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Netflix riporta sul piccolo schermo il celebre Cowboy Bebop

Netflix riporta sul piccolo schermo il celebre Cowboy Bebop 1

In lavorazione la versione live-action made in USA

Cowboy Bebop, la serie televisiva anime sci-fi del lontano 1998, prodotta da SUNRISE e diretta da Schinichiro Watanabe che racconta le avventure di un gruppo di cacciatori di taglie intergalattici e delle loro vicende personali mai del tutto risolte, sta per essere riproposta al pubblico sulla piattaforma streaming di Netflix. Le riprese, iniziate lo scorso anno ed interrotte circa sette mesi fa per un infortunio al suo protagonista John Cho e in seguito per il diffondersi della pandemia da COVID-19, sono dirette per quanto riguarda i primi due episodi dall’argentino Alex Garcia Lopez, già conosciuto per The Witcher e The Punisher.

Tra gli attori figurano, oltre a John Cho (David Kim in Searching), Alex Hassell (ha rivestito la parte di Louis nel film Suburbicon di George Clooney), Daniella Pineda (tra le interpreti di Jurassic World – Il regno distrutto e di Mr. Roosevelt), Mustafa Shakir ed Elena Satine. La serie, composta da 10 episodi sotto la supervisione dello stesso Schinichiro Watanabe, è curata da Tomorrow Studios, una società nata dalla collaborazione di Marty Adelstein con ITV Studios e Midnight Radio, che con Netflix è pure nella produzione, mentre la sceneggiatura è fatta da più mani come quella di Christopher Yost, di Hajime Yatate, di Sean Cummings, di Karl Taro Greenfeld e di Javier Grillo-Marxuach, per citarne solo alcuni.

Proprio quest’ultimo in un’intervista rilasciata martedì scorso a io9 ha fatto il punto della situazione sottolineando che “lo stile e lo spirito” del progetto rimangono alquanto conformi all’originale, ma non si tratta di una sua replica tout court, i tempi sono cambiati, la televisione è cambiata. Ci potranno essere delle modifiche di diverso tenore che non influiranno tuttavia sull’opera nel suo complesso. Infatti lo scrittore non ha usato mezzi termini nell’esprimere questo concetto: «Non si può guardare Cowboy Bebop e dire: “Beh, è solo un punto di partenza. Daremo ai personaggi acconciature diverse e vestiti diversi e lo chiameremo in un altro modo. E sarà un adattamento libero”. Se fai Cowboy Bebop, fai Cawboy Bebop. Chiaro? È un po’ come fare Star Wars». E ancora: «Non adatteremo quelle storie una per una perché stiamo anche cercando di raccontare una storia più ampia di Spike Spiegel e il Red Dragon Crime Syndicate, di Spike Spiegel e Julia, di Spike Spiegel e Vicious, eccetera». Il tutto, ci pare di capire, all’interno di una narrazione generale che fa da grande cornice.

Entrando poi nei particolari, Grillo-Marxuach ha tra l’altro rivelato, per esempio, che il costume di Faye Valentine, uno dei componenti dell’equipaggio del Bebop è stato cambiato nel design per rendere il personaggio più realista, «dobbiamo avere un vero essere umano che lo indossa», il che è comprensibilissimo, ma salterà subito all’occhio di chi ha già avuto modo di aver visto 20 anni fa la versione giapponese.

Non ci resta che aspettare e vedere se questo “nuovo pezzo del canone” come lo ha definito Grillo-Marxuach, saprà guadagnarsi l’apprezzamento dei fan.

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