoscopio e ricostruire questi 25 anni.

Quindi c’è un ordine consigliato? Purtroppo no, qualsiasi ordine potrebbe essere quello giusto. All’inizio dell’episodio Giallo, Reo dice che “ogni storia ha due versioni e nessuna delle due è quella vera”. Beh, nel nostro caso, le versioni sono molteplici e tutte potenzialmente valide. Per i più indecisi arriva in soccorso l’account Netflix, che in un tweet ci propone quattro diversi ordini: cronologico, come un classico giallo, come Orange is the new black o come un film di Tarantino.

tweet Netflix

Un nome una “garanzia”

Il titolo della serie si rifà al caleidoscopio, uno strumento composto da piccole schegge colorate che creano varie illusioni ottiche con strutture geometriche che cambiano sempre forma e colore. Quindi il titolo è da subito un’anticipazione della serie anticonvenzionale che ci aspetta. Anche la scenografia risulta abbastanza curata e il colore che dà il titolo all’episodio risulta ampiamente presente, con vari oggetti di scena, nella puntata stessa. Ma, se Caleidoscopio rimane comunque abbastanza avvincente, con colpi di scena, anche umanamente improbabili, tipici dell’heist movie, purtroppo però bisogna evidenziare alcuni evidenti problemi.

Caleidoscopio
Caleidoscopio

La serie attira un gran numero di spettatori incuriositi dal fatto di poter essere in qualche modo protagonisti di Caleidoscopio, scegliendo l’ordine in cui guardare gli episodi. Purtroppo quest’entusiasmo iniziale va scemando pian piano perché questa regola funziona fino ad un certo punto. Innanzitutto, non ogni episodio può essere visto per primo (si consigliano, per iniziare, il Giallo o il Verde) e bisogna fare attenzione a non bruciarsi subito i due episodi post-colpo. 

Inoltre, non è sempre vero che qualsiasi ordine è quello giusto, o meglio, qualsiasi ordine vale ma il risultato può essere destabilizzante. A volte si perde il filo logico perché il montaggio viene in un certo senso affidato a noi e a fine puntata siamo di volta in volta sempre più confusi e sempre meno elettrizzati. Ogni episodio non ha un significato unico e completo: occorre naturalmente vedere l’intera serie, ma il risultato è una narrazione non lineare e a tratti disomogenea.

Caleidoscopio, Recensione – Facciamo ordine in questo caos
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Sufficiente

Caleidoscopio, Recensione – Facciamo ordine in questo caos

Conclusione

Una serie innovativa e rivoluzionaria (almeno in teoria). Siamo noi a dover scegliere l'ordine in cui guardare gli episodi ma questo a tratti può diventare destabilizzante e la curiosità iniziale si trasforma presto in confusione. Le premesse erano molto buone ma la realizzazione lascia spesso perplessi.

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